Emozioni e vocazione lo-fi.

Una manciata di parole per tratteggiare un intero mondo, intimo e reale, nel quale essere catapultati come spettatori indiscreti, tra linee melodiche che delineano il fluire delle emozioni: questa è l’anima di a sleepless mind.
Le 9 tracce catturano i riflessi del lungo percorso creativo intrapreso dall'autore, già tra i protagonisti della scena underground varesina come voce e chitarra dei Taxis, realtà musicale che dosa sapientemente venature beat con la schiettezza del punk. Così, mentre la band è impegnata a portare all’estero la propria essenza brit rock, poggiando i piedi fin su palchi scozzesi e olandesi, prendono corpo gli esperimenti musicali nati da una personale e intensa presa di coscienza espressiva, oggi confluiti nell’esordio cantautoriale dell’artista.

Sono i testi firmati da a sleepless mind a identificare sin dai primi istanti il cuore pulsante del lavoro, mutuando dall’inglese lingua e musicalità. Tra i versi prendono corpo storie che si muovono nel mondo di ogni giorno, con rapidi cambi di scena e intense venature emozionali. Assumono così importanza i dettagli quotidiani, in netto contrasto con le ombre più oscure della coscienza del protagonista e delicate riflessioni intime. In questo modo, i testi prendono vita in una dimensione più profonda e ingarbugliata, dove la nudità delle emozioni trova sfogo diluendosi nelle melodie: compaiono gli abissi della mancanza, i dubbi, le paure, la solitudine, poi inaspettati fanno breccia la dolcezza, i ricordi la pace. Nel contrasto tra dettagli apparentemente banali, come divani e bicchieri di vino rosso, emerge così l’espressività del cantautore, che culmina in versi di lucida vocazione musicale, come “Sadness you won’t waste my song, when I play I’m strong” o ancora “The sky is empty ‘cause the clouds want to be free”.

Vivono di contrasti anche le parti musicali, plasmate in brani limpidi e dalle melodie fluide, risultato di una rigorosa attenzione in fase di registrazione, in equilibrio tra spontaneità della resa sonora e cura meticolosa per il dettaglio.
A sleepless mind. riesce infatti a coniugare un approccio cantautoriale con la presa melodica del pop, delineando brani che nascono alla chitarra acustica per crescere in una dimensione sonora più profonda. Emerge così la linea di chitarra incisiva di Mr Babu, mentre l’armonica di Red Wine No Pain e On My Moon Sofa rievoca senza manierismo le sfumature folk impresse nell’album. È invece una traccia come I’m Free a racchiudere in sé ogni tassello espressivo del progetto, dove voce e sei corde sono ben presto affiancati da ukulele a kazoo in un brano dove il mordente non sbiadisce per gli interi tre minuti. Allo stesso modo, gli effetti sonori puntuali di Not Today e il carillon di Lou Is 17 diventano limpidi segnali di un lavoro cesellato in ogni solco, sotto la supervisione attenta di Marco Tommaseo ai Ghost Recording Studios di Varese

L’amalgama di emozioni e la vocazione lo-fi del disco sono plasmate dal connubio di due anime dissimili. Accanto al cantautore compare infatti il tocco di Mario Bartilucci, voce e chitarra dei Baton Rouge, band di Saronno attiva in Italia e all’estero nell’universo blues e spesso sul palco a fianco di grandi quali Eric Bibb e Fabio Treves. Partendo da presupposti apparentemente antitetici, l’anima sanguigna del blues del Delta si fonde nel progetto A Sleepless Mind. tra le sue trame chitarristiche e, non meno importante, conservando dalla lezione dei vati del Mississippi la visceralità delle espressioni e la profondità del suono, come negli arpeggi limpidi di An Old Casino.
Accanto alla chitarra di Bartilucci, compaiono gli inteventi di Vincenzo Giacalone a impreziosire gli arrangiamenti con ukulele e mandolino, come nel crescendo viscerale di A Saddest Song.