Non sono benedetto da una grande voce, sono uno che lotta per arrivare alla fine di una canzone, ma essere una one man band conferisce

una grande indipendenza artistica. Così, nell'estate del 2006 ho deciso di fare tutto da solo, dando vita al progetto Atròphia. Il sound è strutturato su ritmiche scarne e ripetitive, sulle quali sono cuciti riff scheletrici, minimali e suoni cupi e nervosi, con decise sterzate verso sonorità più rock, hardcore e grunge e inaspettate esplosioni melodiche.
Fare tutto da soli a volte è complicato, l'automazione e l'elettronica aiutano, ma a patto che da tale uso non conseguano esiti precostituiti. Il musicista deve sempre essere nella condizione di intervenire nel flusso sonoro secondo le esigenze dell'esecuzione, altrimenti non sarebbe più una one man band, ma solo un artista che suona su una base preregistrata, o peggio, un dj.
Ma torniamo e quello che compongo, suono, canto.
Rock oscuro, psycho rock, dice chi mi ascolta, ma io lo chiamo rock alternativo, decisamente fuori dal mainstream, dalla corrente principale (a patto di capire quale sia oggi la corrente principale), fuori moda, fuori tempo, fuori tutto.