La saga dei Butcher Mind Collapse prendeva il via da un immaginario grottesco e degradato: “Sick sex and meat disaster in a wasted psychic land“ (Bloody Sound Fucktory 2008) dipingeva a tinte forti l'affresco di un'umanità sull'orlo del baratro, dedita alle più lascive nefandezze. Ma quando la sbornia di adrenalina scende si prende coscienza delle proprie azioni. Ed è da qui che i Butcher Mind Collapse ripartono in questa loro seconda uscita, per la quale Bloody Sound Fucktory chiama a raccolta attorno a sé una nutrita compagine di etichette amiche. L'attenzione si sposta verso l'interiorità: i personaggi si trovano in un faccia a faccia con se stessi, si affannano in una vana fuga dai propri demoni, attanagliati da sentimenti di solitudine, colpa e peccato. Le nènie scanzonate cedono il passo a un'intensa e minacciosa oscurità. L'aggressione, da fisica, si fa emotiva e psicologica e l'attitudine abrasiva e spigolosa viene affiancata da sinistre melodie e atmosfere acide e dilatate. Voce, sax, chitarra, synth, batteria e chitarra baritona, che i Butcher Mind Collapse spesso si scambiano da un pezzo all'altro. Niente basso. Una composizione corale, lontana dalla sperimentazione pura e dal piglio intellettuale, così come da virtuosismi e sensazionalismi. Si tratta di vere e proprie canzoni, in cui la struttura tradizionale viene rimescolata ogni volta con soluzioni diverse. Un sound marcio e d'impatto, che attinge dal blues, dal post punk e dalla psichedelia, ma che mette al centro composizione e arrangiamento, valicando i generi e utilizzando la canzone come mezzo per evocare un immaginario fatto di storie e ambientazioni. Un girone dantesco tutto interiore, popolato da anime dannate e senza speranza. Un habitat in cui lo stesso Favero (One Dimensional Man, Il Teatro degli Orrori, riconfermato alla cabina di regìa insieme al fido Giovanni Ferliga degli Aucan) sembra trovarsi a proprio agio, tanto da concedersi un paio di assolo-cameo alla chitarra su Guilty e su The Forgetter, nonché un breve passaggio di piano sulla title-track (dove appare anche Ferliga, impegnato a sua volta sempre al piano in una fulminante/fulminata improvvisazione).