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Descrizione

Cadori è Giacomo Giunchedi, di Avezzano, ma bolognese d'adozione. Un cantautore anni Zero, di quelli buoni, di quelli che fanno canzoni semplici che si infilano tra le costole e il cuore. Chitarra, voce persa in vapori lo-fi, elettronica e poco altro. Ma tutto molto curato.

Cadori è una parola che Giacomo ha in testa da un po’ di tempo. Nel momento in cui bisognava decidere come firmare il materiale composto nel corso del 2013 è stato scelto spontaneamente come nome del progetto musicale. A Giacomo suscita il ricordo di qualcosa di lontano, legato all’infanzia, alle corse nel cortile della scuola tra la polvere e gli alberi. Ricordi, sogni, nostalgie: come quelle delle canzoni di questo omonimo album d’esordio, nel quale le atmosfere sono oniriche, legate a visioni a metà tra la realtà e il sogno, al tentativo di raggiungere qualcosa di non tangibile eppure di presente e visibile.

“Cadori” è un disco di musica non nostalgica, ma certamente intriso di nostalgia. Nel quale ogni canzone risente della ricerca di un qualcosa di nuovo insieme al bisogno di lasciare ciò che non si può avere.
Cadori si rivolge sempre ad una lei, pretesto ideale per affrontare temi tipici come i fraintendimenti, le mancate corrispondenze tra due persone legate l’una all’altra, dove però appaiono anche evocazioni di momenti di estasi, di improvvise schiarite e lampi di sole in un cielo dai toni nordici. I testi disegnano immagini nitide che argomentano una sorta di discorso, il tentativo di dire, chiarire, sistemare qualcosa, comprenderla. Cadori racconta di aneddoti quotidiani, cose comuni a tutti, e porta questo suo pezzetto di vita in una dimensione di sincerità estrema e insieme di fantasia, fuori dalle convenzioni e dai cliché, ma lungo i binari del songwriting.

E' per questo motivo che le sue canzoni nascono quasi tutte folk, per poi scoprire di avere un'indole lo-fi, ma incontrano via via suoni soffusi (a volte multicolor, a volte decisamente seppiati), slanci pop, reminescenze new wave, casse dritte come battiti cardiaci e chitarre che tracciano orbite e costellazioni di luce. Grazie al lavoro di produzione prima di Francesco Cardillo, poi di Michele Postpischl (OfeliaDorme) e infine di Roberto Rettura de Lo Studio Spaziale (già al lavoro con Calibro 35, Mariposa, Iosonouncane, Junkfood), le canzoni di Cadori – che per questo disco ha suonato tutti gli strumenti da solo, tranne la batteria e il violino (suonato da sua sorella) – si sono trasformate in piccole bolle di malinconia e voglia di rinascita, che vagano nell'aria, incantano, e improvvisamente scoppiano. Per poi riformarsi di nuovo.

Credits

Registrato da Francesco Cardillo, Michele Postpischl e Roberto Rettura
Mixato da M. Postpischl e masterizzato da Enrico Capalbo
Suonato e prodotto da Giacomo Giunchedi

Commenti

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