Da Sciacca il mediterraneo post rock di Cannella, invenzione di un poeta rapper, di un chitarrista post rock e di una cantante pop melodica. Un trio c

Il sapore dei brani dei Cannella è quello malinconico delle nenie di paese, il retrogusto è sincero e popolare, la rivoluzione sta nelle chitarre post rock che a braccetto con i versi in dialetto siciliano danzano intorno ad una irresistibile melodia fatta di lampi psichedelici e aperture al pop più raffinato. Sulla struttura sonora sapientemente costruita da Gregorio Indelicato le chitarre accarezzano dolcemente la poesia struggente e intensa di Totò Cannella (già con Trinakria Rapsoul e Nakrìa) disegnando i contorni di figure che come su una tela vengono riempite di colori con la voce fiera e altera da donna del sud di Viviana Macaluso.

I pezzi di "Fuori Paese" e "Alla fine" sono un racconto lirico e rabbioso di una generazione, quella del sud, che conosce bene il tormento e l'accettazione che non diventa mai rassegnazione, ma piuttosto si trasforma in quella consapevole e saggia disillusione che appartiene a chi e' nato su quell'estremo lembo di terra oltre il quale c'e' solo il mare, e oltre il mare un altro continente. Cannella pesca nella tradizione siciliana, il dialetto si alterna all'italiano e in questa ambientazione sonora e narrativa in cui le radici e la tradizione sono rielaborate nella musica come nelle intenzioni, accanto alle chitarre spiccano le voci armonizzate e quasi sempre insieme ad avvolgere l’ascoltatore in una spirale di cantilene dolci ed ossessive come un mantra che si incolla alla memoria fin dal primo ascolto.
E se chiudi gli occhi, anche da lontano riesci ad immaginare senza averla mai vista questa città cosi perdutamente araba in cui la gelida forza del mare e l'impeto dei venti che soffiano caldi e violenti dalla vicina Africa rinfrescano e rinnovano continuamente, quasi resettando questo piccolo mondo, unico e irripetibile, chiamato Mediterraneo. Che con i Cannella diventa post rock.