Ammore miserabile racconta la fragilità di un amore che nel tempo cambia e si trasforma assieme alle vite dei due protagonisti. E’ una storia di attese infinite, di silenzi pesanti e grida nel buio, ma è anche una storia che racconta il raggiungimento di una nuova consapevolezza: a volte il dolore non è dato solo dall’altro, ma anche dalla nostra stessa scelta di restare quando tutto è in frantumi e danza. Tra inizi al miele, gelosie precoci, ansie e momenti di pura frustrazione, il brano esplora cosa significa amare qualcuno fino a sentirsi vuoti, cosa significa vivere sotto lo stesso tetto ma sentirsi distanti chilometri, cosa succede quando non si è pronti a vivere l’amore oltre il sé.
Il punto di vista di entrambi i protagonisti è la vera unicità del brano. Mentre vediamo l’amante che dimostra il suo amore con la paura, l’apprensione, l’ansia e la necessità del controllo, è da parte dell’amato che riceviamo forse la frase più potente del brano. Quel “chi te vò bbene, nun t’affonda” racconta, infatti, con poche parole anche tutto l’universo della persona amata, le sue difficoltà nel riuscirsi a creare una propria identità, una propria prospettiva. Ne percepiamo il senso di soffocamento, il bisogno di evadere dalla gabbia d’oro che l’amante ha creato per lei.
Ammore miserabile, il titolo, è anche l’anima del racconto. Shakespeare diceva in “Antonio e Cleopatra”: è un amore miserabile quello che si può misurare.
L’amore ha bisogno di essere incondizionato, lontano da qualsivoglia “ritorno d’interesse”, libero dal bisogno di accettazione e pronto al sacrificio e soprattutto al cambiamento. Solo così può tendere all’infinito, al famoso “per sempre”. Altrimenti è amore misurabile, ammore miserabile.

Ammore Miserabile
Dario Cuomo
Descrizione
Credits
Testo e musica di Dario Cuomo
Prod Rec Mix e Master di Giuseppe Cecere e Fausto Frongillo
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