Descrizione

Registrato da Ricky DeZorzi - BienixArte

Musicisti:
Mattia De Cecco : Chitarra acustica, chitarra elettrica, voci
Chiara Willow : Voci*
Francesco Trabacchin : Chitarra Elettrica
Giorgio Michieletto: Basso, pianoforte.
Enrico Giolo : Batteria

*Chiara Willow cantante e chitarrista del progetto Valium Doll canta sul brano "MayaZed"

Commenti (1)

  • Francesca Locurto 15/03/2011 ore 13:57 @francescarock

    Secondo Ep per la giovane band Veneziana e ne viene fuori un rock agreste che arriva all'ingresso dell'ospedale psichiatrico senza mai varcarne la soglia, perchè di malattia mentale pur sempre si parla, da quanto mi è sembrato di capire, precisamente di quella dell'essere umano. Forse gli aWe si sono redenti, o al contrario il loro cervello è così bruciato da funzionare in regime di fuorigiri.

    A differenziarli da altre formazioni consimili è una scrittura poetica al di sopra della media delle altre band emergenti, la distorsione delle chitarre che continua a figurare in ogni maledettissimo pezzo e a far si che "Massacro in terra di nessuno" diventi produzione maggiormente curata rispetto al precedente "Cannibal Society" e dove emerge il lato più melodico della band.

    Incazzati e punk, come nell'iniziale "Sila", ritmicamente proteici, come nella successiva "In un microfono", o malinconicamente maniaci omicidi come in "Anni violenti", che potrebbe assurgere al ruolo di nuovo inno ufficiale della band.

    Le traiettorie musicali non sono eterogenee: si passa dal volo punk del calabrone di "Massacro in terra di nessuno" alla ballata suicida di "MayaZed" dove, ad esaltare il brano, c'è una sovrapposizione di voci maschili e femminili, a testimonianza di vaghe tentazioni pop "ecumeniche" di scuola Pearl Jam (ultimi album). Infine "Ira" è il pezzo che ci piace di più, un pezzo rock con una base vocale che ricorda un pazzo che sbraita al buio, eclissato dal romantico finale acustico e dalle luci sulla laguna.

    Il nuovo Ep degli aWe cantato in Italiano ci provoca un appetito infernale e pericoloso,e purtroppo speriamo che questo lavoro non affondi nell'oblio di chi ci racconta, per l’ennesima volta, di quella volta che avrebbe voluto ucciderci tutte.:[

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