S/T

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El Matador Alegre

2012 - Lo-Fi, Elettronica, Alternativo

Descrizione

El matador alegre è quello che succede quando l’alt-folk incontra un’indietronica punta-e-clicca composita e venata di nostalgia. Nei suoi brani le ritmiche ipnotiche e semilavorate circoscrivono atmosfere slow-core d’oltreoceano, e un’effettistica appariscente assume la curiosa ambiguità di un esperimento sonoro inscindibile dall’impulso compositivo. I suoi testi sono in inglese e la voce è filtrata come quella di un dj, ma nella sua ideale consolle girano dischi rubati al rock anni ‘90 della scena di Seattle, per l’invenzione di un avventuroso grunge elettronico che alle corde di una chitarra elettrica sostituisce loop e campionamenti.

El matador alegre, album dell’omonimo compositore e produttore, è un disco d’esordio di musica elettronica in cui atmosfere, songwriting e parti di voce provenienti dalle più diverse suggestioni si snodano e trovano punti d’incontro inaspettati, talvolta spericolati, eppure matematici. Le sezioni ritmiche, loop selezionati in base al proprio minimalismo timbrico, lasciano tutto lo spazio necessario all’espandersi di atmosfere stratificate fatte di chitarre acustiche, basso elettrico, complesse trame armoniche ed effettistiche talmente in primo piano da rendere impossibile una chiara connotazione stilistica. L’impressione è quella di vedere un’immagine in negativo, la traccia di ciò che è figurazione produttiva discografica, l’ombra delle manipolazioni sonore usualmente operate per edulcorare una performance, trasformata in vero punto focale del progetto. Ma anche se la manipolazione diventa la performance, ha memoria di tutto ciò che è canzone, colonna sonora, o della semplice circolarità di un’armonia.
La tracklist presenta ad ogni snodo ritrovamenti diversi, dall’apertura con Same day last year, malinconica e sovrannaturale, sia nel titolo che nelle liriche (“Do you remember / the same day last year? / Our past December / old hopes and new fears”), alla ipnotica progressione di Moths, che riapre ad una solarità acustica appena perturbata dal vocoder. Si passa agli episodi synth-pop di Sunny Attic, a scenari variegatamente overdrive uniti a metriche malinconiche ma scandite di Long gone friend, alla trasognata suggestione noise hip-hop di Back.
Dodici brani, per più di un’ora d’ascolto, bastano a malapena a contenere le possibilità dell’immaginario sonoro di El matador alegre, inclusi il divertissment di Peanut Butter (una marcetta filtrata in cui una voce macroscopica e sospirata suggerisce la cifra trasognata del brano) ed il brano You are the sea i’m in, una calvacata onirica, depotenziata e dissonante al limite dell’ossessione nel quale, come in tutto il resto dell’album, appaiono inserti di pianoforte, svisate di sinth o armonizzazioni di voce riconducibili ai canoni del pop.
Ulteriore peculiarità, per un disco di musica elettronica, è che tutte le parti di voce sono interpretate dall’autore, che canta in tono intimo attraverso effetti chiaramente udibili: uno strumento come l’intonazione automatica, emblema del più retrivo maquillage sonoro, usato fino all’esasperazione diventa manierismo e affascinante sfida all’artificiosità. Perché nonostante la grana ben percepibile della resintesi, la voce riesce a trasmettere emotività, esitazione, lirismo. E tutto ciò che El matador alegre ha trovato modo di mettere nella propria musica.

Credits

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