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Descrizione

Opera immortale, l'Odissea non ha ancora smesso di fecondare e plasmare il nostro immaginario, innescando adattamenti e rivisitazioni in diversi ambiti artistici. Al novero delle riletture più originali si aggiunge senz'altro "Penelope", esordio solista di Eloisa Atti e ultima pubblicazione di quella inesauribile fucina di talenti che è l’etichetta romagnola Brutture Moderne. Avrebbe potuto rapportarsi al testo omerico nel più prevedibile (e sacrilego) dei modi, rimaneggiandone cioè i versi. E invece la cantante e musicista bolognese – un’infanzia nel Piccolo Coro dell’Antoniano e un recente passato nel progetto etno-jazz Sur con Francesco Giampaoli (Sacri Cuori, Classica Orchestra Afrobeat, e qui produttore artistico)  ha preferito concentrarsi esclusivamente sui suoi personaggi. Ha aperto loro le porte e li ha ospitati a lungo, enfatizzandone, con l'inevitabile filtro del proprio vissuto, le peculiarità fisiche e morali ed eleggendole a metafore della condizione umana. Sfilano così, all’interno di un suggestivo canzoniere, il Fascino Fatale di Circe, l'Ottusità di Polifemo, l'Orgoglio Filiale di Telemaco, l'Inossidabile Tenacia di Penelope, la Commovente Fedeltà di Argo, l'Amore Inestinguibile di Calipso. E affianco alle figure tramandate dal Mito ne spuntano altre scaturite dalla penna della Atti: il prof. Barbabianca, un pedante anti-Omero da non emulare se si vuol rendere avvincente la narrazione, e un papà così disperato per il temperamento pestifero delle figlie da vedere in loro l’incarnazione dei mostri Scilla e Cariddi.
Fedele alle coordinate estetiche che sempre più spesso è dato rilevare nei dischi della Brutture Moderne  una padronanza tecnica e una cura dei dettagli che mai si traducono in sterile virtuosismo e un’attitudine di fondo sbarazzina ma non per questo disimpegnata  "Penelope" dispiega uno sterminato arsenale di strumenti classici, jazzy ed esotici e riconduce nell’alveo di una forma cantautorale tipicamente italiana svariate suggestioni stilistiche: il cabaret waitsiano, il folk greco e messicano, la polka, il blues, il bolero. La Atti ha una voce morbida e flessuosa, capace di piegarsi ai più diversi registri espressivi, e suona anche (splendidamente) concertina, tastiere, armonica, pianoforte e violino. Nella variopinta tavolozza timbrica dell’opera mettono uno zampino decisivo amici e collaboratori eccellenti: Antonio Gramentieri, Diego Sapignoli, Enrico Bocchini e il citato Giampaoli (ovvero i Sacri Cuori) partecipano a titolo individuale e in ordine sparso, ma inevitabilmente conferiscono al sound gli elementi tipici della band madre: calore e intimità, riverberi e vibrazioni. Il cantautore Giacomo Toni fornisce un'interpretazione potente e spaventosa del brutale Polifemo, mentre Enrico Guerzoni ne “illustra” il drammatico accecamento con le note straziate e convulse del suo violoncello. In "Scilla e Cariddi", Riccardo Lolli rende egregiamente lo spaesamento di un padre ormai rassegnato. Marco Bovi, chitarrista con cui Eloisa Atti vanta tre dischi e un’assidua attività live, impreziosisce diversi brani del disco con il suo tocco sapiente. L'eclettico Enrico Farnedi si divide tra tromba, ukulele e cori e con la nonchalance caratteristica del suo canto dà voce al cane Argo. Il violino di Alessandro Bonetti e il fagotto di Roberto Giaccaglia regalano a “Sogna il grano” un’atmosfera trasognata e commovente. Vaggelis Merkouris, unico ospite straniero, evoca invece la bellezza maliarda di Circe pizzicando il bouzouki, strumento greco dalle sonorità ipnotiche.
"Penelope" non è un semplice album di canzoni: è anche un insolito, sagace esperimento in cui i suoni, puntuali nel sottolineare ogni minima sfumatura delle liriche, rivestono un preminente ruolo drammaturgico. Quasi un audiotesto, che potrebbe ridestare nella mente dell'ascoltatore più nostalgico il gradito spettro di "Eskimo", l'epocale reportage pseudoantropologico dei Residents. Si pensi a “Punto di vista”, dove il ritmo (scandito dalla batteria di Marco Frattini) è pesante e rallentato quando parla Polifemo, ma si fa leggiadro e quasi scherzoso se in scena c'è Ulisse, contribuendo così alla definizione dei loro rispettivi caratteri; o si consideri “Mendicante”, con le tonalità perentorie del clarinetto basso di Matteo Raggi a disegnare magistralmente l'atmosfera carica di tensione che presagisce l'eccidio dei Proci. Non sorprende, dunque, che le musiche della Atti siano state scelte da Alessandra Merico e Giuseppe Zonno come colonna sonora del loro spettacolo “ODI A SE’” (già vincitore del “Teglio Teatro Festival” in Valtellina); una collaborazione così felice da sfociare anche nel video della title-track “Penelope”, interpretato dalla stessa Merico e diretto da Biagio Fersini.

Credits

Arrangiamenti: Eloisa Atti, Francesco Giampaoli, Marco Bovi (*”Sogna il grano” arrangiamento di Eloisa Atti. “Punto di vista” e “Il roseto”: arrangiamento archi Eloisa Atti)
Registrato presso lo studio Al Mare di Francesco Giampaoli, Lido di Dante (Ra)
Mixato e masterizzato da Andrea Scardovi e Francesco Giampaoli al Duna Studio, Russi (Ra)

Dipinto di copertina: Enzo Puleo
Disegni del libretto: Vitale Fornasari
Progetto grafico: Denis Guerrini
Fotografie: Andrea Ventura

Edizioni: Brutture Moderne

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