Descrizione a cura della band

Si intitola D’amore e di marea il nuovo album dei Fabularasa, in uscita per Radar Music (Egea distribution).
Il secondo lavoro dei Fabularasa arriva a cinque anni di distanza dal fortunato En plein air.
Anche in D’amore e di marea tornano gli elementi che hanno caratterizzato in questi anni il progetto Fabularasa: una musica fatta a mano, un’attitudine artigianale nello scrivere e nel suonare, sonorità spaziose, testi levigati, essenze di jazz, fusion e word music, luce meridiana e perizia sartoriale negli arrangiamenti.
Le orchestrazioni diventano, assieme a testo, melodia e armonia, parte fondamentale della composizione.
Se il primo En plein air era il disco dell’aria, D’amore e di marea è il disco dell’acqua; dell’acqua e della sete. La vita in mare di viaggiatori, marinai, profughi e contrabbandieri, il Mediterraneo come pratica quotidiana, come rumore di fondo. Un racconto in undici capitoli, di una ricerca necessaria, di un’inquietudine.
Come una conchiglia che restituisce l’illusione del suono del mare, le canzoni di questo disco raccolgono una molteplicità di suggestioni: l’eco della Primavera Araba, la lezione morale di Giuseppe Di Vittorio, il congedo di Ettore Majorana, la fatica dei braccianti di Puglia ai primi del Novecento, la lucida visione profetica di Pier Paolo Pasolini, la “Musica leggera” di Mascagni e ancora storie private lettere e serenate …

Fabularasa: D’amore e di marea
Musicisti ospiti
A impreziosire il nuovo album dei Fabularasa alcune special guest di grande prestigio. Tornano anche su questo disco i fiati di Paul McCandless, il geniale polistrumentista degli Oregon, già vincitore di due Grammy e titolare di una monumentale discografia. Il sodalizio tra McCandless e i Fabularasa si è rinsaldato in questi anni e quando gli impegni internazionali lo consentono, McCandless si unisce al gruppo anche nei concerti. Una confidenza umana oltre che artistica che si fa sentire anche in questo album, nelle quattro canzoni in cui è impegnato: McCandless passa dal sax all’oboe, dai flauti al corno inglese, sempre seminando temi fantasiosi e illuminando la musica, comportandosi, di fatto, come un quinto Fabularasa.
Dopo anni di inseguimenti si concretizza finalmente in questo album anche un altro incontro molto atteso, quello con Gabriele Mirabassi, uno dei più importanti clarinettisti della scena jazz internazionale, che con i Fabularasa torna a cimentarsi con la canzone d’autore dopo la lunga e fortunata esperienza con Gianmaria Testa. Musicista estremamente sensibile, Mirabassi suona in due brani, caratterizzandoli in maniera indelebile.
Per la prima volta in un disco dei Fabularasa anche una voce femminile: è quella di Giua. La talentuosa cantautrice genovese ha regalato ai Fabula un piccolo cameo nel brano Leggero, scoprendo una grande compatibilità tra la sua voce e le sonorità del gruppo, aprendo la strada ad interessanti prospettive future.
Ricordiamo anche il lavoro prezioso del trombettista Giorgio Distante, il percussionista Maurizio Lampugnani, il cantante Fabrizio Piepoli ai cori e il chitarrista Gianni Vanchieri al bouzouki.

D’amore e di marea
Le canzoni
Rabdomanza
(Basso; Colaninno – Ottolino)
Più che un inizio un varo. E un invito ad avvicinarsi all’ascolto del disco come l’orecchio alla conchiglia, per sentire il canto del mare e la Puglia di San Nicola e Enzo Del Re, tra il brusìo dei Balcani e le voci della Primavera Araba; e ancora la Puglia dei passaggi, dei profughi dal Sud e dall’Est, dei viaggiatori, dei navigatori, dell’arrivo mitico del Vlora.
È in questa scenografia che sono nati e cresciuti i brani dell’album e il suono del gruppo.
“Rabdomanza” ha una struttura musicale particolare, con tre lunghe strofe, nessun ritornello e una frase di tromba accennata a metà del brano e liberata nel finale sotto un tappeto ritmico molto vario e il classico intreccio di corde, distintivo dei Fabularasa.
Il regalo
(Basso; Colaninno – Ottolino)
Liberamente ispirata alla lettera scritta da Giuseppe Di Vittorio al Conte Pavoncelli il 24 dicembre 1920.
Leggere il testo di questo brano è come aprire un vecchia busta da lettera dentro la quale si ritrovano foto sbiadite e in bianco e nero - che ritraggono scene di lavoro nei campi della Puglia dei primi del secolo scorso - e una lettera antica (la prima delle tre di questo disco). Non è una lettera qualsiasi: l’ha scritta Giuseppe Di Vittorio al suo datore di lavoro, il Conte Pavoncelli, la vigilia di Natale del 1920, per restituirgli, nel modo più gentile possibile, un piccolo cestino di auguri che questi aveva fatto recapitare a casa sua. Lo fa perché non vuole il benché minimo privilegio rispetto agli altri braccianti che rappresenta: un gesto necessario non soltanto per onestà d’animo individuale, ma anche perché, nella vita pubblica, la stessa onestà è dovere civico e deve essere ben visibile all’esterno. Una vicenda lontana, ma di sconcertante attualità, in questo periodo di disorientamento politico. Un esempio da non dimenticare.
L’elegante clarinetto di Gabriele Mirabassi punteggia un pezzo che viaggia su un andamento rapido e costante, con una coda strumentale.
La canzone è stata presentata a Bari, in anteprima, in occasione dell’inaugurazione di una pietra d’inciampo dedicata alla resistenza della Camera del Lavoro alle milizie fasciste, nel 1922.
L’oro del mondo
(Basso; Ottolino - Basso)
Uno dei brani più limpidi del disco: è un divertissement sulle leggende e sui pregiudizi che spesso accompagnano la vita degli artisti nella percezione comune: stralunati, incomprensibili (e incompresi), forse anche cialtroni. Con un momento di riflessione sulla solitudine che invece e molto spesso fa parte reale di questa loro vita. Anche questo brano si avvale del prezioso contributo di Paul McCandless.
Serenata della controra
(Basso; Colaninno)
La delicata serenata pomeridiana di un amante maldestro a una amata facile ad offendersi…
La canzone, caratterizzata da una composizione articolata, un arrangiamento ricercato e la bravura di Paul McCandless al sax soprano, ha conquistato il premio per la miglior musica, all’edizione 2011 del Premio Bindi.
Leggero
(Basso; Ottolino - Basso)
Vivere in un abito leggero e con il cielo in testa: strofe e ritornelli aperti in questa canzone, che si avvale del prezioso cameo di Giua.
Siciliana (“Oh, Lola che hai di latte la cammisa”)
(Mascagni – Verga)
Una citazione dalla “Cavalleria rusticana” di Mascagni, un brano in siciliano, composto in Puglia… da un toscano!
Un’altra serenata in questo disco, per un’aria lirica suonata come uno standard jazz, con il solo accompagnamento del basso elettrico: a metà tra l’esperimento e la provocazione, questo arrangiamento evidenzia la straordinaria modernità della melodia scritta dal compositore livornese e pugliese di adozione.
Un omaggio alla grande tradizione bandistica pugliese, che tanto ha contribuito alla diffusione della cultura musicale nel sud d’Italia, ma anche un modo per rimarcare l’origine “nobile” della canzone d’autore italiana.
Aria
(Basso; Sebastiani - Berlen)
La canzone del futuro e della speranza.
Arrangiamento colorato e fantasioso, con Paul McCandless ai flauti e al soprano.
La recessione
(Pasolini – Di Martino)
Questo pezzo, cantato per la prima volta da Alice (versi di Pier Paolo Pasolini, musica di Giacomo Di Martino) racconta una delle tante profezie del poeta corsaro, ancora una volta doloroso vate della nostra storia: la crisi economica vista come occasione per tornare a una dimensione più umana, nei rapporti personali e nella stessa concezione della propria vita. Arrangiamento gentile con un cameo di Gabriele Mirabassi.
Fiore di vento
(Basso; Sebastiani - Basso)
Il batuffolo bianco di un soffione - nel nero della notte - attraversa il Mediterraneo, dall’Europa all’Africa, per portare la lettera di un padre alla sua piccola figlia lontana. Chi attraversa il mare e arriva in Europa in cerca di fortuna porta con sé, nel proprio bagaglio, anche il sentimento del dolore per la separazione dalle persone amate, un dolore reso tanto più profondo dalla distanza e dal tempo. Un brano dall’atmosfera dolce e dolente interpretata magistralmente dall’oboe di Paul McCandless.
Lunamare
(Basso; Sebastiani - Basso)
Ecco la terza lettera dell’album: è un commiato, o meglio, le ragioni di un addio, narrate in una canzone inconsueta nel repertorio del gruppo, dove prevalgono gli strumenti elettrici, un sound funky abbastanza inedito per la canzone d’autore e un tempo dispari per la strofa.
Majorana si imbarca sul postale
(Basso; Colaninno – Ottolino)
Dove, quando, come, perché Ettore Majorana ha fatto perdere le sue tracce? In questa piccola canzone Majorana si trova nel porto di Palermo la sera della sua scomparsa: la decisione è già presa, non resta che un ultimo esame di coscienza e un messaggio di addio per il mondo, prima di mimetizzarsi nel mare dell’umanità. Una canzone perfetta per il congedo dagli ascoltatori che ora possono lasciare che anche la conchiglia si rigetti nel mare e si confonda con esso.

Credits

FABULARASA: Luca Basso - voce, Vito Ottolino - chitarre, Leopoldo Sebastiani – basso e kyeboard programming, Giuseppe Berlen – batteria e percussioni.

Special guest: Paul McCandless - fiati, Gabriele Mirabassi - clarinetto, Giua - voce.
E con: Giorgio Distante – tromba; Maurizio Lampugnani – percussioni; Fabrizio Piepoli – voce; Gianni Vanchieri – bouzouki.

D’AMORE E DI MAREA
Un progetto dei Fabularasa.
Finito di registrare nell’aprile 2012 allo Studio Mediterraneo di Santeramo in Colle, Bari.
Gabriele Mirabassi, Giorgio Distante e Maurizio Lampugnani hanno registrato al BOBO’s Studio di Capurso (BA) con Giuseppe Bolognini. La voce di Luca è registrata da Fabrizio Piepoli, tranne Fiore di vento, registrata da Massimo Stano presso Studio Mediterraneo.
Editing, post-produzione e coordinamento tecnico di Leopoldo Sebastiani. Missato da Massimo Stano e Leopoldo Sebastiani. Masterizzato nell’aprile 2012 da Massimo Stano.
In copertina: 'a passione, opere su tela di Roberto Rizzo www.robertorizzo.com
Le foto del libretto sono di Giuseppe Ottolino www.ottolino.it .
Il ritratto di Luca è di Domenico Loiacono, i ritratti di Vito, Poldo e Giuseppe sono di Giuseppe Ottolino.
Webmaster: Antonio Del Vecchio.
Il brano Serenata della controra è Targa per la miglior musica al Premio Umberto Bindi 2011.
Giuseppe Berlen suona piatti UFIP.
Vito Ottolino suona una chitarra acustica Liuteria Piero Pascale.
Questo cd è promosso con il sostegno di PUGLIA SOUNDS - PO FESR PUGLIA 2007/2013 ASSE IV

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