Si narra che il Conte Garrolo, nobiluomo di provincia, durante una nottata in cui soffiava un urlante e fastidioso Scirocco, tirò fuori dal suo cilindro cinque musicanti per rallegrargli la serata. Essendo avvezzo ai segreti dell'alchimia, li plasmò con vino e molliche di pane. Per primo uscì Fioto, rotolando su una botte di vino. Suonatore di basso e autore di canzoni d'amore e di nullafacenza. Poi Santino, picchiatore di tamburi ed esperto prestigiatore. E ancora, Ganja Mama, collezionista di pietre, bottiglie e scatole di latta da suonare. Seguì Amadeus, nato a forma di chitarra. Per ultimo U Lignu, mastro orchestratore, autore di mottetti e stornelli, di animo irascibile e maldestre movenze.
La strana banda, quella notte, produsse uno spettacolo che deliziò le orecchie e il cuore dell'illustrissimo Conte e di tutto il villaggio. Le urla dello scirocco vennero tradotte in canzoni da cantare, in ritmi da ballare, e in melodie da fischiettare. Le loro strofe rimanevano impresse nella testa delle genti anche il giorno dopo, e quello dopo ancora e quello a venire.
Tale fu la contentezza del Conte Garrolo che decise di liberare i 5 musicanti, conferendogli un nome e dandogli la possibilità di rallegrare il regno in lungo e in largo. Avendoli plasmati di suo pugno li chiamò semplicemente e onestamente:
PLASMA