10 dischi italiani prodotti bene secondo Alessandro Raina

30/06/2017

Alessandro Raina non ha certo bisogno di presentazioni: se i più lo conosco per il suo lavoro d’autore che l’ha portato a scrivere hit per molti dei nomi più importanti del pop italiano (Malika Ayane, Luca Carboni, Raphael Gualazzi, ecc) ha alle spalle una lunga carriera che l’ha visto impegnato in progetti solisti e diverse band. Tra queste ultime c’erano gli Amor Fou, che cinque anni fa pubblicarono un bellissimo disco intitolato “Cento giorni da oggi” che, a suo modo, anticipò tutto il synth-pop che oggi sentiamo nelle radio italiane.

Gli Amor Fou hanno deciso di riunirsi per un unico concerto questo sabato al festival Musica Distesa sulle colline di Cupramontana, in provincia di Ancona. Per l’occasione abbiamo chiesto ad Alessandro una lista dei 10 dischi italiani meglio prodotti negli ultimi anni.

CSI - Linea Gotica

CSI - Linea Gotica

È stato un tempo il mondo il luogo in cui CSI non era innanzitutto il nome di un telefilm ma l'acronimo della reincarnazione di una delle band fondamentali dell'underground italiano, i CCCP. Partiti da Pankow e messa in piedi una delle più alte e accessibili meta-analisi del comunismo (reale e non) i CSI attraversano gli anni '90 e in un certo senso ne prefigurano la triste fine, con una litania che rappresenta per chi scrive il loro apice musicale, compositivo e lirico. Un disco prodotto benissimo perché prodotto pochissimo, dove la timbrica è pietra d'angolo e l'arrangiamento è pura liturgia.
Il baritono di Ferretti appare l'unica voce degna di parlare mentre la ragione si eclissa e rinasce la barbarie nell'implosione etnica dell'Europa Balcanica, antefatto dell'ennesima rinascita dei nazionalismi assassini. “Linea Gotica” è la dimostrazione che i dischi acustici, svincolati dalla postproduzione, sono i più difficili da realizzare, esigendo da ogni musicista una personalità debordante. Microfonazione da manuale, sensibilità nel realizzare prese in diretta e due palle grosse come una cattedrale gotica in fase di mixaggio sono requisiti indispensabili. Non stupisce che il brano forse più emblematico di un disco che rappresenta un'ipotesi di visione musicale - e resta in questo assolutamente legato alla fenomenologia del pensiero politico insita nel chiamare CSI una band che si chiamava CCCP - sia una cover di Battiato. “E ti vengo a cercare” da ballad culto del pop sintetico 'muzak' del Maestro sfiora la perfezione facendosi litania popolare folk per gente cresciuta a cassette degli Unbroken e video dei Sonic Youth.
Con queste premesse sfido chiunque a dire che col disco successivo sarebbero finiti in testa alle classifiche. E senza sputtanarsi, perché ci aveva già pensato l'Europa a farlo.

Casino Royale - Sempre più vicini

Casino Royale - Sempre più vicini

A metà anni '90 uno spettro si aggira per Milano, lo spettro della coolness.
Bristol e Londra sono la capitale del rallentamento che ha portato nelle nostre case i beat del trip hop rendendoli incredibilmente familiari forse perché avvolti dagli aloni di fumo passivo dei milioni di canne accese da Tricky in uno squat di Bristol.
In questo disco è la dimostrazione che 'si può fare anche in italiano'. Cultura del beatmaking, enciclopedismo vinilico, rispetto per le radici, groove strumentale ultra credibile, vocalità, songwriting e ambizione di poter davvero arrivare a tanta gente (non la sua metastasi, oggi detta hype) compongono un disco che insieme ai capolavori della scuola partenopea ha seriamente rischiato di far diventare l'Italia un trend setter musicale europeo a fronte di uno standard qualitativo necessario oggi quasi inconcepibile. Rock, palate di ska, soft funk, melodia, dub in un balance contemporaneamente spessissimo e....piacevole.
A metà anni '90 i Casino Royale sono il contrario dell'Aids: se li conosci non li eviti.

Afterhours - Hai paura del buio

Afterhours - Hai paura del buio

Non è un disco prodotto da manuale. Eppure è l'ultimo disco italiano o quasi con un'idea di sound rielaborata al servizio di un songwriting e di una vocalità straordinari, che - stante la ragionevole megalomania del frontman- si confronta uscendone meravigliosamente con l'enciclopedismo di album come “Mellon Collie” o “In a bar under the sea", di cui non serve citare gli autori. Gli Afterhours di “HPDB” non sono tutti musicisti sopraffini e lo accettano trasformando in scelta stilistica solidissima l'approccio low fi e liberando al massimo la creatività del proprio arsenale. È il disco in cui la scrittura di Manuel raggiunge un apice probabilmente irripetibile, per continuità e ispirazione, in cui il talento rumoristico di Xabier Iriondo tracima verso lo status di guitar hero causando impennate inimmaginabili nelle vendite di electric mistress, big muff e camicie vintage.

Almamegretta - Sanacore

Almamegretta - Sanacore

Chi è Liberato? È il figlio del nanetto vestito di rosso che balla in Twin Peaks. La canzone preferita di suo padre si intitola “Nun te scurdà” e dentro c'è tutto il meglio della musica prodotta nel bacino del mediterraneo negli ultimi due secoli del secondo millennio o giù di lì, mischiata con cose sentite in viaggi fra Londra e la Scozia, in anni in cui non esisteva Ryanair e dovevi farti bastare un viaggio solo all'anno per comprare tutti i dischi fondamentali. La produzione è da manuale, reggae e dub si fondono a un approccio visionario che solo Napoli, prima culla delle avanguardie culturali del '900, può tutelare.
Nord Africa, rock e funk, Gennaro T che fa clinic di batteria praticamente in ogni traccia, le tastiere di Paolo Polcari a fare da interrail fra Mergellina e Bristol, un approccio sonoro, visuale e linguistico non solo tuttora contemporaneo ma probabilmente tuttora 'avanti'. La trap senza codeina suonata in un after all'ultimo piano della torre di Babele.

Bloody Beetroots - Romborama

Bloody Beetroots - Romborama

Vi racconto una storia. 2007, Myspace, mi arriva una mail di un tipo, Bob Rifo, che fa serate in un locale abbastanza fighetto in zona Bassano, lo Shindy, dove sono stato due volte mio malgrado. Mi fa un sacco di complimenti per il mio disco con Giacomo Spazio, "Nema Fictione", e con grandissima modestia mi spedisce una traccia chiedendomi se ho voglia di lavorarci insieme. Ovviamente non la ascolto, forte della mia home su Rockit, vado sul suo profilo, ascolto dei pezzi punk bruttini e perdo ancora più interesse a sentire la traccia. Tu chiamalo se vuoi snobismo o più precisamente scarsa professionalità.
Eppure a conti fatti è stato un bene, perché la traccia mesi dopo la ascolto, e nel frattempo Bob Rifo mi manda sms dai camerini del Coachella seduto vicino a Paul McCartney e io manco riesco a riempire il vecchio Rocket. Non credo avrei potuto aggiungere qualcosa alla visione di un artista diy che da una cameretta di Bassano in pochi anni crea la cosa più vicina al nichilismo popolare dei Nirvana che abbia ascoltato dai tempi della fucilata di Kurt. “Romborama” è talmente massive da dar quasi fastidio. C'è tutto, al momento giusto al posto giusto eppure è arte e non paraculaggine. E se ce n'è è fatta ad arte. Si tritano colonne sonore di videogiochi straprodotti, punk nichilista (quello '77 non quello dei pezzi su Myspace) e french touch, Boyz Noyz e malinconia quasi wave. In quel momento al mondo non c'è niente, nemmeno nel metal più bestemmione, che ti faccia sbattere la testa così tanto. Il tutto ovviamente prodotto con una concretezza, un'efficacia e una sintesi che solo il produttivo nord est ti infila nel sangue. Benny Benassi trasformato in una roba che piaceva agli indie secoli prima che l'indie aprisse l'armadio. Con tutto ciò Steve Aoki continua a starmi sul culo, ma con Bob ci vide decisamente più lungo di me.

Adriano Pappalardo - Immersione

Adriano Pappalardo - Immersione

Prima di “Ricominciamo”, delle liti con Zequila e Giada De Blanche, e di quella cosa assolutamente imbarazzante ai limiti del situazionismo (quindi geniale) di “Nessun Consiglio” (Sanremo 2012 in tuta) Adriano Pappalardo fu il pupillo di Lucio Battisti che forse in lui vide un'ipotesi di alter ego per la sperimentazione di quello che costituì il seme del periodo bianco, ultima, profetica, fase della produzione di Lucio.
C'è Panella ai testi e immaginatevi oggi Pappalardo che canta Panella per capire cosa siano stati quegli anni. Soprattutto c'è un team di produzione inglese, a cominciare da Greg Walsh, alla ricerca di un sound che rivesta l'anima pagana e agreste di Pappalardo di un manto di contemporaneità glam raffinata, dall'impronta totalmente internazionale come da volontà - e velleità - del Battisti di inizio anni '80. La produzione, come sempre dovrebbe essere, è in questo disco innanzitutto un esercizio creativo e visionario.
Funky, echi New order ante litteram, ipotesi di quella che sarebbe diventata la house sposandosi alla disco e alle ritmiche da dancefloor di fine '70, elementi dance e su tutto un alone di devianza che inizia con chitarre totalmente hard glam e finisce in una copertina che manda a casa in venti secondi una generazione di art director hipster, semplicemente sostituendo le barbe con una muta da sub e le bici a scatto fisso con una piramide sprofondata nell'oceano.

Matia Bazar - Tango

Matia Bazar - Tango

Cosa racconteremo ai figli che avremo di questi cazzo di anni '70, dove fra le altre cose sono nato e a mia insaputa nei cocktail si mettevano eroina, piombo, chiodi di pelle e festival in playback ?
Qui ci troverai il meglio, ipotetica figlia mia. Perché se hai il senso melodico di Piero Cassano, uno che riesce a farti sembrare colta una melodia da jingle pubblicitario, e in squadra metti Mauro Sabbione, uno che vive a pane e Kraftwerk, probabilmente ci sono i presupposti per alzare l'asticella della musica leggera. "Vacanze romane" è la canzone più bella mai presentata al festival di Sanremo. Tutto il resto sono barocchismi da Nino Rota a 8 bit, la new wave studiata benissimo, Weimar e gli aloni espressionisti colati addosso a temi da cabaret, i Japan, la pre techno, e persino echi di voli fra Asia e Sud America. Produrre un disco del genere, per quanto oggi certe soluzioni suonino posticce, richiede dosi di arte e filologia che non si insegnano.
Al canto, fra l'altro, Antonella Ruggiero, la divina. A ricordarci che saper cantare straordinariamente non è esattamente una dote imposta dai talent show (dove per altro te quarti dei concorrenti, per emozione o scarsa abitudine alla performance stona) ma una risorsa formale senza la quale, nel 99% dei casi, il solo stile non basta. Soprattutto se si commercializza musica destinata a un vasto pubblico. La bellezza ci educa; le eccezioni sono le benvenute, come i cani, sempre più spesso, nei ristoranti.

Verdena - Wow

Verdena - Wow

Che ve lo dico a fa'. Comprate i loro dischi, andate a sentirli. Forse l'unico caso in cui l'ascolto di un gruppo derivativo rende non strettamente necessaria la conoscenza delle fonti, che vengono rielaborate, rieditate e risuonate in modo non calligrafico ma semplicemente geniale. Facendole proprie in un suono che nasce nelle mani, passa attraverso un pollaio, finisce dentro echi a nastro e vi arriva nell'autoradio come una forma di resistenza al non troppo meraviglioso declino della creatività nella musica italiana. Fonti che per intenderci sono roba prodotta da George Martin, Brian Wilson, Steve Albini, Battisti, i Melvins etc. Dato non trascurabile, Alberto Ferrari possiede un songwriting e un senso melodico tale che se per caso qualche volta sbagliasse le dosi e decidesse di fare un disco di canzoni ridicolizzerebbe noi supposti cantautori pop ma soprattutto mi metterebbe seriamente nella condizione di tornare a seguire tutti* i concerti del tour di un gruppo.

*Ci provai con gli After di "HPDB" ma mi fermai a 18.

Morgan - Le canzoni dell'appartamento

Morgan - Le canzoni dell'appartamento

Un intellettuale scomodo. Nel senso che non ha mai trovato la posizione giusta su quel divano usurato dal tempo e dalle nostre fragilità che è la vita.
Ma trovò il modo di ascoltare musica giusta e imparò a suonarla benissimo.
Non sopportare i Bluvertigo, salvo clamorose eccezioni tipo l’”Assenzio", mi ha reso ancor più impaziente di ringraziare Satana per aver indotto Marco a scrivere, arrangiare e registrare questo disco, di cui mi parlò una volta consigliandomi una profumeria in via Plinio in cui avrei trovato l'essenza preferita di Oscar Wilde, griffata Penhaligon's.
Sembra un disco di Renato Zero prodotto da Elvis Costello, sembra un disco di Battiato prodotto da Tenco.

Dark Polo Gang - Full Metal Dark

Dark Polo Gang - Full Metal Dark

Non li ho ascoltati benissimo lo ammetto. Ho visto un video in cui uno di loro parlava con Costantino della Gherardesca e diceva cuoricini per Erdogan e tutti ridevano, quindi è sicuramente gente vera, che arriva.
Ripeto il disco non l'ho ascoltato ma in rete dicono tutti che è una bomba, il producer è un manico e che sono i nuovo Sex Pistols perché anche i Sex Pistols dicevano cazzate provocatorie e non sapevano suonare. Prima o poi lo ascolto bene ma in rete c'è scritto che è una bomba e che comunque se anche non ti piace la parte rappata la produzione è strafiga. Io della rete mi fido, quindi non posso non mettere questo disco. ❤️❤️❤️❤️❤️ per internet.

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