Rock Mesopotamico

Nascono dopo tot birre. Il cantante è un insegnante elementare, il bassista un impiegato comunale, il batterista mette a posto le fotocopiatrici mentre il chitarrista è un contabile fra precariato e disoccupazione.
Hanno inciso un disco unicamente per vantarsi di non farsene nulla e vanagloriarsi che con più impegno sarebbero stati i nuovi Beatles, esattamente come dicono quasi tutti quelli che c’hanno un gruppetto.
Ciò nonostante “Quanto era verde la mia Mesopotamia” è un quasi un capolavoro. Completamente involontario. Certo la volontà del produttore del disco di rimanere anonimo giustifica qualche dubbio.
Tra i molteplici progetti musicali della scena odierna, quello di Gozer il Gozeriano (altresì noto come Gozer il Viaggiatore, Gozer il Distruggitore) si differenzia per non essere affatto un progetto, cioè non più delle partitelle di calcetto scapoli-ammogliati, bensì un passatempo, un contenitore di cazzeggio.
Per quanto riguarda i contenuti dunque, Gozer si contraddistingue per la sua scurrilità nonché per la non-chalance tipica degli stolti. Dal punto di vista musicale invece è apprezzabile il richiamo alla Musica Totale inaugurata dagli Area. Ma nel caso dei Gozer la “Totalità” non va dalla fusion alla musica balcanica, bensì dai Sex Pistols a Katy Perry passando per la limitazione tecnica di buona parte dei componenti ed il totale disinteresse verso il mercato ed il mondo esterno più in generale.
Ivvan Allen: basso Billy Sheehan verde menta.
Fede Brividobiondo: batteria, quei cosini che fanno cikki-cikki-cikki, cori.
Sid Picius: voce, armonica, gargarismi, cori.
Steve Zabulon: chitarrette, pigiama, cori.