Marco Giudici, già bassista degli Any Other, esordisce con un album solista a nome Halfalib che stupisce ed emoziona, tra sperimentazioni soniche, atm

Marco Giudici, già bassista degli Any Other, esordisce con un album solista a nome Halfalib che stupisce ed emoziona, tra sperimentazioni soniche, atmosfere sognanti e improvvise dolcezze pop. Mercury Rev e Chris Cohen sono tra i primi nomi che vengono in mente mentre ci si perde dentro queste otto imprevedibili tracce. Un' idea di musica che non si pone limiti, e che sa raccogliere e conciliare dentro di sé tanto i suoni caldi di un sassofono quanto l' elettronica più algida; limpidi pianoforti e l' accatastarsi turbinoso dei campionamenti; archi sontuosi che sembrano rubati a colonne sonore sci-fi e divertissement a bassa fedeltà.

«Per scrivere Malamocco ho cercato di non pormi alcun tipo di limite, ma allo stesso tempo la mia volontà era quella di ottenere un suono omogeneo. Adele Nigro (Any Other), è stata una figura fondamentale per la realizzazione di questo disco, sia per un aspetto emotivo e motivazionale, che per uno strettamente pratico.

Ha avuto un ruolo poco convenzionale, a metà tra esterno ed interno, ma se c’è un’altra testa e anima in questo disco è la sua. Mattia Savelli, che ha curato il contenuto grafico, è stato di grande supporto. Con lui condivido, talvolta in modo speculare, gusti e approccio, e ci siamo trovati su uno stesso piano ideale, pur venendo da strade diverse. Non è un musicista e il suo punto di vista è sempre stato prezioso perché scevro da una serie di minuzie che si rivelano essere poco importanti, a conti fatti. Essenziale è stato l’apporto di Niccolò Fornabaio e Roberto Dibitonto, rispettivamente batterista e sassofonista. Hanno eseguito parti scritte da me, che lasciavano però spazio ad ampi momenti di libera interpretazione. Ci hanno messo il cuore nel suonare ciò che gli era stato chiesto, ed è una cosa che personalmente ho percepito e apprezzato
molto, e credo che nel disco si possa sentire.»
«Halfalib fondamentalmente sono io, una persona piuttosto introversa di 25 anni, nata e cresciuta a Milano.

Malamocco è un disco che parla di comunicazione ad alta densità emotiva, con l’esterno e con se stessi, di ego conflittuali e della loro risultante. Dall’estremo del perdere contatto con se stessi, essere senza un’ancora, sentirsi alienati da uno o da tutti gli aspetti della propria personalità, a quello di avere un forte senso di sé, essere la propria ancora, stare bene con il proprio istinto.»