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Descrizione

“Cave Canem” è il disco d’esordio della band napoletana Hyena Ridens.
Nove tracce dalle sonorità alternative rock registrate in modo itinerante, collaborando con vari studi di registrazione, per ottenere di volta in volta il suono desiderato. Tra i luoghi che hanno ospitato le produzioni, la JAM Music Factory di Oscar Montalbano e Simona de Felice, La Saletta di Guido Minervini e lo studio privato di Vittorio Riva. Il missaggio finale è stato affidato a Giuseppe Polito presso One Beard Studio e il mastering è stato eseguito da Antonio Ruggero.
Nel 2010, Gennaro Davide (voce e basso), Paolo Cotrone (chitarre e cori) e Paolo Astarita (tastiere e synth) danno vita al gruppo Hyena Ridens, un progetto che mescola nel proprio bagaglio sonorità grunge e alternative rock alla tradizione new wave italiana.
Dopo anni di concerti dal vivo e cambi di formazione, nel 2014 la band trova il suo organico definitivo con l’ingresso di Andrea Falvo (batteria) e Ruben Correra (dubmaster ed effettistica).

Il gruppo ha così ricercato uno stile sempre più personale ed elaborato, passando dall'Hard Rock anni Settanta fino all'attuale sound crossover che mescola l'hard rock ad influenze psichedeliche ed elettroniche.
Gli arrangiamenti, curati dal gruppo in una produzione indipendente, sono stati architettati attorno ai testi scritti dal frontman della band, Gennaro Davide, classe 1989. Liriche dalla forte connotazione sociale e politica che cercano di indagare la realtà generazionale e strutturale del mondo contemporaneo.

Ad aprire l’album, la title track, “Cave Canem”. Una overture elettronica su cui sono state montate battute del film Matrix a comporre un monologo che è anche manifesto del disco stesso.
Subito dopo, uno dei pezzi di punta dell'album, Cane, il cui testo è una metafora "animale" del lavoro e della mancanza di certezze nel mondo moderno, il tutto caratterizzato da sonorità fredde e ritmo granitico.
La terza traccia è Cellula, primo singolo del disco, il cui video è stato girato da Fabrizio Lancellotti e pubblicato su YouTube l'11 settembre. Un testo ermetico in cui si paragona la cellula biologica alla cellula intesa in senso politico-organizzativo, con riferimenti a ideologie rivoluzionarie su una musica che richiama la crossover degli anni '90.
Crossover è la parola chiave anche del quarto pezzo, Non basta il mare, che tratta vari aspetti di Napoli, come quello dei migranti e della malavita, con un chiaro riferimento alla morte di Petru Birladeanu, il musicista gitano ucciso per errore dalla camorra nel maggio del 2009.
A seguire l'album entra in una fase maggiormente psichedelica ed elettronica con il brano Metamorfosi, dal testo criptico e dalle sonorità più morbide che ispirano il senso di liquidità di una metamorfosi, e che culmina nell'intermezzo Tempesta.
Superata la Tempesta non ritorna il sereno. Il brano successivo, infatti, intitolato Suoni randagi, riporta l'ascoltatore nella paranoia sociale di un generazione priva di una reale socialità. Colonna portante del pezzo sono i synth di Paolo Astarita e le basi dubstep di Ruben Correra che "uniscono in una guerra sempre più invisibile".
Guerra sempre più invisibile in cui si rende necessario un senso di fratellanza cantato nel brano Hyena Ridens, pezzo autobiografico della band in cui i protagonisti si raccontano nella loro battaglia contro un sistema che vorrebbe incastrarli in lavori precari senza futuro. Una rabbia urlata e sostenuta dalle sonorità hardcore punk.
Il viaggio musicale del disco termina nel racconto onirico di Punti di fuga. Un flusso di coscienza, un crescendo di psichedelia che progressivamente devia sullo stoner rock, quest'ultimo brano conduce l'ascoltatore in un incubo postmoderno di televisori e antenne vagamente cyberpunk.

La copertina del disco rappresenta un ching appartenente al Libro dei Mutamenti, il più antico testo di origine cinese considerato da Confucio libro di saggezza.
Il ching utilizzato nel progetto grafico è un esagramma che significa “morso che spezza”.

Credits

Gennaro Davide - voce e basso
Paolo Cotrone - chitarra
Paolo Astarita - synth e keyboard
Andrea Falvo - batteria
Ruben Correra - dubmaster

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