All'improvviso mi apparve un'enigmatico personaggio. Da dove era entrato? Lo ignoro. Ma la sua vista non mi spaventò affatto: aveva un naso ricurvo a becco d'uccello, con occhi verdi tre volte cerchiati di nero, che si asciugava di frequente con un immenso fazzoletto. Un'alta cravatta inamidata con un biglietto da visita infilato nel nodo su cui erano scritte queste parole: D a u c u s - C a r o t a, gli strizzava il collo sottile cosicchè la pelle delle guance straripava formando una serie di pieghe rossastre. Un abito nero con le falde quadrate, da cui pendevano grappoli di ciondoli, imprigionava un corpo bombato a petto di cappone. Quanto alle gambe, devo confessare ch'erano fatte di una radice di mandragora, biforcuta, nera,rugosa, piena di nodi e di verruche, che a giudicare dalle particelle di terra ancora attacate ai filamenti sembrava sradicata da poco. Erano gambe che si dimenavano e si agitavano freneticamente, e quando il piccolo torso che sostenevano si trovò proprio di fronte a me, lo strano personaggio scoppio in singhiozzi, e asciugandosi gli occhi con gran vigore mi disse con voce profondamente dolente: "proprio oggi si deve morir dal ridere!".