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Descrizione

La paura è una malattia, la più pericolosa per l'essere umano. Si trasmette da corpo a corpo e da mente a mente. E' nell'aria che respiriamo, si insinua sotto la pelle e sotto la corteccia celebrale. Prima o poi arriva a tutti: è “Virale”. Si intitola così il lavoro di debutto de Il Vuoto Elettrico, quintetto nato fra Bergamo e Brescia da una serie di precedenti esperienze musicali che raduna undici canzoni come altrettanti punti di vista su uno degli stati d'animo che per l'uomo sono fra i più difficili da sorvegliare.

Prodotto da Fabio Magistrali insieme alla band stessa, “Virale” è un lavoro solidamente elettrico, che si inserisce nel solco tracciato dal movimento indie degli anni '90, lo contamina con un post-hardcore di stampo newyorchese e lo bagna con liquidi noise e ritmiche serrate. Un disco da ascoltare in avanscoperta, che traccia dopo traccia tende una serie di agguati costruiti ad arte e pervasi da una forte sensazione di soffocamento, perfettamente descritta proprio da quel Vuoto Elettrico che dà il nome al progetto.

Basso e batteria dettano il ritmo sconvolto di un muscolo cardiaco in extrasistole. Le chitarre creano architetture appuntite, mesmeriche e stranianti, in un gioco di influenze e sperimentazioni su cui Il Vuoto Elettrico ha lavorato molto sia in fase di scrittura dei brani che in studio con Magistrali. E nel mezzo della tensione sonora, la voce dice parole cariche di urgenza e capaci di aprire squarci immaginifici, in un miscuglio di rabbia, disincanto, sarcasmo che rende l'interpretazione del tutto personale.

Le canzoni di “Virale” fanno i conti con l'impossibilità di un totale controllo del nostro essere umani, con l'isolamento comunicativo, la memoria, il dolore e la speranza illusoria. Ma vi oppongono la possibilità di una nuova e profonda consapevolezza, che prende atto della realtà (non è casuale in questo senso la cover di “Emilia Paranoica” dei CCCP cantata insieme a Manuel Cristiano Rastaldi di ZiDima) e non ha paura di generare una nuova libertà interiore. Chi non ha nulla da perdere, chi ha vissuto la paura affrontandola e appropriandosene, si ritrova in una condizione di libertà e forza che è la stessa dei pazzi, oggi derisi e rinchiusi, un tempo considerati manifestazioni di dio. Di un dio che lacrima e nel cui fiume possiamo immergerci. “È solo quello che non vedi che ti fa paura? / Immagina un fiume lungo quanto le lacrime di dio / Prova a sentire l'impeto della sua pancia gravida, simile al bagliore di due occhi puntati nel buio”.

Credits

Registrato da Fabio Magistrali
DAVIDE ARMANINI - Chitarre
FABIO PEDROTTI - Chitarre
PAOLO TOPA - Parole, Rumori, Theremin
GIUSEPPE VENTAGLIO' - Basso, Synth
WALTER VIOLA - Batteria, Percussioni
Ospiti del disco:
Paolo Cantù (Makhno) - clarinetto in “Asso Di Spade”
Manuel Cristiano Rastaldi (ZiDima) - voce in “Emilia Paranoica”

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