Esecutori di Metallo su Carta - Ascolta la prima uscita di 19'40'', la nuova collana di (anti)classici su abbonamento Intervista

Tutte le illustrazioni sono di Alberto Fiocco (albertofiocco.tumblr.com) - Tutte le illustrazioni sono di Alberto Fiocco (albertofiocco.tumblr.com) -
19/10/2016 di

19'40'' è il titolo di un disco pubblicato nel 2013 da Sebastiano De Gennaro ed Enrico Gabrielli dedicato alla musica di John Cage da lui composta nel 1940, ma è anche il nome di una collana discografica che, a partire dal 1 dicembre, invierà ogni quadrimestre alle ore 19:40 un disco (in cd e digitale) ai suoi abbonati.

Dietro la collana ci sono appunto Sebastiano De Gennaro ed Enrico Gabrielli, che assieme a Francesco Fusaro hanno deciso di intraprendere questo progetto per raccogliere, curare e diffondere album accomunati da un approccio "colto e antiaccademico al repertorio della musica scritta e delle sue imperfezioni". Ogni uscita comprende, oltre al disco, anche un ampio ed approfondito testo critico, accompagnato spesso dalle opere di fumettisti ed illustratori. La prima uscita è "Progetto generativo" degli Esecutori di Metallo su Carta. La riceverete nella casella il 1° dicembre se vi abbonate qui, ma intanto potete ascoltarla in anteprima qui sotto.
Ne abbiamo approfittato anche per fare quattro chiacchiere con De Gennaro, Gabrielli e Fusaro, che ci hanno raccontato l'immaginario e le idee dietro 19'40''.

Nella descrizione della vostra collana discografica definite l’approccio dei vostri dischi come “colto e antiaccademico” che, per un normale ascoltatore di musica magari non così avvezzo alla classica, sembrerebbero quasi due termini in contraddizione tra loro. È così?
E: Dire alto e basso assieme sembra una contraddizione? Per noi è un modo di intendere il tentativo di espansione dei confini in alto e in basso (cos'è del resto lo "spazio" profondo?) o di comprendere l'ampia gamma di sfumature che stanno tra il colto e il popolare. Chi dice poi che il "colto" deve essere accademico? Per esperienza personale, l'accademia porta avanti un percorso di formazione (va detto a a volta eccellente a volte disastroso) con tecniche di reiterazione e di valutazioni meritorie. Il che significa che gli strumenti che vengono dati a coloro che ne fanno parte non sono di natura critica ma, più spesso, tecnica o "ginnica", e cioè parziali, se non addirittura insufficenti a formare una mente musicale pensante. Ecco perché chi è stato indotto da uno studio massiccio ha poi una grande difficoltà a distinguere lo spessore reale delle cose.
Capita, quindi, che "colto" lo è David Byrne che ha fatto canzoncine per tutta la vita scrivendo un testo basilare come "How Music Works" e assolutamente incolto l'"accademico" primo violino della Sinfonica di Vatte-La-Pesca che ha suonato Bartók pensando che sia un compositore di quelli contemporanei e difficili.
Sempre per esperienza personale devo dire che tra le peggiori conversazioni in tema di musica le ho fatte con chi, dopo aver molto studiato, è diventato normativo e auto-posizionato; il parlare, in questi casi, diventa un vizio di forma, tanto che è meglio parlare d'altro, a volte (tipo di cucina, o di costume e società...). Le migliori conversazioni invece le ho fatte con chi ha un'infarinatura generale e il forte desiderio continuo di completarsi con lo scambio. 19'40'' si rivolge assolutamente a tutti, ma ha la mente accesa e un occhio di riguardo per costoro.

Non siete i primi a scegliere la via dell’abbonamento, perché avete preferito questa modalità?
S: C’erano pochi dubbi sulla modalità. Raccogliendo tutto il materiale già registrato abbiamo subito immaginato 19’40’’ come una sorta di antologia suddivisa in puntate, pensavamo a dei volumi consecutivi da raccogliere in sequenza per conquistare infine una visuale completa dell’opera o per lo meno una visuale in continua espansione, la nostra enciclopedia di musica. 19’40” è una collana di dischi, e questi dischi sono tutti lanciati nell’esplorazione dei margini nascosti di quei maledetti insiemi iper-codificati che sono i generi musicali. Nello stesso tempo 19’40” è un progetto dedicato alla musica scritta (un universo vastissimo in cui anche solo il segno sulla carta, la notazione, ha moltissime variabili in continua evoluzione). Ed ancora, è un progetto nato dalle ceneri fumanti di una considerevole quantità di prezioso materiale su cui abbiamo lavorato per lungo tempo ma che è stato disperso o mal speso. Evidentemente stiamo parlando di una cosa ampia e complessa, non si tratta dunque di essere i primi o i secondi o gli ultimi a scegliere la via dell’abbonamento, si tratta di un discorso che non può esaurirsi col semplice acquisto di un disco di cui si è sentito parlare bene e saltare quello dopo perché non c’era un ufficio stampa a fartelo trovare recensito sui magazine online.
Il nostro obiettivo è di arrivare in tutti gli angoli nascosti in cui ci sia una persona curiosa e appassionata alle proposte di 19’40’’, scambiarci l’indirizzo e cominciare una seria ed interessante corrispondenza. Un dialogo lungo almeno 12 mesi, niente gite su Spotify, niente scambi di megabyte attraverso linee telefoniche. Ogni 4 mesi un disco nella cassetta della posta, ogni 4 mesi sarà un disco diverso dal precedente ed inaspettato, argomenti vasti ma concentrati in questa precisa direzione. Ci sarà da guardare, leggere, ascoltare e poi proseguire autonomamente nelle, speriamo abbondanti, scoperte. Avere degli abbonati ci permetterà di continuare su questa strada in autonomia, è normale, lo fanno anche le radio libere e i giornali indipendenti.

C’è mercato in Italia per questo genere di musica?
S: Comincio col risponderti a mia volta con una domanda: tu a che genere ti riferisci? Noi non trattiamo un genere musicale, siamo due musicisti ed un musicologo accomunati soprattutto dal fatto di esserci sempre mossi nei più disparati generi musicali senza mai essere riusciti a far pace completamente con nemmeno uno di questi generi musicali. Francesco Fusaro mi ha raccontato ciò che gli disse il direttore di una radio newyorkese di musica classica: "La gente è intimorita dalla classica, come se dovesse conoscerla prima di averla ascoltata. Sarebbe come dire che uno deve entrare in un museo sapendo tutto di quello che troverà lì. Io dico sempre che per ascoltare musica classica bisogna semplicemente avere un paio di orecchie, alle volte ne basta anche uno". Per restare nella metafora del direttore radiofonico: nel nostro museo ci dovrà entrare anche gente che non conosce gli autori dei quadri esposti. Nei prossimi mesi prenderemo le misure, se saranno quattro gatti avremo quattro gatti curiosi ed abbonati e cercheremo di farli crescere.
Il nostro mercato ci sarà là dove qualcuno sarà disposto ad ascoltare, non certo dove ci sarà qualcuno da accontentare. Per questo mi suona strano parlare di mercato nel caso di 19’40”, c’è qualcosa che non calza proprio, ad ogni modo se sarà un mercato noi cercheremo di essere degli onesti artigiani.

ll testo critico che accompagnerà ogni uscita di cosa parlerà?
F: L'apparente ossimoro "colto e antiaccademico" vale anche per i testi scritti che accompagneranno le uscite della nostra collana. In questo senso, l'insegnamento di Davide Daolmi è stato fondamentale per cercare una "terza via" che permetta di parlare di cultura senza cadere nel tranello di una scrittura che esclude, invece che accogliere. Si può parlare di musica evitando l'onanismo dei siti specializzati come quello dell'accademia, ovvero due mondi che si pensano distanti giungendo a risultati simili: allontanare potenziali appassionati. L'ideale è una scrittura in grado di creare uno spazio coinvolgente tanto quanto l'oggetto sonoro. Ci saranno quindi informazioni utili a comprendere i processi musicali (in particolare per la prima uscita, grazie alle note di Enrico) ma anche il contesto culturale e sociale nel quale si inseriscono. La musica e chi la fa (ovvero i musicisti e gli ascoltatori) non sono entità staccate dal resto, e brillano di maggiore luce se illuminati da qualcos'altro che non siano solo i suoni.

Tra le uscite che avete già previsto, ce n’è una a cui siete più particolarmente affezionati o orgogliosi?
E: Ci sono uscite che sono costate più fatica produttiva e alcune altre invece sono state semplici e di rapida concezione. Variano anche molto da quanta gente vi è coinvolta. Ad esempio "The Planets, op. 32" è una riduzione per 13 elementi di un lavoro sinfonico che prevede circa 90 (sì, 90!) musicisti: un'orchestra a pieno regime. E come opera di riduzione è stato un lavoro complesso e delicato. L'"Histoire du Soldat", invece, è stata molto (moltissimo direi!) difficile da eseguire, il che è un problema di natura diverso. L'ensemble "Esecutori di Metallo su Carta", l'emanazione principe della 19'40'', è un assemblaggio di musicisti di formazione classica di rara elasticità e competenza, come il direttore Marcello Corti e la violinista Yoko Morimyo, entrambi provenienti dal Conservatorio di Lugano, oppure la coppia di ottoni Raineri-Bucci che a discapito della veste politicamente "uncorrect" del loro Ottone Pesante, sono dei bravissimi interpreti puri.
Altri dischi sono figli di collaborazioni con entità pre-esistenti come i The Winstons, i Calibro35, l'Orchestrina di Molto Agevole, altre invece collaborazioni con persone singole, impegnate nel campo dell'arte installativa o dell'elaborazione elettronica come Jürgen Grötzinger o Musst Design, e visiva come Andrew Quinn e gli Enece Film. Abbiamo intenzione di lavorare a stretto contatto con alcuni musicisti dell'area contemporanea di ricerca, come Francesco Dillon o Simone Beneventi. Ci saranno anche dischi per l'infanzia, di musica antica, di video arte, di riflessione sulle nuove forme di consumo mediatico ed ogni disco, riconoscibile da un involucro sempre simile, ha diversi illustratori che hanno lavorato con noi fianco a fianco, come Alberto Fiocco, Weronika Wolinska e Olimpia Zagnoli. Tante esperienze maturate negli anni, messe in atto in festival come "Fuck Bloom? Alban Berg!", "GoDai", "Contemporarities". Come fare ad esprimere una preferenza quando si parla di quantità di produzioni organizzate con un'idea così enciclopedica? È come chiedere ad un millepiedi "qual'è la tua zampa preferita?"

I fumetti e la musica colta vanno d’accordo?
F: Vanno molto d'accordo senza quasi saperlo, come quei familiari che vivono lontani e non si chiamano mai, pur pensandosi spesso. Di fumetti e musica colta mi sono occupato per un'altra testata (Amadeus) tempo fa. Il fumetto si è nutrito di storie provenienti dalla musica colta, e molti musicisti hanno pescato dal fumetto. Per il secondo caso possiamo fare ad esempio il nome di Sylvano Bussotti, che spesso ha privilegiato l'elemento grafico delle proprie composizioni: sua è una "Fuck Symphony" dedicata ad uno dei capolavori del fumetto italiano, Ranxerox. Poi Cathy Berberian e la sua "Stripsody" per sola voce, composizione basata solo sulle onomatopee dei fumetti con illustrazioni di Roberto Zamarin. E poi ci sarebbe una composizione di Sebastiano, "Donald Fauntleroy Duck", nella quale Enrico suona il sax, di cui parlavo in quell'articolo senza sapere che qualche anno più tardi i due mi avrebbero chiesto di fare parte di questa avventura... Avventura che prevederà proprio un affondo nella musica dei cartoni animati: un'uscita dedicata al repertorio di George Hamilton Green, creatore della musica dei primi tre corti di animazione di Walt Disney e a sua volta disegnatore.

Presenti esclusi, chi sono oggi i nuovi compositori italiana di musica classica contemporanea da seguire?
S: Trovo molto interessanti i suoni provenienti dalle macchine di due musicisti elettronici emiliani, due artisti che ricolloco senza timore nel gruppo ‘musica contemporanea’. Sono molto giovani e stanno entrambi facendo un lavoro interessante sul minimalismo anche se con prospettive molto differenti: Caterina Barbieri e Lorenzo Senni. Fausto Romitelli invece è stato un fulmine a ciel sereno negli ambienti più ufficiali della contemporanea, è morto giovane e non molto tempo fa, nel 2004; gli sono bastati pochi anni per ribaltare tutto quanto, lo scorso anno Milano Musica gli ha dedicato il festival e si sono sentite cose molto belle.
E: Restando all'Italia ve ne sono molti. Carlo Carcano, Francesco Filidei, Dario Buccino, Emiliano Turazzi, Mauro Lanza, Massimiliano Viel, Sandro Mussida se si parla della generazione over 40. Paolo Tarsi, Leonardo Marino, Mattia Clera, Pietro Dossena, Antonio Covello, Giulia Lorusso, Mauro Saleri, Alice Berni, Clara Iannotta, Lorenzo Troiani, i T.E.S.O., il collettivo Nu/Thing, se si parla dei giovini "virgulti" anche se il concetto di giovane in questo mondo è un po' simile a quello degli scrittori e non certo dei rapper: si è giovani a quarantacinque anni.
E infine Davide Tidoni, Stefano Zorzanello, Okapi, gli OoopopoiooO, gli Hobocombo, i Morkobot, gli Zu, gli Zeus!, Iacopo Incani citandone solo alcuni, sono tra i migliori compositori "empirici", quelli cioè che non usano lo spartito come strumento principale per i processi programmatici di concezione formale.
F: Aggiungo alla lista di Enrico i nomi di Francesca Verunelli, Vittorio Zago e Francesco Zago. Anche Giovanni Mancuso, appartenente al giro veneziano Laboratorio Novamusica, scrive musica molto interessante secondo me. Non è esattamente giovanissimo, ma Tommaso Leddi ha fatto delle cose strepitose nell'ambito dell'informatica musicale applicata alla composizione. Sottoscrivo infine l'amore di Sebastiano per Fausto Romitelli, che davvero occupa un posto tutto suo nel panorama contemporaneo italiano ed internazionale.

 

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