Dal buio alla luce: Andrea Laszlo De Simone racconta il Film del suo concerto

Il cantautore torinese svela i primi dettagli del Film del Concerto, che potete vedere da domenica 11 aprile, e ci spiega il senso profondo di quest’opera. Le sensazioni, i pensieri e la visione di chi ha trasformato il "mostro" dello streaming in un commovente sogno

Uno scorcio di quel che vedrete nel Film - foto Marco Previdi
Uno scorcio di quel che vedrete nel Film - foto Marco Previdi

Ci siamo, ormai manca davvero poco. Quella magia che vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi sta per sprigionarsi ed è pronta ad accogliere tutti. Il film del concerto di Andrea Laszlo De Simone, diretto da Fabrizio Borelli, sarà disponibile a partire da domenica 11 aprile alle 21, quando andrà in onda sul sito di Dice tv. Trovate tutte le istruzioni qui, nel caso non abbiate ancora preso il biglietto.

Fino ad adesso, la prospettiva che vi abbiamo dato è stata la nostra, che questo evento l’abbiamo vissuto dall'interno, senza perdere la meraviglia e la sorpresa di chi si trova di fronte a un palco e non sa quello che succederà. In tutto questo racconto, mancava un tassello fondamentale: la visione di Andrea. Nel fermento delle riprese, era impossibile ritagliarsi una finestra di tempo che durasse più di qualche scambio fugace di battute. Ecco perché l’abbiamo raggiunto a pochi giorni dall’uscita del film, perché fosse lui in persona a svelarci ancora qualche dettaglio di quel che si manifesterà domenica.  

Quando sono finite le riprese eri stanchissimo e felice. Ci sei ancora dentro o sei tornato alla "normalità"?

Sono ancora nel vivo! In questo momento sono impegnato nelle varie fasi della finalizzazione e sono ancora stanchissimo e felicissimo. Nei tre giorni in Triennale vedere così tante persone lavorare fianco a fianco mi ha riempito di orgoglio e di gioia e la cosa più bella è stata poter passare del tempo con loro e con i miei amici. Al giorno d'oggi è un lusso raro.

Visto dai monitor della regia - foto Marco Previdi
Visto dai monitor della regia - foto Marco Previdi

Come hai iniziato a sviluppare il concept del film?

È il film del concerto di Immensità, che ha già un concept piuttosto chiaro, che ho avuto modo di raccontare anche attraverso il mediometraggio realizzato nel 2019. Vivo, l’ultima canzone che ho pubblicato, è la naturale conclusione del concept di Immensità e avere l’opportunità di assemblare questi pezzi all’interno di una cornice come quella di Triennale è una specie di miracolo. I miei primi ringraziamenti vanno a Triennale, ovviamente, ma vanno anche e soprattutto a Daniele Citriniti e a Carlo Pastore che hanno letteralmente costruito quest’opportunità e quest'idea.

Perché hai voluto affidare la regia a Fabrizio Borelli? 

Uno dei motivi per cui in genere non voglio fare live in diretta streaming è il fatto che nella maggior parte dei casi non si possa raggiungere un livello di qualità alto. Per cui il primo pensiero è stato quello di cercare di identificare un regista che fosse un esperto di diretta televisiva, qualcuno in grado di "montare" in tempo reale le riprese di un live con gusto e sapienza. Allora io e Daniele abbiamo chiesto consiglio a mio padre, Luciano, che senza esitazioni ci ha indirizzato verso Fabrizio (tra le altre cose, Fabrizio ha lavorato per anni come regista televisivo per la Rai, ndr), suo carissimo amico nonché persona e professionista eccezionale.

Il regista Fabrizio Borelli con Andrea durante le riprese - foto Marco Previdi
Il regista Fabrizio Borelli con Andrea durante le riprese - foto Marco Previdi

Qual è stata la difficoltà maggiore nel fare questo film?

Immensità è un album che non ha pause, neanche un attimo di silenzio, quindi suonandolo dal vivo non ti permette tagli o eventuali correzioni in post produzione, va fatta “buona” dall’inizio alla fine. Dev’essere buona l’esecuzione, buono l’audio, buone le riprese, buone le luci, buono tutto. Questa è stata la vera grande sfida. Tutti i reparti sono stati straordinariamente coordinati, hanno “suonato” tutti insieme.

Qual è l’impressione che hai avuto appena salito sul palco per la prima take?

Ho avuto l’impressione che saremmo riusciti a raggiungere un ottimo risultato.

Andrea durante le riprese
Andrea durante le riprese

Qual è il momento che ti ha colpito di più del film, dopo che l’hai rivisto?

Guardando il materiale sono rimasto colpito dalla compattezza dell’esecuzione. È stato un po’ come assistere per la prima volta ad un mio concerto, ho pensato che siamo stati bravi e che abbiamo suonato e cantato bene.

Qual è il ricordo più bello dei tre giorni di riprese?

È quest’esperienza in sé ad essere il più bel ricordo degli ultimi mesi. Credo che me lo porterò dietro per un bel po’.

Sul palco - foto Marco Previdi
Sul palco - foto Marco Previdi

Durante le riprese c’è stato un momento in cui, parlando con Carlo, hai detto che non riesci a fare qualcosa se non ci vedi un senso profondo e che ti senti così da quando è nato il tuo primo figlio. Qual è il senso profondo di questo film?

Ne ha più di uno. Il primo, il più grande, è il fatto di essere tornati a lavorare: tecnici, musicisti, tutti. Il secondo è legato al fatto di aver generato un prodotto di qualità fatto ad hoc per essere divulgato digitalmente. E poi c’è il senso dell’“opera”. Immensità è un concept sull’elaborazione del lutto che attraverso 4 fasi porta verso una faticosa rinascita; Vivo invece è una riflessione sull’esistenza che nasce come diretta conseguenza di questo percorso di elaborazione. Un percorso dal buio alla luce.

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L'articolo Dal buio alla luce: Andrea Laszlo De Simone racconta il Film del suo concerto di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2021-04-08 09:30:00

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