Alessandro Aruta nasce a Napoli nell’aprile del 1979. Vive a Milano da tre anni; in passato vive a Roma e a Trani, in Puglia, dove ha aperto un caffè letterario. Con il suo primo progetto discografico da solista scopre quanto sia difficile definire e catalogare la propria musica: "Posso, però, dire che è decisamente un cantautorato pop. Con influenze provenienti da tutti i generi musicali che ascolto e che ho studiato da quando faccio musica. C’è blues, c’è funk, c’è bossanova. Insomma, la mia musica è un viaggio tra i generi musicali che hanno portato poi alla nascita del mio disco, Tempo e Rimedi". Lo incontriamo per approfondire.

Quando hai cominciato a fare musica?
Ho iniziato a suonare all’età di tredici anni. Ho studiato chitarra classica al conservatorio, per poi avvicinarmi allo strumento elettrico. Ho suonato in diverse formazioni fino a fondare nel 1999 i NOISES OFF, una band "rock-alternative" dal sound tipicamente britannico, e con la quale ho calcato i palchi di Napoli e provincia. Per molti anni sono stato lontano dalla scena musicale, alla ricerca del "mio" stile. Ho studiato jazz, blues, bossanova, e alla fine, inseguendo nuove sonorità e armonie, ho rimesso insieme i pezzi di una vita spesa a costruire la mia identità musicale. Ne è uscito fuori il mo sogno: scrivere le canzoni che fanno parte del mio primo album da solista.
Quali sono i tuoi ascolti e a chi ti ispiri?
Nonostante le mie canzoni siano in italiano, il mio bagaglio musicale si rifà alla musica internazionale. Dal rock blues dei mostri sacri della chitarra quali Steve Ray Vaughan, Eric Clapton, Jimi Hendrix, B.B. King, Muddy Waters, Buddy Guy. Alle band rock Guns ’n Roses, Police, Radiohead. Fino alle ballate pop di Sting. Come ispirazioni di artisti italiani devo sicuramente annoverare Pino Daniele che mi ha ispirato il blues mediterraneo, Edoardo Bennato, Lucio Battisti, per arrivare ai più moderni Cesare Cremonini, Daniele Silvestri. Diciamo che la mia ricerca di ispirazione non si ferma mai. Mentre rispondo a queste domande continuo a pensare a nuovi nomi da poter indicare.

Chi c'è dietro Tempo e Rimedi, il tuo primo disco da solista?
Tempo e Rimedi è un album interamente auto prodotto, composto da dieci canzoni e un brano strumentale. Tutti scritti e arrangiati da me. Il disco, registrato e mixato presso la MAST recording studio di Bari, vanta le collaborazioni di Mimmo Campanale alla batteria, Peppe Fortunato alle tastiere, Paolo Romano al basso, Kelly O’Donohue alla tromba, Gianni Binetti al Sax, Michele Ciaramella alle percussioni, Alessandra Pipino ai backing vocal. Alle chitarre troviamo Alessandro Aruta, Massimo Stano e Maurizio Levato su Figlio del sud e Tempo e rimedi. Un altro interessante contributo è quello dello scrittore Martin Rua che ha cantato Luntano ’a ’sta pena di cui ne ha scritto anche il testo.
Significato complessivo del disco?
Da un punto di vista stilistico, Tempo e Rimedi rappresenta una ricerca, un viaggio tra i generi musicali che hanno portato alla sua nascita. Ballate che raccontano il mio mondo e di come ho vissuto i momenti difficili degli ultimi tempi, ma soprattutto che invitano alla libertà, alla ricerca della dimora che ciascuno porta in sé, ad amare incondizionatamente e a non smettere di inseguire i propri sogni – "Lasciando che il tempo trovi i rimedi alle false partenze e alle difficoltà".

Ricordi/sensazioni di alcuni tuoi live?
In passato ho suonato tantissimo live. Dai concerti solisti per chitarra classica fino alle esibizioni con le mie band. Per il lancio del mio album sono riuscito l’estate scorsa ad organizzare un piccolo tour estivo tra Napoli e la Puglia (da solo con chitarra, voce e loop station) per presentare alcune canzoni che fanno parte del disco.
Prossimi live?
Attualmente sto preparando un set con una band formata da batteria, basso e 2 chitarre per proporre il mio album ovunque sarà possibile. Abbiamo già sperimentato questa formazione in un concerto in streaming e devo dire che la riposta è stata molto positiva. Abbiamo una voglia matta di suonare e far ascoltare le mie canzoni, mi è tornata quella bellissima sensazione di sentirmi vivo quando sono sul palco. Suonare, suonare, suonare e pensare al prossimo progetto discografico. Ho già iniziato a scrivere nuove canzoni, c’ho preso gusto alla giovane età di 43 anni.
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L'articolo Il cantautorato pop di Alessandro Aruta di Redazione è apparso su Rockit.it il 2022-09-05 15:30:00
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