Cesare Veronico: “Il Medimex è uno dei festival più convenienti e democratici d’Europa. E tale rimarrà”

A tu per tu con il coordinatore artistico del festival e conferenza musicale pugliese, che si terrà dal 17 al 21 giugno a Taranto. In un momento non semplice per la musica, c’è bisogno di modelli diversi. Come Medimex

Da Medimex 2024, il live degli Smile
Da Medimex 2024, il live degli Smile

Avviene quasi sempre in questo periodo. Noi siamo a ridosso – molto a ridosso, quest’anno – di MI AMI Festival, lui è a un mese circa dal via, in quella fase in cui tutte le correnti si incrociano, si immagina, si sogna, si scoprono i problemi, si aggirano gli ostacoli.

Ma quella telefonata conCesare Veronico, coordinatore artistico di Puglia Sounds e di Medimex, è sempre per noi un piacere. Prolungato, visto che si parte ogni volta per fare una breve intervista e si finisce a discutere per un’ora di musica e di come vadano le cose (spoiler: ci sono dei problemi e nemmeno piccoli) in questa “industria”.

Medimex 2026 sarà ancora a Taranto (e pure noi ci saremo), sarà dal 17 al 21 giugno sul lungomare della città. Con dei super live, come sempre, tra cui Pet Shop Boys, Slowdive, Suede, Agents of Time e un bellissimo tributo ai Ramones. Cui si aggiungeranno un sacco di eventi speciali, showcase e il percorso delle “Strade del Mediterraneo” curate da Antonio Diodato, incontri con autori e discografici, laboratori per artisti e aspiranti addetti ai lavori, la bellissima mostra "Roberta Bayley: The Ramones, CBGB’s and New York City" e ancora “Hey! Ho! Let's go!”, opera originale di projection mapping di Roberto Santoro e Blending Pixels.

Per tutto quanto il programma del Festival e Music Conference vi rimandiamo qua. Ora potete invece leggere la nostra conversazione con Cesare Veronico. 

Cesare Veronico
Cesare Veronico

A un mese circa dall’evento, questi sono i giorni del frullatore, li conosciamo bene. Dunque, ti chiedo semplicemente: che fase è questa?

Impegnativa, piena di cose da fare e di decisioni da prendere. Ma io ho la fortuna di lavorare con una squadra pazzesca, che negli anni ha alzato il livello in maniera incredibile, e riesce a far funzionare una struttura sempre più complessa. Sono davvero felice di avere dei collaboratori di grande qualità, tra cui molte donne, che sono convinto abbiano un senso di responsabilità e un’attenzione diversa dagli uomini. Insomma, una squadra che si completa bene e così facendo supera le difficoltà.

È un’edizione 100% pop e 100% punk. Potrebbe quasi sembrare una contraddizione. Non lo è?

Non è una contraddizione. Il punk è il pop che smette di sorridere e inizia a urlare. Parliamo di due forme di cultura assolutamente democratiche, lontane dai musei (per quanto non ci sia nulla di male nei musei, ovviamente). Pop e punk sono linguaggi inclusivi, non elitari. Con il tempo hanno avuto sempre maggiori punti di contatto, fino al momento in cui, negli anni ’90 circa, anche il punk ha iniziato a sorridere, con il punk rock, il pop punk, con band come gli Offspring. 

Oggi il punk è “musica popolare”?

Sfido chiunque a dire il contrario. Il pop e il punk, e i loro punti d’incontro, saranno al centro di buona parte dei ragionamenti che faremo durante Medimex 2026. Ne parleremo durante i nostri incontri e i nostri panel, ci sarà una mostra bellissima dedicata ai Ramones e il loro amore per la città di New York, sempre su di loro (e sul passaggio dal sorriso all'urlo)= sarà incentrato il mapping straordinario al Castello Aragonese. E poi i live, come ogni anno il clou dell’evento. 

Veduta di Taranto
Veduta di Taranto

Questo è il momento che mi diverte di più della nostra conversazione annuale: raccontare la line up. Partiamo dai Pet Shop Boys, anche se il famoso adagio sul “non avere bisogno di presentazioni” per loro calza a pennello.

In Italia celebriamo tanto i Duran Duran, ma tra le band che sono simbolo di quel periodo storico i Pet Shop Boys hanno parecchia carriera in più e decine di brani che sono entrati nelle classifiche inglesi, spesso al primo posto. La stampa britannica li considera tra le band più influenti di sempre. Sono sempre stati avanti, innovativi per come hanno modellato il pop e usato l’elettronica. Hanno un leader carismatico, testi intelligenti e melodie di spessore. Insomma, hanno tutto. 

Passiamo ai Suede. La liaison di Taranto con il britpop prosegue. 

Loro sono tra i “soci fondatori” del britpop. Erano loro, i Pulp, gli Oasis e i Blur. I Pulp li abbiamo avuti l’anno scorso, abbiamo ospitato Liam Gallagher. Per quanto riguarda i Blur, un anno fa abbiamo avuto Dave Rowntree con il film loro dedicato. Chissà, magari un giorno i Gorillaz… Intanto ci godiamo i Suede, che di recente hanno fatto un album molto bello, dal vivo sono in grande forma e continuano ad accumulare sold out ovunque. 

Gli Slowdive da parecchio tempo ormai sono un punto fisso delle line up dei grandi festival europei. 

Già, e la coppia Suede-Slowdive è intrigante. Gli Slowdive sono la formazione preferita di Robert Smith dei Cure, che li chiama ovunque possa come apertura. Sono "ospiti fissi" o quasi al Primavera. Sono la punta di diamante di un genere, lo shoegaze. I loro concerti sono di enorme impatto, e questo è un dato che teniamo in forte considerazione quando si scelgono le line up. 

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E poi ci sono altri due gruppi. Che hanno a che fare con il territorio ma guardano il mondo.

Gli Agents of Time sono un gruppo barese, sono più noti sul piano internazionale che in Italia. Hanno partecipato a tutti i festival più importanti di elettronica, basta scorrere qualche immagini su YouTube per vedere che ogni volta suonano davanti a decine di migliaia di persone in contesti di grande prestigio. Non sempre sappiamo riconoscere queste cose, purtroppo. Richiamarli a casa non è stato semplice patriottismo, ma la precisa volontà di sottolineare – perché a volte c’è bisogno di farlo –quanto siano potenti le energie che provengono dal territorio pugliese.

Chiudiamo con Marc Urselli, una figura che affascina molto.

Marc Urselli è cresciuto a Grottaglie, da famiglia italo-svizzera. Ha lavorato con Lou Reed, Nick Cave, Elton John e potrei citarne molti altri. Ha vinto tre volte il Grammy, dopo essersi trasferitosi (letteralmente) con il fagottino dalla sua terra agli Stati Uniti. Adesso è un producer leggendario e l’anima di un paio degli studi di registrazione tra i più importanti a New York. Qualche tempo fa ha prodotto, curato e organizzato quello che secondo me è il miglior album tributo ai Ramones pubblicato negli ultimi trent’anni, “Ramones Redux”, che mi regalò durante il Medimex dello scorso anno. Si avvicinava il 50ennale dei Ramones e così gli ho proposto un progetto speciale: portare quel disco incredibile live. Ha accettato con grande entusiasmo, e per farlo ha messo su una band clamorosa, con grandi artisti della scena newyorkese: Brian Chase (Yeah Yeah Yeahs), Sami Yaffa (Michael Monroe, Joan Jett), Steve Conte (New York Dolls), Kid Congo Powers (ex Bad Seeds),  Luis Accorsi (Toxic Tito), Eugene Hutz (Gogol Bordello), Victoria Espinoza (Puzzled Panthers/Gogol Bordello) e Tammy Faye Starlight. Vedi come tornano sempre pop e punk?

Portate a Taranto grandi band internazionali, con biglietti a prezzi ridotti. Tutto questo mentre il mercato si contrae e tende al conformismo in maniera inquietante. Come si fa?

Non nego le difficoltà, anzitutto. Non è un momento semplice per la musica dal vivo. Rispetto a quando abbiamo iniziato i cachet degli artisti sono aumentati quasi del 100%, mentre il nostro budget è rimasto sempre più o meno quello. Io penso che si debba puntare sul proprio “brand”, sulla propria credibilità e sul proprio modo di lavorare. Gli Smile sono voluti venire al Medimex, così come i Massive Attack. E anche i Pet Shop Boys quest’anno hanno fatto lo stesso girando a un cachet più basso di quanto chiedano in altri contesti. Non tutti gli agenti italiani ci aiutano, non riusciamo a interloquire con tutti quanti. Inoltre un evento come Medimex ha le sue specificità, dal punto di vista organizzativo ci confrontiamo ad esempio con aspetti di carattere burocratico differenti rispetto a un promoter privato. Ma quella è anche la nostra fortuna. La nostra fortuna è il sostegno della Regione Puglia, il cui intervento spesso ci consente di superare le difficoltà. E il sostegno incondizionato dei tarantini: questi sono i due punti di forza.

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La "funzione pubblica" della musica, insomma. 

Noi continuiamo a proporre uno dei festival più convenienti e “democratici” d’Europa, che permette di vedere grandi artisti a un prezzo ridotto, senza zone vip o simili. A un prezzo sensato si può stare sotto il palco e vedere una band che ha fatto la storia. Pensiamo sia questa la nostra missione. Con i live, e con tutte le altre attività che fanno Medimex.

Cosa ne pensi del mercato dei live in mano a pochi gruppi internazionali che gestiscono venue, artisti e piattaforme di ticketing?

La concentrazione di potere in mano a pochi mi preoccupa molto. A queste condizioni si finirà sempre inevitabilmente per farne una mera questione economica, invece questo è un settore intrinsecamente legato alle emozioni, alla passione, alla sensibilità degli esseri umani di tutto il mondo. Vedo una bolla che potrebbe esplodere. E spero che la politica faccia la sua parte a ogni livello, che faccia rispettare le regole. Di certo non ci si può limitare ad affidarsi alla sensibilità del privato: c’è chi ha passato il confine e deve fare dei passi indietro. 

Sono battaglie che si possono combattere anche sul piano locale o tutto questo sta troppo “sopra le nostre teste”?

Io penso che si possa e si debba. Se le istituzioni intervengono come interviene Regione Puglia, dando il proprio contributo a organizzare manifestazioni equilibrate nelle spese e che puntano a coinvolgere più gente possibile a prezzi calmierati, è già un passo avanti non da poco. Poi, certo, ci vuole l’impegno di tutti, ognuno al suo livello. Solo così, con investimenti e maggior consapevolezza, si possono frenare o attenuare gli effetti degli appetiti insiti nelle iniziative private.

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Una delle novità più importanti di questa edizione di Medimex è l’Hip Hop Lab. Non lontano da Taranto, a Massafra, è nato Kid Yugi, che non è solo un bravissimo rapper, ma uno che si sbatte con iniziative sul territorio, che omaggia la “vecchia scuola” locale e sale sul palco dell’Uno Maggio cittadino.

La Puglia è una terra che ha dato molto al rap italiano: ottimi artisti, ma anche eventi e professionisti del settore. Il rischio per le conferenze sulla musica è di attorcigliarsi sempre sugli stessi argomenti. Noi invece abbiamo bisogno di liberare energie, di avvicinare i giovani, farli innamorare della musica e, in prospettiva, professionalizzare i più motivati. L’hip hop in questo è una chiave fondamentale. È il linguaggio dei ragazzi e delle ragazze. Era da tempo che pensavamo a come integrarlo in maniera organica e significativa nel nostro programma. Così – assieme a iniziative come i Songwriting Camp e le Music Factory – abbiamo deciso di creare Hip Hop Lab, che vuole dare sempre più strumenti a chi si avvicina a questo genere e vuole farlo con serietà. 

L’ultima cosa che ti chiedo riguarda la seconda stagione delle Strade del Mediterraneo. Che effettivamente sono molto affollate ultimamente, e portano molto lontano, come dimostrano le carriere di artisti come Nu Genea, Daniela Pes, Marco Castello o La Niña (tra le protagoniste del format 12 mesi fa).

Dopo il successo dello scorso anno (a cui ha contribuito anche la meravigliosa location, all’interno del Castello Aragonese) è venuto naturale pensare a un secondo appuntamento del format creato assieme ad Antonio Diodato, che come sempre ci mette competenza, istinto artistico e amore per la sua città. L’idea è quella di toccare tutti i generi musicali ed evidenziare come la Puglia sia centrale nell’intercettare e raccontare i suoni del mondo. Saranno tre serate di musica davvero intense, non vedo l’ora. 

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L'articolo Cesare Veronico: “Il Medimex è uno dei festival più convenienti e democratici d’Europa. E tale rimarrà” di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2026-05-20 16:12:00

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