Dbseven: tra specchi, forbici e barre

Dal salone di famiglia alla finale di Palchibelli 2025: un conscious rap che racconta fragilità, notti insonni e il bisogno di sentirsi "abbastanza".

Foto di Lorenzo Gallo
Foto di Lorenzo Gallo

Da una parte il salone, dall’altra il microfono. Da una parte un mestiere coltivato in famiglia, dall’altra la scrittura come spazio di introspezione e libertà. Sono questi i confini all'interno dei quali si muove la doppia vita di Dbseven, al secolo Daniele Bruno, rapper 22enne nato e cresciuto a Napoli.

"Nella vita di tutti i giorni - ci racconta - porto avanti una tradizione di famiglia: sono un parrucchiere, un mestiere che ho ereditato da mio padre. Credo che ci sia un filo invisibile tra quello che faccio in salone e quello che scrivo: in entrambi i casi, cerco di curare l’immagine e l’anima delle persone, ascoltando le loro storie per poi trasformarle in qualcosa di bello".

Due mondi che sembrano lontani, ma che per Bruno si incontrano nello stesso gesto: ascoltare, capire e restituire qualcosa di autentico. Una passione, quella per la musica, entrata nella sua vita molto prima di toccare un rasoio o un paio di forbici. "Già a 8 anni ascoltavo rap e mi affascinava la complessità tecnica e la potenza dei testi. Quando poi a 12 anni ho sentito l’esigenza di passare dall’ascolto alla scrittura, sono partito dai remix di artisti che per me sono stati dei maestri, come Clementino e Rocco Hunt".

Da quel momento la ricerca e la raffinazione di rime e incastri diventano il centro di un percorso artistico avviato verso una direzione precisa: raccontare ciò che succede dentro, senza filtri, senza scorciatoie. Non è un caso che Dbseven scelga consapevolmente di scrivere in italiano piuttosto che nel natio dialetto napoletano, inseguendo una dimensione in grado di superare i propri confini geografici.

Un messaggio il più possibile universale, che Bruno prova a diffondere grazie all’aiuto del fidato producer Naroje. Il suo "braccio destro, capace di tradurre in suono le sfumature di ciò che scrivo. Sono profondamente legato alla musica conscious rap: un genere dove l’obiettivo è guardarsi dentro, e ciò mi riesce molto bene".

Una direzione che guarda molto anche oltreoceano, verso quella tradizione rap che ha fatto della scrittura un’arte quasi chirurgica. "La mia più grande ispirazione a livello artistico - ci racconta Bruno - è sempre stata XXXTentacion per la sua capacità di mettere a nudo le proprie fragilità. Oggi i miei ascolti si basano invece su veri e propri pilastri della scrittura americana come Kendrick Lamar e J. Cole, da cui cerco di assorbire la cura maniacale per il testo e il flow".

Dbseven - Foto di Lorenzo Gallo
Dbseven - Foto di Lorenzo Gallo

Fragilità e introspezione sono proprio il cuore di cielo spento, il suo ultimo singolo, un brano che nasce da quelle ore sospese della notte in cui i pensieri si fanno più rumorosi. "È una traccia che affronta la solitudine e quella strana ansia di non sentirsi mai 'abbastanza' in una società che corre frenetica. È un invito a rallentare e a rispettare i propri tempi".

Se la scrittura è il luogo dove tutto prende forma, è sul palco che quelle parole trovano il loro momento più intenso. "L’emozione più forte durante un mio live l’ho vissuta lo scorso novembre alla finale di Palchibelli 2025 a Milano. Avevo con me una pennetta con le basi e una grinta incredibile. In quell’occasione ho avuto anche l’onore di confrontarmi con Ghemon, un mio grande punto di riferimento. I suoi complimenti e i suoi consigli sono stati una conferma fondamentale: mi hanno fatto capire che in questa scena c’è un posto anche per il mio racconto".

Una consapevolezza che oggi si traduce in nuove prospettive e in un nuovo EP interamente prodotto da Naroje. "È un progetto a cui tengo moltissimo - ci confessa - e che vedrà la luce a settembre. Sarà un’ulteriore evoluzione del mio percorso".

Nel frattempo, tra specchi, forbici e barre scritte di notte, Dbseven continua a muoversi tra due vite che forse, in fondo, non sono mai state così distanti. Perché sia tra le chiacchiere di un salone sia davanti a un microfono acceso, la missione resta la stessa: ascoltare le storie delle persone, provando a trasformarle in qualcosa che rimanga.

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L'articolo Dbseven: tra specchi, forbici e barre di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-03-07 17:21:00

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