"Di ferro E cuoio", senti come suona Sesto San Giovanni

Il romanzo di Marco Colombo, ex Carver e Motel 20099, ha come protagonista il comune operaio alle porte di Milano. Soprannominato Stalingrado d’Italia per le fabbriche che ancora primeggiano sullo sfondo e che ispirano l’elettronica di Matteo Cantaluppi, colonna sonora che accompagna il testo

Marco M. Colombo - sullo sfondo, SSG
Marco M. Colombo - sullo sfondo, SSG

Prendiamo un linguaggio vero e crudo, che proviene dalla strada, e utilizziamolo in un romanzo di formazione: troveremo Di Ferro e cuoio, il testo con cui esordisce come scrittore Marco M. Colombo, pubblicato il 28 ottobre. Sin da giovane appassionato di musica – ha suonato nei Carver e nei Motel 20099 –, Marco è nato e cresciuto a Sesto San Giovanni, la città protagonista del suo primo romanzo.

Nel titolo, il cuoio fa riferimento al calcio, mentre il ferro evoca l’ambientazione del romanzo, ossia "una non meglio precisata cittadina dove le fabbriche dell’industria pesante hanno modellato socialmente il luogo, il paesaggio e il carattere dei protagonisti", spiega l'autore.

La storia di un luogo che ha anche una colonna sonora, realizzata da Matteo Cantaluppi, uno dei più noti produttori nel nostro panorama (ci basti pensare alle produzioni dei brani di successo di Gabbani, dei Thegiornalisti o dei Fast Animals and Slow Kids). Marco conosce Matteo nel 2006, quando con i Motel 20099 registrarono il primo demo al Jungle Sound: "Matteo ha prodotto entrambi i dischi ufficiali della mia ex band. Poi, siamo diventati grandi amici", dice Marco.

E continua: "Considero Matteo una figura chiave della musica italiana, uno dei pochissimi che sa destreggiarsi con coerenza ed eleganza dal mainstream, dall’indie fino alle cose più sperimentali in ambito ambient e industrial. Matteo è un grande conoscitore di musica e un grande compositore, e per me è stato naturale chiedergli di partecipare a questo progetto. Il risultato è un bellissimo album che interpreta al meglio l’atmosfera del romanzo, attraverso sonorità elettroniche colte e urbane allo stesso tempo".

Il libro di Marco Colombo – edito dalla casa editrice EgoValeo Edizioni – rappresenta un’epica cavalcata metropolitana: "Semplice come le nostre stesse vite, come la nostra storia, come la storia della nostra cittadina. Facile e chiara come uno schiaffo preso agli autoscontri in una gelida domenica pomeriggio di metà gennaio", spiega. La sua esigenza di scrivere un testo, che non sia una canzone, è nata in maniera naturale, grazie alla passione di raccontare e leggere le storie, di cogliere gli aneddoti altrui e ascoltare le conversazioni di sfuggita nei bar o in metropolitana.

Sesto San Giovanni, la Stalingrado d'Italia - foto da Wikipedia
Sesto San Giovanni, la Stalingrado d'Italia - foto da Wikipedia

Marco Colombo, come già vi abbiamo accennato, nasce e cresce a Sesto San Giovanni. Una città così vicina a Milano, ma che vuole comunque mantenere la sua identità. I suoi abitanti hanno sviluppato un grandissimo senso di appartenenza: "Non è raro che molti ragazzi sestesi decidano di tatuarsi sul corpo 'SSG' o '20099', il CAP di Sesto, come ostentazione d’appartenenza alla cittadina", sottolinea Marco, e continua: "Sesto rappresenta un microcosmo orgoglioso della sua diversità, del suo essere periferia, del suo essere indipendente e essere cresciuto qui, ha significato molto per me: Sesto è stata la mia più grande palestra di vita".

La sua città natale – definita nel tempo come 'Città delle Fabbriche' – è stata un porto sicuro per Marco, un luogo in cui poter tornare dopo i moltissimi viaggi in giro per il mondo. D’altro canto, però, come spesso si dice, la provincia un po’ ci uccide – e qui riprendiamo una celebre canzone de L’Orso –, perché spesso offre poche possibilità di svago e di lavoro. E fa sviluppare nei suoi abitanti un desiderio di evadere, scappare dalla noia e desiderare di vivere in un’altra dimensione.

Questo romanzo di formazione racconta una storia violenta e brutale: "Come la storia dei nostri genitori, carne da macello masticata, inghiottita e vomitata senza pietà alcuna dai fumi, dalla fuliggine, dalle colate e dagli alti forni delle gigantesche fabbriche", dice Marco, e continua: "Erano disperate formiche impazzite riversate su questo piccolo tozzo di pane, che forgiò nel ferro e nel cuoio la sua nuova orgogliosa identità, prodotto di uno dei più assurdi e tragici melting pot che la storia italiana ricordi".

Di ferro e cuoio è una storia figlia del luogo in cui è nata, poiché Sesto San Giovanni è stato un "paese" che, sin dai primi del Novecento, si è trasformato da piccolo borgo rurale alla Stalingrado d’Italia, grazie alla presenza di grandi fabbriche. Queste hanno permesso a molti di trovare un lavoro, per via anche dell’emigrazione interna degli anni Sessanta: sono questi i ricordi che i genitori di Marco gli hanno tramandato, entrambi di Sesto. 

Il romanzo è la prima esperienza di Marco come scrittore. Ma la musica è sempre presente dentro di lui, e ha influito sul lavoro di questo testo: dai Carver ha preso la narrazione pulp e la fascinazione per il noir, dai Motel 20099 – e in particolare dal primo disco Romanticismo dalla periferia per giovani teppisti, una colonna sonora alternativa a quella di Cantaluppi, mentre si legge il libro, la voglia e l’interesse di parlare di certe tematiche urbane con disincanto e in maniera dolceamara. 

Musica e letteratura: I furiosi di Nanni Balestrini e La più grande balena morta della Lombardia di Aldo Nove, sono tra i riferimenti letterari del giovane scrittore-musicista. Per gli stranieri, Eddy-Baby ti amo di Eduard Limonov e Tristessa di Jack Kerouac.

Le illustrazioni del romanzo di Marco Colombo sono state curate dal digital artist Josè Sala e il regista Simone Scafidi ha curato la prefazione. Di Ferro e cuoio diventa, quindi, un’opera complessa: un progetto multidimensionale, coerente e interessante, grazie anche al coinvolgimento di artisti più o meno noti.

Una fabbrica, una nube di fumo e una persona che cammina sono la copertina di Di ferro e cuoio: un'immagine che riassume l’ambientazione del racconto. E che evoca, in maniera forse inevitabile, il periodo che stiamo vivendo, come se quella fosse una persona che tenta di fuggire da questo buio e dal caos del nostro contemporaneo: "Siamo in un momento molto difficile, secondo me è inutile nascondersi o fare finta che non sia così. Ma spesso è dalle difficoltà che la migliore arte e i progetti più interessanti prendono forma. La mia speranza, guardando con fiducia al futuro, è che questo anno tragico possa portare in dote una grande risposta artistica", conclude Marco.

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L'articolo "Di ferro E cuoio", senti come suona Sesto San Giovanni di Enrica Barbieri è apparso su Rockit.it il 2020-11-04 12:15:00

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