Dr Martens On Tour @ The Cage: Gaetano Graniero racconta Livorno e la sua generazione Intervista

14/03/2018 di

Dr Martens On Tour è il nuovo progetto promosso da Better Days e Dr Martens. Quattro date in quattro tra i migliori live club italiani, decine di ore di musica, centinaia di persone, litri di birra e un solo paio di scarpe. Il terzo appuntamento ci porta nel cuore della Toscana, al The Cage di Livorno. È lì che conosciamo Gaetano Graniero, dj e ideatore della serata My Generation nello storico live club, ideata insieme al proprietario ed eroe del rock n' roll dalla "c" aspirata Toto Barbato. Ci siamo fatti raccontare la scena di Livorno e la realtà di una città che apre le braccia alla musica e soprattutto ai musicisti, a patto che le tue scarpe siano abbastanza resistenti. Questi sono anfibi bagnati, questo è My Generation, questo è Dr Martens On Tour. 



Ciao Gaetano, intanto, per chi non vi conosce facciamo le presentazioni: chi sei, cos'è il The Cage e cos'è My Generation?
Ciao Rockit! My Generation è un progetto nato più o meno tre anni fa, è una serata che ruota attorno all'universo del brit rock, anche se a dire il vero nell'ultimo periodo stiamo raccogliendo le ultimissime tendenze del pop e dell'indie italiano. Un pub, qualche birra, e una grande passione per la musica: sono queste le cose che hanno ispirato My Generation. Generalmente come serata si identifica quindi con l'universo brit: Oasis, The Killers, Blur, Arctic Monkeys etc. Insomma, ci piacciono gli anthem in stile club di Manchester. Ad occuparcene siamo io, il fotografo Claudio Caprai ed i due djs Gabriele Carratori e Filippo Ascione, un po' più giovani di me e più attenti alle novità. Il The Cage, invece, non ha bisogno di troppe presentazioni: è un locale storico di Livorno, uno dei migliori live club non solo nella provincia ma in un tutta la nostra zona.



Il terzo anno di My Generation è un buon momento per fare il punto della situazione, come sta andando?
Il pubblico è cresciuto tantissimo negli anni, sta andando molto bene. Il The Cage è un locale molto grande e ci vengono persone non solo dalla Toscana ma anche dal Lazio, dalla Liguria, dall'Emilia Romagna. Questo anche grazie alla nostra playlist Spotify che sta andando benissimo ed è veramente seguita, e che aggiorniamo regolarmente con tutte le nuove scoperte che mano a mano aggiungiamo al nostro dj set.

My Generation come è nata?
È un progetto nato da me e Toto Barbato. Io sono un grandissimo fanno dell'Inghilterra, degli Oasis e di quel mondo lì, colleziono vinili e prima di lavorare con il The Cage ho sempre fatto set su questo genere a Livorno. Toto mi ha contattato per questa serata e io mi sono portato dietro gli altri ragazzi. Io e Toto condividevamo la voglia di riportare in un locale tutto il mondo degli anni '90 e mischiarlo alle nuove proposte. Era una cosa che non poteva non funzionare, era il momento giusto e francamente ce lo sentivamo che sarebbe andata bene. 



Per quanto riguarda Livorno invece, oltre a voi e ai nomi che tutti conosciamo bene, qual è la situazione della scena musicale? Non solo per quanto riguarda i live club e le serate come la vostra, ma lo spirito della città nei confronti della musica.
C'è molto fermento a Livorno. Ci sono tanti gruppi, non solo nomi importanti come Motta e gli Zen Circus ma anche tanti emergenti. Sarà per il mare, il porto o per l'anima anarchica della città, Livorno è una città che abbraccia gli artisti su tutti i fronti. Un artista a Livorno si sente a casa, lo stesso Appino è rimasto folgorato da Livorno. Tutto è un'ispirazione, non solo per la città in sé, è il livornese che di carattere è aperto, ti da subito confidenza, dal mercato centrale al pescatore e così via. Ultimamente guardando "Principe Libero", la serie di Rai 1 su Fabrizio De Andrè, nel racconto dei luoghi di quella Genova ci ho visto questa Livorno.

Quindi l'anima di quella che era in quegli anni la scuola genovese, oggi potrebbe essere trasferita alla "scuola livornese"?
Esattamente, ne sono convinto. La associo un po', forse perchè ho più riferimenti oltre la Manica, alla Manchester degli Stone Roses. È un momento molto positivo per la città di Livorno, è normale quindi che ne stiamo beneficiando anche noi come My Generation. C'è anche molta voglia, nella mia generazione, di passare il testimone ai giovani, e nel fare questo educarli a un certo tipo di ascolti e di riferimenti musicali che non sono solamente quelli degli ultimi anni.


My Generation, come cantano i The Who, appunto. In questo fermento come vedi le nuove generazioni e i giovanissimi nell'approccio al mondo della musica in generale?
o sono dell'83, i miei colleghi invece sono del '90 e sono un po' più giovani, sono loro che hanno sempre avuto un'attenzione per gruppi come Pop X o Coma_Cose. Si è creato un buon movimento intorno a questa musica, e questo è un mondo che appartiene alle nuove generazioni. I ragazzi giovani oggi prendono molto dal mondo di Spotify, ne parlano su Facebook, e mostrano moltissima attenzione per il nuovo pop, per questo oceano in evoluzione di un certo tipo di musica. Ammetto che non sempre mi facciano impazzire alcune nuove uscite che vengono proposte, ma il fenomeno fondamentale è l'attenzione che hanno i ragazzi verso questo genere. Una volta a riempire la pista erano spesso e solo nomi importanti, grandi produzioni, ora centinaia di ragazzi, anche molto diversi tra loro, sanno a memoria tutte le canzoni non solo dei grandi artisti, ma anche del loro coetaneo emergente di un'altra città. Questa attenzione, unita alla facilità di comunicazione che può da dare internet, è un fenomeno davvero importante e sono sicuro che verrà studiato in maniera seria e approfondita nei prossimi anni. Sarà che sono abituato ai miei tempi, dove prima di uscire con una pubblicazione ce ne voleva parecchio di tempo e lavoro.

Prima di darci appuntamento a sabato, raccontaci un momento glorioso, un anedotto o il tuo ricordo preferito di My Generation. Insomma, una storia che faccia capire cosa succede veramente.
Sono successe molte cose e potrei raccontarti infiniti episodi o aneddoti. Sicuramente uno dei momenti migliori è il caso (e casino) mediatico che provocò il live di Bello Figo. Locale pieno di ogni tipo di forza armata, senza ombra di dubbio la performance più trash e punk allo stesso tempo a cui abbia mai assistito.
Un'altra cosa da menzionare è il cosiddetto cerchio umano su pezzi come "Chelsea Dagger", "Song 2" o "Freed from Desire", che è il grande anthem di My Generation, che si chiude in un accozzaglia di bicchieri, teste e braccia che volano per tutta la stanza. Non abbiamo niente da invidiare al "Will Grigg's on fire" dei tifosi irlandesi. Il mio momento preferito, però, arriva intorno alle 3:00 del mattino: l'alcol ha già fatto il suo lavoro, spegniamo le luci e la gente inizia ad abbracciarsi e cantare. Se si chiudono gli occhi si ha la sensazione di essere nel 1996 al Maine Road di Manchester con una pinta di birra in mano e la voglia di gridare con tutta la voce che si ha.

 

Tag: intervista

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