19'40'', la buona musica (in cd) ti arriva a casa

La collana "anticlassica" del più che musicista Enrico Gabrielli (Calibro 35, ex Afterhours) manda ai suoi abbonati un disco ogni quattro mesi, da Stravinsky alla musica per far crescere le piante. L'ultima uscita chiude un ciclo di 12 album e omaggia la serie di culto "The Twilight Zone"
13/08/2020 14:37

"There is a fifth dimension beyond that which is known to man. It is a dimension as vast as space and as timeless as infinity. It is the middle ground between light and shadow, between science and superstition, and it lies between the pit of man's fears and the summit of his knowledge. This is the dimension of imagination. It is an area which we call the Twilight Zone".

Con queste parole si apriva la prima stagione di The Twilight Zone, serie creata da Rod Serling nel 1959 e diventata negli anni un programma televisivo imprescindibile, conosciuto in italiano come Ai confini della realtà. Cinque stagioni che hanno plasmato tutta la televisione che sarebbe venuta dopo, grazie ai suoi surreali racconti del terrore nel quotidiano. Basti pensare ai celebri episodi di Halloween dei Simpson, dove le storie spesso prendono ispirazione da alcune puntate di questa incredibile serie.

 La copertina di La copertina di

A omaggiare Ai confini della realtà ci ha pensato anche Enrico Gabrielli in uno dei suoi innumerevoli progetti musicali: oltre ai Calibro 35, Mariposa, The Winstons, le collaborazioni con Mike Patton e PJ Harvey e mille altre cose, Enrico è tra i fondatori della 19'40'', una collana discografica che ogni quattro mesi recapita a casa dei suoi abbonati un cd di musica "anticlassica", come loro la definiscono. Per la 19'40'' è uscito ieri At the Gates of the Twilight Zone, un omaggio al programma di Sterling e alla musica di Bernard Herrmann, leggendario compositore di musiche da film, che ha prodotto tantissimo materiale per questa serie. All'interno del disco ci sono le colonne sonore di due episodi, Little Girl Lost e Living Doll, e la Outer Space Suite, tutte composizioni di Herrmann reinterpretate dagli Esecutori di Metallo su Carta, l'ensemble fondato dallo stesso Enrico.

At the Gates of the Twilight Zone è l'ultima pubblicazione del primo ciclo della 19'40'': dopo averlo sentito al momento della nascita del progetto, ora abbiamo parlato con Enrico alla fine di questa prima fase, per parlare di quanto pubblicato finora e, in particolare, di questo ultimo album.

Com’è nata la 19'40''?

È nata per volere mio e di Sebastiano De Gennaro, un fuggiasco del conservatorio come me. Per vicende varie siamo finiti nel magico mondo del rock 'n' roll e conoscevamo ai tempi Francesco Fusaro, che ora lavora a Londra per NTS Radio, e abbiamo coinvolto anche lui. Volevamo una triangolazione con cui costituire questo contenitore delle nostre idee che non fosse un'etichetta discografica, perché le etichette si occupano di pubblicazioni di dischi diversi o in linea a un’idea generale: noi volevamo fare un lavoro divulgativo da collezione prodotto da noi. Poi abbiamo aggiunto una social manager, Tina Lamorgese, e noi quattro ci occupiamo di tutto quanto. Abbiamo deciso questa strada di usare il formato cd come feticcio e di avere degli abbonati a cui spedire via posta i nostri lavori. Volevamo creare una comunità di affezionati che non fosse troppo filtrata dal mezzo informatico.

Definite la vostra musica "anticlassica": cosa significa?

Anticlassico può avere due accezioni: può essere inteso come opposizione, oppure come "anteclassico", quindi "prima che diventi un classico". Noi abbiamo la presunzione di fare una colonna discografica che possa diventare un classico nel futuro, ma questo non significa che noi siamo contrari all’accademia, anzi: quello che ci interessa è creare un cordone e agganciare i vari mondi. Lavorando nel campo della musica popolare, ma avendo studiato al conservatorio, a me e Sebastiano interessa che le cose si leghino. Non a caso, con il nostro ensemble abbiamo fatto Decade dei Calibro 35 o La terra sotto i piedi di Daniele Silvestri.

Qual è la pubblicazione della 19'40'' di cui vai più fiero?

La versione acustica di Plantasia, di Mort Garson. Garson è un compositore americano che ha tentato un’operazione neurobiologica un po’ fricchettona, ossia che la musica potesse essere un utile viatico alla crescita delle piante, cosa assolutamente indimostrabile. Noi abbiamo adattato questo disco in una versione acustica, che secondo me, per assurdo, è un lavoro di complimento all’originale, che è tutta su moog. Abbiamo poi avuto l’onore di avere la prefazione dell’album scritta da Stefano Mancuso, il più importante neurobiologo in circolazione, il quale ha anche incontrato Mort Garson a una conferenza, ricevendo da lui Plantasia autografato. Poi ce ne sono stati anche di belli avventurosi, come la versione per ensemble di The Planets di Gustav Holst nel padiglione Francia della Biennale di Venezia: l’area era stata allestita dall’artista Xavier Veilhan, uno spazio bellissimo, fu molto faticoso ma bello.

Cos'ha di particolare il packaging dei dischi pubblicati fino adesso?

È una chicca concettuale a cui sono molto affezionato: i dischi hanno un plot nella confezione uguale, bianco o nero, e si alternano non in maniera binaria, ma nella sequenza dei tasti del pianoforte. Con questo primo ciclo di dodici dischi è come se avessimo coperto un’ottava, quindi si tratta di un momento importante.

Le prime dodici uscite della 19'40''Le prime dodici uscite della 19'40''

Come avete proceduto nella pubblicazione di queste opere?

Avevamo un po’ di dischi già pronti, ma non sono usciti nella sequenza in cui li abbiamo registrati. Noi abbiamo sempre seguito un’alternanza nella tipologia, ci basiamo sostanzialmente sulla musica scritta nelle tre modalità di applicazione che abbiamo individuato: la filologia, ossia seguire esattamente la partitura; il sabotaggio, che sta nel cambiare ed elaborare quanto scritto nella partitura; o la trascrizione, cioè quello che dalla partitura si porta ad altri strumenti. Cerchiamo sempre di alternare questi tre metodi. Adesso stiamo andando un po’ con i piedi di piombo: gli sforzi produttivi sono ingenti, il tempo è sempre meno, poi con il covid mettere insieme un ensemble è complicato. L’altra occasione di incontro e registrazione è ContempoRarities, il festival che avviamo a Santeria, lì in genere è l’occasione di fare dei programmi che poi registriamo, come nel caso di questo ultimo disco.

Come valuti questo primo ciclo di dischi?

Siamo felici, il numero di abbonati non è enorme ma si è sempre assestato, c’è uno standard che rimane e che per noi è abbastanza sostenibile sul piano delle spedizioni. Noi testiamo ancora un mezzo, che è quello della posta, che si usa molta meno, ma posso garantire che spedire centinaia di dischi in posta è veramente complicato. Siamo molto felici, pensiamo che tra un po’ di tempo questa collezione sarà importante non solo per noi, ma anche per appassionati sparsi in giro per il mondo.

Enrico Gabrielli al ContempoRaritiesEnrico Gabrielli al ContempoRarities

La scelta del formato fisico e dell'abbonamento è particolare: che rapporto avete con il digitale?

Noi ci troviamo bene con il digitale, per dire abbiamo un nostro canale Patreon di 19’40’’, ma a noi interessa l’oggetto, è un feticcio che giustifica l’affetto. Il grosso problema delle piattaforme di ascolto digitale è quello di allacciare l’affetto, è un qualcosa di antropologico. Essendo l’ascoltatore di musica, soprattutto l’appassionato, un po’ un bambino, il possedere la cosa solletica la parte emotiva. Prendiamo il vinile, per esempio: quello è un ascolto cerimoniale, richiede un diverso impegno mentale, è più immersivo. Io ho una figlia di due anni e mezzo e vedo come il vinile abbia una fortissima componente ipnotica: sapere che quello che stai ascoltando è frutto di un meccanismo è affascinante e penso che abbia ancora questo di vincente rispetto ad altri formati.

E come mai proprio il cd?

In realtà abbiamo testato anche formati diversi: per esempio, abbiamo fatto un lavoro partendo dal doodle di Google dedicato a Bach che era in mini cd, oppure abbiamo spedito una chiavetta USB su cui era caricato un film. Ne dovremmo sperimentare anche altri, i formati sono affascinanti anche solo come archeologia, tra pochi i cd non li ascolterà più nessuno e noi sappiamo che questa è una fase di traghettazione. Vogliamo vedere fino a che punto riusciamo ad arrivare prima che gli abbonati ci dicano che non hanno un mezzo per ascoltare i nostri lavori.

I lavori della 19'40'' pronti per essere speditiI lavori della 19'40'' pronti per essere spediti

Parliamo di questo ultimo lavoro, At the Gates of the Twilight Zone. Perché avete voluto omaggiare questa serie?

Un nostro grande interesse è la fantascienza, sia come lettori che come scrittori. Io scrivo, ho pubblicato un primo libro di racconti e ora sto cercando di essere pubblicato senza riuscirci, di questo sono molto fiero. Una cosa come The Twilight Zone è alla base dell’immaginario fantascientifico thrilling che è venuto poi, in più Bernard Herrmann è un compositore straordinario, conosciuto per lo più per le grandi pagine sinfoniche per film come Ultimatum alla Terra, i vari Hitchcock, Taxi Driver. In questo materiale televisivo qua ha lavorato tantissimo con degli ensemble sui generis, non erano mai organici tipici, era una cosa facile da riprodurre per noi che non siamo in tanti. Al ContempoRarities del 2017 proiettammo tre puntate di The Twilight Zone con la colonna sonora dal vivo, da lì abbiamo ricavato il disco. Siamo stati molto contenti di farlo, è un ascolto che funziona bene anche nella propria casa: ascoltare quella musica in ambiente domestico crea immediatamente un clima di sospetto e inquietudine che a me piace.

Nel 2019 è uscito un reboot di The Twilight Zone, presentata da Jordan Peele. Cosa ne pensi?

L’ho visto, ma non mi sono ancora fatto un’opinione precisa. È difficile, perché in realtà si confronta con delle cose che ora sono già più a fuoco: prendi Black Mirror, quello è una versione del concetto di The Twilight Zone applicato alla contemporaneità irraggiungibile. Ho percepito il desiderio del reboot di essere ancorato al presente con lo sguardo al passato, ma l’originale aveva anche la forza di essere molto naif, cosa che adesso non ci si può permettere.

Di cosa parlano i due episodi che avete preso per questo lavoro?

Il primo dei due è Little Girl Lost, dove una bambina di una famiglia americana degli anni ’50 scompare nel cuore della notte attraverso un portale dimensionale. Il padre, anziché chiamare la polizia, chiama un suo amico fisico e cercano di recuperarla. L’altro è Living Doll, la bambola assassina, che è alla base di un sacco di film. Il protagonista è Telly Savalas, che interpreta un patrigno che vede a tornare a casa la madre con la figlia e questa nuova bambola. Questa bambola soltanto con lui parla, lo minaccia di morte, poi non dico come finisce perché vale la pena da recuperare.

Le ultime tracce del disco compongo invece la Outer Space Suite, sempre di Herrmann: di cosa si tratta?

È una delle più celebri library di Herrmann, scritta più o meno in contemporanea con Psycho, La donna che visse due volte e Ultimatum alla Terra, ed è stata usata dalla CBS in un sacco di sincronizzazioni. Sono dei pannelli cromatici molto semplici per piccoli ensemble, la cosa bella è proprio che si tratta di una library, e quindi di un lavoro che si prestasse a diversi usi.

Come mai questa uscita come ultima del primo ciclo?

È il primo lavoro che facciamo con una press agency londinese, WildKat. Noi tecnicamente siamo una LTD inglese, tra l'altro mossa un po’ suicida visto che ora abbiamo la Brexit che ci alita sul collo, e questa press agency volevano un’uscita che fosse internazionale e questa ci sembrava adeguata. Noi abbiamo cercato di trovare tutti i trucchi possibili per bypassare i problemi di copyright, per dire le sigle non le abbiamo inserite. O almeno, abbiamo fatto una gabola, soltanto i più appassionati se ne accorgeranno. C’è un segreto, come in ogni puntata di The Twilight Zone che si rispetti, detto questo non dico.

Com’è stato confrontarsi con questa musica così ansiogena?

Mi è capitato già in passato, sia ovviamente con i Calibro 35 che con altri progetti, di fare musica per immagini ed è un mestiere difficile. Intanto c’è un regista di mezzo, quindi il rapporto può essere complicato, infatti sostengo che Morricone abbia avuto la grande fortuna di avere un compagno di scuola con cui fare i film che ha fatto (Ennio Morricone e Sergio Leone hanno fatto la terza elementare assieme, ndr). La cosa che mi ha sempre stupito di Herrmann è come una qualità di scrittura e una densità di armonie, idee melodiche, timbri, possano andare bene sotto delle immagini senza sovrastare la scena. Herrmann è incredibile perché ad ascoltarlo si capisce che è musica per immagini, ma allo stesso tempo è una musica che ha una fortissima valenza evocativa. Un po’ come John Williams o lo stesso Morricone, è musica dove le immagini si vedono, allo stesso tempo però ha una educazione nel non essere troppo invadente. Credo di aver capito alcune cose lavorando su questo materiale.

Ora che avete chiuso questo ciclo, cosa avete in mente per il futuro?

Non abbiamo già dodici progetti, però abbiamo molte idee e molto materiale per un bel po’ di uscite. A dicembre pubblicheremo le musiche di Fiorenzo Campi per Le avventure di Pinocchio di Comencini, l’avevamo fatto recentemente con Francesco Bianconi che leggeva Collodi e Olimpia Zagnoli che faceva dei disegni dal vivo, era stato uno spettacolo multimediale molto particolare.

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L'articolo 19'40'', la buona musica (in cd) ti arriva a casa di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 13/08/2020 14:37

Tag: cd - intervista

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