Sangue, terrore e morti viventi: intervista al maestro delle colonne sonore horror Fabio Frizzi Intervista

Frizzi to FulciFrizzi to Fulci
10/11/2015 di

Le colonne sonore italiane sono spesso più celebri nel mondo dello stesso cinema che hanno musicato. Questo vale per i compositori più celebri come Morricone, e per quelli con una carriera forse meno esposta ma altrettanto prestigiosa.
Fabio Frizzi è uno di questi: storico compositore di colonne sonore horror che ha musicato quasi tutti i film culto di Lucio Fulci come "Zombi 2", "Paura nella città dei morti viventi" e "...E tu vivrai nel terrore! L'aldilà" (oltre che altri film altrettanto cult come "Febbre da Cavallo", ma questa è un'altra storia). Recentemente ha portato queste colonne sonore in tour negli Stati Uniti con il progetto Frizzi 2 Fulci: ne abbiamo approfittato per farcelo raccontare (e sì, se ve lo state chiedendo, è il fratello di Fabrizio). 

 

"Frizzi 2 Fulci" prevede di portare le colonne sonore nate dalla sua collaborazione col regista in tour. Come è nato il progetto?
Frizzi 2 Fulci ha avuto una lunga gestazione, da più di 10 anni pensavo di dedicare un concerto-tributo al mio vecchio amico. Ma come per tutti i progetti, deve arrivare il momento adatto. Grande complice della spinta finale è stata proprio la rete, mi sono reso conto che la passione per il cinema italiano di quel periodo, per Lucio in particolare e l’interesse per le colonne sonore che avevo scritto negli anni '70 e '80 erano in crescita costante. A dire la verità un forte culto internazionale per il cinema di Fulci c’era stato fin dall’inizio, fin da quando i film erano prodotti e distribuiti. Ma il moltiplicatore dato da internet, la possibilità di comunicare con facilità attraverso meridiani e paralleli, dava al progetto Frizzi 2 Fulci un potenziale fascino ancora maggiore. E allora mi ci sono messo di punta, ho selezionato un gruppo di musicisti straordinari, ho rivisitato moltissima musica scritta da un Fabio giovanissimo. E nel 2013 è cominciato il gioco.

Solitamente i concerti di colonne sonore sono sempre molto popolari, crede che possa essere un modo per riavvicinare il pubblico ad un ascolto sinfonico?
Sì, questo può essere uno spunto molto interessante. Io personalmente, negli anni '90, quando il cinema italiano, purtroppo, cominciava una sua fase di coma (irreversibile), pensai di portare la grande musica del nostro cinema nelle tante realtà sinfoniche italiane. Chiesi a tutti i miei colleghi compositori più augusti, o ai loro eredi, di darmi partiture sinfoniche originali. E incredibilmente, dopo una forte riluttanza proprio dei musicisti di queste formazioni orchestrali, ci si rese conto che uno spettacolo di musiche da film era un evento formidabile. Fui il primo in assoluto ad avere questa idea. Poi arrivarono molti altri, fra essi anche alcuni direttori classici di altissimo livello. È un progetto che ho messo in naftalina per un po’ di tempo, ma posso anticipare che nei prossimi mesi tornerà di attualità.

Il genere horror è uno di quelli dove la colonna sonora ha il ruolo più fondamentale, si può dire che molto spesso buona parte della suspense e dei colpi di scena viene data proprio dalla musica; ci sono accorgimenti particolari a cui stare attenti?
La musica di commento ha un’importanza forte in ogni genere di film. È fondamentale nella commedia, nel film d’amore, nel film di guerra o nel western. Ma sicuramente nel giallo e nell’horror il ruolo diventa centrale. E a parte l’utilizzo della propria personale gamma di espedienti stilistici, la colonna sonora di un film horror deve essere un tutt’uno con il racconto, con l’immagine che va a sottolineare. Quindi enorme intesa con il regista, poi, come sempre, la necessità di indossare la storia e la sceneggiatura come se fossero un abito. Muovercisi dentro con naturalezza, arrivando a capire qual è il senso vero, profondo del progetto.

C'è anche la possibilità di scadere in cliché che si ripetono ormai nel genere?
Questo è sicuramente il pericolo maggiore, quando si affronta un film di genere. E credo che nessun collega possa dire di non avere mai fatto ricorso a qualche trucco del mestiere, a qualche riproposizione, magari dissimulata, di una idea vincente scritta per un progetto precedente. E questo vale certamente anche per me. È l’eterno problema dell’artista, quello di continuare ad essere se stesso, imponendosi però una crescita ed una evoluzione.

Proprio per l'importanza della musica nell'horror è mai capitato che il regista desse la priorità alla musica costruendoci sopra poi la scena?
Per quello che mi ricordo non mi sembra che mi sia mai successo. Ma sicuramente le frequentazioni reciproche, della sala di registrazione da parte del regista, del set da parte del musicista, creano molte complicità anche dell’ultimo momento. Tanto per citarne una, andando a vedere le riprese del film L'Aldilà, trovai nella casa della protagonista un vecchio pianoforte un po’ scordato. Da lì ci venne l’idea, a me e a Lucio, di creare un tema suonato dal piano, tutto dissonanze ed apparenti contraddizioni musicali. Sicuramente uno dei migliori di quella colonna sonora.

Che differenze ci sono dal punto di vista organizzativo nella costruzione di una colonna sonora per un film italiano rispetto ad un film dei circuiti internazionali?
Ai nostri giorni le differenze si sono molto ridotte, anche perché la grande crisi mondiale del settore ha fatto sì che i budget milionari destinati alle colonne sonore dei film americani si siano spesso un po’ asciugati. La differenza maggiore, direi, soprattutto in riferimento alle musiche di quel periodo, stava nell’approccio generale alla colonna sonora, da noi indirizzato per lo più ad una scansione in temi, dedicati ai singoli personaggi e alla storia con le varie pieghe del racconto. Nel grande cinema internazionale, invece, c’era spesso una sorta di racconto complessivo, che cominciava praticamente dal primo fotogramma e finiva all’ultimo, sottolineando ogni singolo passaggio della vicenda. Una specie di suite sinfonica, che ovviamente conteneva anche dei temi, ma che non aveva soluzione di continuità. Per noi invece l’obiettivo era sempre quello di lasciare un ricordo tematico a chi usciva dal cinema dopo la proiezione.

Come si è evoluto il lavoro del compositore di colonne sonore negli ultimi 30 anni? 
Le nuove tecnologie, i computer, i software dedicati, non sono altro che strumenti. Come la vecchia carta da musica su cui imprimere note e pause con una matita. Ovviamente è cambiato un po’ il processo delle lavorazioni, se un tempo per vedere il montaggio di un film bisognava andare per forza in moviola, oggi possiamo tranquillamente ricontrollare le sequenze nel nostro ufficio, o addirittura stando nel letto prima di addormentarci la sera. Ma a parte questi aspetti di nuova comodità la colonna sonora merita e richiede sempre una totale dedizione psicofisica da parte del fortunato artigiano che se ne dovrà occupare. Il lavoro del compositore di colonne sonore cresce di pari passo con il suo interprete. Ma rimane sempre, e non potrebbe essere che così, la più forte delle passioni.

Un suo brano è stato utilizzato da Tarantino per "Kill Bill", e Tarantino aveva anche utilizzato un brano di Morricone per "Django", scatenando una polemica relativa alle colonne sonore utilizzate fuori dal contesto. 
Le musiche e le immagini hanno delle strane affinità elettive. Quando si lavora ad un progetto nuovo, spesso si utilizzano musiche vecchie per provare l’effetto della scena o per aiutare il montatore nel suo lavoro. E molte volte si hanno delle sorprese incredibili. Nel caso di Tarantino, come per altri registi americani che amano il nostro cinema, l'omaggio e la citazione, attraverso l'utilizzo di un tema musicale, è forse anche una prova in più di quella passione che ha influenzato la storia e la sceneggiatura. Quindi è come andare a ripescare un pezzetto originale dell’opera che ha contribuito a motivare la creatività nella nuova produzione. Parlando in particolare del frammento utilizzato da Tarantino in "Kill Bill - Volume I", un tema che avevo scritto con il mio trio Bixio Frizzi Tempera per il film “Sette note in nero” di Lucio Fulci, devo dire che l’inserimento e il legame con la scena li trovai perfetti, incredibilmente perfetti. Segno probabilmente di un comune modo di sentire e di una vera e propria eredità artistica che gente come Fulci ha lasciato nell’aria.

 

Tag: colonna sonora

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