Funk Shui Project e Davide Shorty: la soluzione è sempre l'hip hop

Insieme ad AQL abbiamo passato una giornata a Milano con il gruppo che mette insieme beat, basso e barre strette. Per ascoltare il racconto di una passione travolgente, quella per un genere musicale
17/04/2020 15:57

Che cosa è la passione e come muove le persone? 

Che sia nello sport, nell'arte o nella musica fare in modo che la propria passione diventi un mestiere è un processo che nasconde sempre una storia, fatta di tanti tasselli che alla fine si chiudono in un puzzle perfetto.

Insieme ad AQL, brand italiano dedicato a prodotti di elettronica per l'ascolto della musica, qualche tempo fa avevamo già raccontato la storia di HER SKIN, da Modena. Questa volta, invece, nella cornice di Milano e del Circolo Ohibò abbiamo incontrato i Funk Shui Project e Davide Shorty, che sono tornati a collaborare insieme nel 2019 con il disco La Soluzione, dopo il già fortunato Terapia di gruppo che li aveva visto collaborare nel 2018. 

L'obiettivo insieme ad AQL è quello di raccontare un breve viaggio nella vita di coloro che hanno deciso di provare a trasformare la propria passione nella propria vitaFollow The Pulse nasce infatti con l'obiettivo di spingere le persone ad inseguire i propri impulsi e credere sempre in sé stessi. 

Funk Shui Project musicisti torinesi, sono Nutty Dub e Jeremy, mentre Davide Shorty, palermitano trapiantato a Londra, è la penna che dà forma alle parole. Una cosa li lega assieme e continua a farli incontrare in nuovi progetti: l'hip hop

Quale è il vostro primo ricordo legato alla musica? 

Jeremy:Il mio primo ricordo legato alla musica sono le attraversate con i miei genitori per andare da Torino verso la Calabria, al mare d'estate. I primi ricordi sono legati ai miei genitori, che facevano un'ottima playlist con le musicassette, i loro gusti musicali mi hanno poi accompagnato nella mia crescita artistica. 

Shorty: Il mio primo ricordo legato alla musica è il pianoforte, nello specifico la tastiera del pianoforte: sono cresciuto in una famiglia abbastanza musicale dove mio zio faceva musica e ogni volta che si andava a casa sua c'erano queste tastiere, io ero proprio affascinato dai tasti bianchi e neri. Quindi probabilmente la prima immagine che mi viene in mente quando si parla di musica è sempre il pianoforte. 

Nutty Dub: Il mio primo ricordo legato alla musica è di quando mio papà ha portato a casa il primo impianto stereo ed erano forse erano i primi anni '90. Si era creato in casa un angolino che era per me una sorta di grotta, dove c'erano un sacco di dischi; per fortuna mio padre, nonostante la mia tenera età, mi dava l'autorizzazione ad usarli, a toccare, quindi ho cominciato a maneggiare la musica in quel modo. 

C'è stato un momento preciso in cui avete capito che la musica era la vostra passione? 

Nutty Dub: Sì, io ce l'ho ben in testa quel momento ed è stato quando ho visto il film dei Blues Brothers: alla fine di quel film ho deciso che nella mia vita avrei fatto il musicista, è stato proprio in quel momento. 

Jeremy: Io più che un momento specifico ricordo che nel periodo dell'adolescenza, quando ho iniziato a frequentare i primi concerti, avevo proprio l'immagine degli artisti che andavo a vedere, come delle specie di divinità: li vedevo su quel palco rialzato sul pubblico, e per me era una cosa molto affascinante. Quando poi ho iniziato a prendere lezioni di basso elettrico e mi sono accorto che necessitavo di uno studio più approfondito, allora ho capito che era una passione molto forte e molto importante, da coltivare, che mano a mano fortunatamente è diventata anche una professione. 

Shorty: Io non credo di aver mai avuto un momento di intuizione preciso in cui ho deciso che la musica sarebbe stata la mia passione, è sempre stato più un qualcosa che sapevo già, in maniera molto forte. Per cui ho sempre cercato di andare in una direzione precisa, cercando tutte quelle cose che potevano arricchirmi per farmi arrivare a quell'obiettivo quindi studiare musica, comprando dischi. È come se il suono della musica fosse sempre stato un magnete per me, per cui non è mai stata una realizzazione quanto più un impulso naturale.

Foto di AQL

I Funk Shui arrivano da Torino, Davide da Palermo si è spostato a Londra. Ci sono delle città che permettono di sviluppare maggiormente le proprie passioni? 

Jeremy: Diciamo che, sicuramente ci sono stati dei momenti storici in cui alcune città cono riuscite ad esprimersi meglio in ambito artistico: in questo momento, per dire, Bologna, così come Milano, sono due città dove si possono vivere delle ottime vibrazioni in campo musicale. I musicisti, sia che siano novizi o con una carriera avviata, a Bologna possano suonare, fare jam session, trovare un bel vibe artistico, mentre a Milano trovano il posto dove tutto si muove in termini di addetti ai lavori e business. Al momento in Italia ho questa percezione. 

Shorty: Io devo dire che in Italia oltre a Bologna, un'altra città che mi ispira tantissimo è Roma. C'è una scena musicale orientata sul new soul, sul jazz, su un modo più moderno di concepire il jazz che personalmente ha influenzato tantissimo il mio modo di fare musica in Italia, da cantautore italiano. Ovviamente per me Londra e Palermo sono due punti focali: Palermo la porto nell'accento, sia nel modo di fare rap che nel modo di parlare. Londra invece mi ha reso bilingue, mi ha dato una prospettiva diversa rispetto all'Italia essendo una società multiculturale, talmente evidente che ti tira, che ti risucchia e ti trasforma in modo positivo, la diversità alla fine ti arricchisce sempre. A questo punto della mia vita mi sento molto più londinese che palermitano, anche se Palermo ovviamente è me. C'è un rapporto di amore ed odio con Palermo: è una realtà molto chiusa in se  stessa, dove tante persone si mettono i bastoni tra le ruote a vicenda. Purtroppo non è una mentalità costruttiva che ti dà la possibilità di crescere in un certo modo, mentre a Londra ho riscontrato il totale opposto.

C'è un concerto che vi è rimasto particolarmente addosso? 

Nutty Dub: Il ricordo più bello che abbiamo insieme sul palco è stato all'ultimo concerto che abbiamo fatto a Roma all'Alcazar: con molta umiltà, non abbiamo mai troppe aspettative riguardo alla presenza del pubblico in sala, preferiamo sempre stupirci e quella volta quando siamo saliti sul palco abbiamo visto che il locale era imballato di persone. E' stato un attimo molto emozionante, nonostante fosse il nostro sessantesimo concerto consecutivo, è stato molto intenso. 

Shorty: Anche la prima volta che abbiamo suonato insieme al Locomotiv, per me è stata la conferma che qualcosa si stava muovendo in una direzione che nessuno di noi si aspettava, e vedere comunque quella risposta da parte del pubblico è stato spettinante. 

I Funk Shui Project/Foto di AQLI Funk Shui Project/Foto di AQL

La cosa che vi accomuna di più è senz'altro la passione per l'hip hop: raccontateci il vostro modo di viverlo ed interpretarlo

Nutty Dub: Io e Jeremy ci siamo conosciuti non da giovanissimi, all'incirca dieci anni fa, quindi abbiamo avuto probabilmente un percorso musicale iniziale diverso, quello che però ci ha avvicinato è proprio la comune passione per la musica hip hop. Il nostro modo di viverlo, soprattutto all'inizio, era molto atipico perché lo abbiamo affrontato in un modo diverso, non convenzionale, ovvero facendo hip hop con gli strumenti musicali, che dieci anni fa, soprattutto in Italia, era una cosa non molto diffusa. Per me personalmente vivere l'hip hop ogni giorno è cercare di mandare un contenuto che sia, dal punto di vista sia del suono che del messaggio, un prodotto con cui mi sento completamente allineato e con cui sento di potermi esprimere liberamente.

Jeremy: Concordo. Diciamo che ciò che tiene  vivo quello che facciamo è la passione intrinseca per il come e con chi facciamo hip hop. Allargare sempre in una maniera qualitativa e collettiva i confini della nostra esplorazione musicale. Questo è un qualcosa che nasce da una forte passione per quello che facciamo e per come intendiamo farlo. 

Come mettete insieme le parole di Shorty ai beat dei Funk Shui? 

Shorty: Il processo creativo è sempre stato flawless, è sempre stato molto fluido. Siamo sempre partiti da un campione che ha tirato fuori dal cilindro Nutty Dub. Per Terapia di gruppo abbiamo iniziato a fare dei beat insieme: ci siamo messi in studio insieme col MPC di Nutty, abbiamo selezionato qualche disco insieme da cui tagliare dei campioni e poi mentre si cominciava ad arrangiare il beat e Jeremy registrava la linea di basso, io cominciavo a scriverci il testo, tenendo conto comunque del mood che poteva trasmettere quel campione o quel beat. Per La Soluzione invece sono arrivati Nutty e Jeremy con una cartella piena di beat e io ogni volta che c'era un giorno off dal tour mi chiudevo in stanzetta: ogni beat mi dava delle immagini diverse, avevo bisogno di tirar fuori determinate cose anche in un momento storico come quello che stiamo attraversando in Italia e non solo. Quelle parole le ho proprio vomitate: non esiste una formula predefinita, ogni volta cambia. 

I Funk Shui Project e Davide Shorty/Foto di AQL I Funk Shui Project e Davide Shorty/Foto di AQL

Dateci 6 pezzi che tutti dovrebbero ascoltare almeno una volta nelle vita.

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Cosa comporta seguire sempre le proprie passione, che rinunce avete dovuto fare? 

Jeremy: Si va avanti con tenacia e tante volte dovendo rinunciare anche alle cose più banali, il tempo per esempio. Tante persone nella loro vita soprattutto in giovane età, giustamente si divertono, escono e fanno cose pseudo normali. Quando uno invece insegue un sogno mette in gioco tanta dedizione, ci è capitato molte volte di passare nottate, se non settimane intere, chiusi dentro uno studio quando fuori c'era il sole e tutti andavano in piscina. Noi invece il sole ce lo creiamo con la musica. Anche andare contro ai pareri delle persone che tante volte ti sfiduciano, che provano a intaccare il tuo percorso. Un retaggio classico è quando dici di fare il musicista e le persone ti chiedono "sì ma quale è il tuo mestiere principale?". Tra rinunce e sacrifici e muri da tirar giù è comunque una sfida continua.

Nutty Dub: Inseguire le nostre passioni, molto spesso ci ha costretti ad andare contro a tante cose e a fare tante rinunce. Per esempio abbiamo rinunciato ad un lavoro fisso e ben retribuito. Abbiamo rinunciato a progetti che ci portavamo dietro da anni, ad altri progetti musicali. Abbiamo lasciato la nostra città quindi le nostre persone vicine, i nostri amici, i nostri parenti per inseguire un obiettivo difficile, magari è ancora distante ma piano piano ci stiamo avvicinando.

Shorty: Inseguire la propria passione ovviamente comporta a delle rinunce: per me probabilmente la più grande rinuncia è essere partito dalla mia città, aver lasciato la mia famiglia e gli affetti. Da un altro punto di vista però ha significato anche aver lasciato quelle voci che dicevano che non ce l'avrei fatta o che mi chiedevano quale fosse il mio mestiere. Come ha detto Alex: quando si dice faccio il musicista ti viene chiesto di contro, "No qual è il tuo mestiere?". Quello è il motivo per cui sono andato via, in generale dall'Italia, perché è un retaggio abbastanza italiano più che terrone. 

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L'articolo Funk Shui Project e Davide Shorty: la soluzione è sempre l'hip hop di Redazione è apparso su Rockit.it il 17/04/2020 15:57

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