⁄handlogic - Foto profilo: /handlogic Intervista

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20/01/2017 di

Foto Profilo è la nostra rubrica di interviste con la quale continueremo a seguire la nostra vocazione primaria: presentarvi validissimi e nuovi artisti italiani. Le regole sono semplici: con ogni risposta, una foto. Oggi i protagonisti sono gli /handlogic, nuova formazione toscana che ha da poco pubblicato il primo ep, disco della settimana su Rockit.

Siete una band al debutto assoluto con all’attivo solo un ep eppure avete dimostrato di possedere un suono assolutamente definito e proprio, molto pulito e assai convincente. Questo è stato possibile perché avevate già avuto esperienze musicali oppure è scaturito tutto in modo naturale e già definito?
Entrambe. Da una parte, veniamo tutti da esperienze molto diverse seppur parallele nell’underground fiorentino che ci hanno formato e hanno definito la nostra musicalità. Dall’altra, quando abbiamo scelto di lavorare insieme è stato magico scoprire che condividevamo la stessa estetica e modus operandi: il suono che abbiamo cercato di raggiungere è frutto di più di un anno di lavoro di sintesi, dove gli arrangiamenti procedevano per sottrazione con lo scopo di far risaltare al meglio la melodia all’interno di una forma canzone strutturata ed essenziale. È stato quindi molto naturale approdare al minimalismo e ad un vestito pop per i pezzi.

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Viene facile associare il suono del vostro ep ad elementi glaciali, a paesaggi ricolmi di nevi, di vastità infinita nel bianco. Non a caso anche la copertina del lavoro riprende questa estetica. Da dove viene?
La copertina dell’ep vuole riprodurre visivamente l’universo algido e minimale dei brani. Vieri l’ha realizzata immaginando un rifugio sperduto nel bianco, un luogo surreale attraverso le cui finestre si intraveda una foresta innevata, al cui interno non vi sia altro che il mondo esterno: qui l’illusione della salvezza fa coincidere l’agognato arrivo con una nuova partenza. Questa ciclicità - tema portante di brani come "Oroboro" e "Mindlogs" - e l’estetica fredda e scarna dell’artwork cercano di rappresentare la nostra musica, sottolineando il contrasto tra la glacialità del nostro approccio analitico ai suoni e agli arrangiamenti (logic) e il calore umano con cui suoniamo (hand).



Canzoni come "Arles" sono caratterizzate da sonorità che errano dall’elettronica a stili più jazzy, strizzando l’occhio anche ad una dimensione cantautorale tutta da esplorare. Qual è stato il percorso per raggiungere questa sintesi?
Molti di noi vengono dal jazz e ciò ha segnato un solco profondo nel nostro modo di fare musica, più nell’approccio e nell’impostazione che nel risultato estetico. È una musica che vive grazie al “furto” e all’assorbimento di tutti gli stili e i suoni che ha a disposizione, ed è quello che sta facendo adesso con l’hip-hop e l’elettronica così come in passato è stato con il blues e la musica africana. Il nostro ideale di pop ha a che fare con questo: la libertà di poter combinare tutti gli elementi sonori possibili e i diversi stili che amiamo all’interno del contenitore storico e perfetto della forma canzone.



Nei vostri pezzi usate spesso i fiati, una scelta piuttosto inusuale per una band italiana del vostro genere. Sono funzionali a ricreare un'atmosfera particolare?
La libertà di ricerca in questo tipo di pop di cui parlavamo prima consiste proprio in questo, poter scegliere qualsiasi tipo di sonorità in qualsiasi momento. La coda con gli ottoni di "Arles" è un momento al quale siamo molto affezionati perché rimanda ad un certo tipo di atmosfere orchestrali à la Kenny Wheeler, e abbiamo avuto il piacere di poterlo condividere con alcuni amici e compagni di studi a Siena Jazz che l’hanno suonato con noi in occasione della finale del Rock Contest Controradio all’Auditorium Flog. Indimenticabile!



I fondi necessari per la registrazione dell’ep li avete ottenuti grazie ad un finanziamento della Regione Toscana, poi avete partecipato al contest di Controradio e l’avete vinto. Se ci pensate bene è un percorso abbastanza vecchio stampo, cioè non vi siete fatti prima un nome online, con visualizzazioni e condivisioni sui social o ascolti sulle piattaforme di streaming. Credete che iniziative di questo tipo, dai contest ai bandi di finanziamento, siano ancora strumenti validi per una band nel 2017?
In effetti il nostro percorso è stato abbastanza anomalo, è successo tutto nel giro di un paio di mesi, prima che comparissimo sulle piattaforme e iniziassimo a far girare la roba online. Sia il bando Toscana 100band che il Rock Contest Controradio hanno rappresentato per noi un’incredibile opportunità in termini di supporto economico e di visibilità, e per questo siamo convinti che siano strumenti non solo validi, ma praticamente indispensabili per progetti che mirano ad emergere e hanno difficoltà con il solo strumento (ugualmente vitale) di internet. Siamo grati a Controradio e alla Regione per tutto questo e speriamo che sia un esempio per altre realtà a livello nazionale.



Del vostro ep, come dicevamo prima, si è già molto parlato in giro: a cosa lavorerete nei prossimi mesi?
Siamo al lavoro su tre video diversi: una live session in studio, il videoclip del secondo singolo dell’ep e una rivisitazione di un pezzo super famoso (scoprirete prestissimo quale). Nel frattempo la priorità assoluta è quella di dedicarsi al materiale per la prossima uscita discografica, che va di pari passo con la preparazione dello show per i live che partiranno in Primavera. Partiamo da Milano il 3 Marzo, ci vediamo lì!

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