“Il terzo anello della catena è stato Magnolia: ci hanno proposto la chiusura dell’estivo, ci pareva perfetto. La faremo a modo nostro”. Ci parlava così qualche giorno fa Andrea Corona, aka Andrew Propaganda, mentre presentava XL, l’evento che sabato 19 celebrerà i 20 anni del brand Propaganda e di MI AMI, in un doppio compleanno folle e da brividi, con 12 ore di show (dalle 16 alle 4), 40 act, tre palchi e mille sorprese.
Citava, inevitabilmente, la location di questo evento unico nel suo genere, il Circolo Magnolia, che è stato casa di MI AMI per un’infinità di anni e delle mitiche feste del brand. Dopo un’estate di grandi live (vedi Geese e Kneecap), Magnolia chiude il palco esterno con questa pazzia. Che sarà anche l’ultima serata da direttore artistico di Nicholas Tozzo, per tanto tempo figura fondamentale della struttura, di cui ha avuto anche incarichi amministrativi di primissimo piano. Una serata che, dice subito, per lui rappresenta molto, e che emotivamente non sarà semplice da affrontare.
Nel frattempo ha già cominciato un nuovo capitolo della sua vita. Lavorerà come promoter per Vivo Concerti, soprattutto sugli internazionali e cercando di andare a scovare, come ha fatto spesso negli anni, realtà di nicchia e nuovi artisti di cui far innamorare l’Italia. Il passaggio da Magnolia a Vivo Concerti, in questo periodo storico per la musica live e l’intrattenimento, è qualcosa di significativo. Abbiamo chiamato Nicholas per parlarne con lui.

Quando inizia la tua storia con Magnolia?
Nicholas Tozzo: Allora, proviamo a farla relativamente breve… Sono entrato nel 2008, quindi un sacco di tempo fa, in stage. Ho iniziato da stagista in produzione, per un paio d’anni sono stato praticamente a rimborso spese, occupandomi un po' di tutto. Nel 2010 sono entrato in pianta stabile nel reparto di programmazione e, poco dopo, sono diventato responsabile della programmazione, quindi direttore artistico. Nel 2015, se non erro, sono diventato presidente dell'associazione, con responsabilità legale della struttura. Un paio di anni fa c’è stato un cambio societario, da quel momento – giusto per essere precisi – sono presidente della cooperativa di Magnolia. E lo rimarrò fino a dicembre.
La direzione artistica e la responsabilità legale e di “rappresentanza”. Insomma, una parte divertente e piena di rotture. E una parte piena di rotture e… basta.
Nicholas Tozzo: Effettivamente sì… la parte divertente è la prima. Ma va detto che io ho sempre affrontato il tutto come un grande lavoro da portare avanti insieme. La cosa bella di Magnolia è che ho sempre avuto libertà di scelta e le decisioni erano frutto di un lavoro collegiale. Cito volentieri Stefano Ravanelli, che è un po' che non bazzica più dalle parti di Magnolia, per lungo tempo co-responsabile della programmazione. Mi ha sempre dato una mano e mi ha sempre bacchettato quando sbagliavo, secondo lui, qualche scelta.
15 anni di direzione artistica. Quali gli eventi che hai più a cuore?
Nicholas Tozzo: La mia carriera a Magnolia è iniziata con uno dei primi MI AMI, facendo il facchino… Per cui voglio citare l’ultimo MI AMI che abbiamo fatto qui, prima del passaggio a Idroscalo, quello della pioggia e del fango: è stata veramente una serata di difficoltà estrema da un punto di vista gestionale. Le discussioni notturne, l’emergenza da affrontare, gli scazzi e la paura. Eppure l’abbiamo portata a casa, ne vado molto fiero. E poi ricordo il mio primo sold out in estivo, con i Lumineers, nel 2013. Eric Bagnarelli di Comcerto mi aveva proposto la band a marzo, l’idea era farla al chiuso. Avevo sentito il singolo “Ho Hey” e mi sembrava forte. La data non si è potuta fare come previsto e l’abbiamo spostata in estate. Sold out in prevendita, clamoroso. E il live in mezzo alla gente è stato unico.
Tra quelli recenti?
Nicholas Tozzo: Vorrei citare uno degli ultimi, sempre a proposito di sold out. Fatboy Slim, l’estate scorsa. Ci abbiamo provato credo dal primo anno che ero qui. Ho visto un sacco di facce che non vedevo da un sacco di tempo, tutti felici. Se ci penso che siamo riusciti a portarlo sul nostro palco, mi vengono i brividi.
Oltre a quel MI AMI, quali sono stati i momenti più duri, invece?
Nicholas Tozzo: Il Covid, senza dubbio. È stato il momento più basso della mia carriera: non sapevamo come fare, non sapevamo come portare avanti l’attività. Abbiamo fatto, anche assieme a MI AMI, serate con le sedute, ma non era nella nostra “natura”. Abbiamo faticato tantissimo, la notte avevo gli incubi. Non sapevamo se avremmo riaperto. Il 90% di noi è stato per quasi due anni in cassa integrazione. La sera che abbiamo riaperto ero in consolle a mettere musica, a un certo punto metto un pezzo che mi piace molto e senza accorgermene sto piangendo. Non mi capita mai.

Cos’è Magnolia per te?
Nicholas Tozzo: È il primo e l'ultimo pensiero della giornata, anche ora che ho già iniziato a collaborare con Vivo Concerti (lo faccio da marzo). Le settimane in cui ho dovuto comunicare prima al resto del team e poi man mano ad amici e collaboratori che cambiavo vita, ho avuto il magone a ogni telefonata. È la mia vita da 18 anni, ho fatto di tutto per fare parte di questa storia. Sabato sarà durissima.
E cosa rappresenta Magnolia per il sistema della musica live?
Nicholas Tozzo: Io sono entrato a Magnolia quando questo lavoro era più semplice. Qualsiasi cosa proponessi, c'era molto più feedback da parte del pubblico. Con gli anni siamo cresciuti, come proposta siamo diventati, credo, un club di livello europeo. Io ho sempre pensato che, essendo molto eterogenei da un punto di vista della programmazione, siamo riusciti a realizzare delle serate e dei concerti che non avrebbero avuto senso da nessun'altra parte. Qualche anno fa abbiamo fatto un live dei Meshuggah, band metal svedese fortissima. Dopo il concerto, c’era un dj set anni ’90. E tutti i fan della band sono rimasti, e ballavano. Succede solo qui, credo.
Cosa rende diverso questo posto?
Nicholas Tozzo: Non so cosa sia. Ma so che c’è qualcosa di diverso. Anche altri club fanno doppie serate, ma finito il concerto la gente esce ed entrano altre persone. Magnolia non ha mai voluto fare questa cosa. Se sei dentro, rimani dentro, così puoi goderti tutto in serenità. Questa è la grossa differenza: l'attenzione nei confronti di cose che gli altri non vedono.
Qual è il cambio più macroscopico cui hai assistito in questi anni nel tuo lavoro?
Nicholas Tozzo: Il punto fondamentale è che è cambiata la musica italiana. Se prima Magnolia era un polo per la musica, passami il termine, “indie”, cioè per emergenti e via dicendo, da tempo quella musica è diventata altro. C’è stato un periodo che un certo “giro” veniva da noi, e in pochi altri posti. Poi si sono resi conto che quella cosa funzionava, certi artisti e suoni sono andati in radio, a Sanremo, etc. E questo ha cambiato anche il nostro lavoro. Da “baluardo” della musica italiana, ci siamo ritrovati a lavorare molto di più con gli internazionali. Oggi è più facile fare il concerto di una band straniera, se rientri nel routing giusto dell’Europa. Gli italiani, sopra un determinato livello, cercano capienza più grandi, e nel frattempo sono nati posti adatti a queste esigenze. L’altro grande cambiamento è la professionalizzazione del tutto, nostra e del mondo che ci sta attorno. Prima era tutto molto più “libero” e anche più “pericoloso”, mettiamola così. Sicuramente più informale. Da questo punto di vista siamo migliorati tantissimo, è stato inevitabile farlo.

Era meglio non fare il presidente, allora. Era meglio non firmare niente...
Nicholas Tozzo: Sì, ora quella firma pesa un pochino di meno…
E il pubblico, com’è cambiato?
Nicholas Tozzo: Tra il 2008 e il 2015 circa qualsiasi cosa tu potessi proporre, c'era del pubblico che arrivava senza sapere cosa ci fosse e si metteva lì ad ascoltare, curioso. Ora questa cosa si è persa o quasi. Ed è una cosa molto brutta. Oggi bisogna essere più bravi a trovare le cose che possano interessare un determinato segmento di pubblico.
E a livello di età?
Nicholas Tozzo: Ecco, anche qui le cose sono cambiate. Ritengo sia un “dono” del Covid. Dopo il 2021 ci siamo resi conto che l'età media della gente che viene a Magnolia – soprattutto nel weekend, ti parlo di serate clubbing o party – si è alzata considerevolmente. Se prima avevamo una media tra i 23 e i 24 anni nel weekend, adesso è di 27-28. Conquistare, anche occasionalmente, il pubblico under 25 (e non ti sto parlando di 18enni o giù di lì) è difficilissimo.
Quali le cause di ciò?
Nicholas Tozzo: Una risposta certa non ce l’ho. Ipotizzo i social e la “over-promozione” di ogni cosa, che ha segato le gambe alla curiosità. In Uk o nei paesi scandinavi c’è più socialità, e più voglia di scoprire cose che ancora non si conoscono. Ancora, una volta, credo che il Covid sia stato uno spartiacque.
Cosa ne pensi dei grandi eventi che monopolizzano l’estate (e non solo)?
Nicholas Tozzo: Che oggi trainano tutto il sistema, nel bene e nel male. Oggi paradossalmente l’estivo di Magnolia, 3.500 di capienza, è diventata una location piccola, un tempo era per lo meno media. E ne risentono tutti. Se in contemporanea a tuo live c'è Max Pezzali a San Siro, anche se il tuo è, ipotizziamo, un concerto post-rock, un po' di pubblico lo perdi per strada. Di fronte a un appuntamento da 60mila persone è inevitabile. Questi eventi comandano.
Tu andrai a lavorare in una realtà che fa anche grandi eventi.
Nicholas Tozzo: Quello che provo e proverò a fare nel mio nuovo ruolo, in continuità con quanto fatto Magnolia, è andare a lavorare con progetti molto settoriali, con un pubblico e un “messaggio” chiaro. Se si va a giocare con i grandi spesso ci si brucia. Nel solo luglio a Milano abbiamo avuto System of a Down, Foo Fighters, Bad Bunny, The Weeknd, un milione di persone o giù di lì. Non solo gli altri live, ma tutto quanto ne “risente”. Se uno spende 200 euro per un biglietto, poi avrà meno soldi anche per la pizza, non solo per la musica. Il mercato è molto cambiato, tra vip pass e costo dei ticket alle stelle. I posti più piccoli devono trovare delle alternative.
Milano com’è cambiata?
Nicholas Tozzo: Rispetto al 2008, ma anche al 2010 o al 2016, è estremamente cambiata. I macro-eventi comandano, la crisi profonda dei locali piccoli o medio-piccoli è una cosa che ho sofferto molto. E il clubbing è in una crisi ancora più grande. Prima ogni weekend c’erano decine di eventi, ora fatichi a contarne tre o quattro. Non siamo più al livello dell’Europa, da questo punto di vista. Le discoteche sono in grande sofferenza. Secondo me non abbiamo una nuova licenza di pubblico spettacolo nel Comune di Milano dal 2015 o giù di lì. Intanto aprono palazzetti enormi. Mi domando se ce n’era davvero bisogno.

Segnali di speranza?
Nicholas Tozzo: Sicuramente da due anni a questa parte i concerti sono ripartiti. Per quanto riguarda l'intrattenimento puro, clubbing e party, non vedo segnali di cambiamento. Negli ultimi due anni a Magnolia abbiamo posizionato dei concerti anche nel weekend, una cosa che non avevamo mai fatto. E il locale era pieno. Prima non lo facevamo, perché avevamo il locale pieno con le cosiddette “serate”. Ora non è più così, siamo passati da eventi con 3000 persone ad averne 800 in una stagione. Prima pagavamo i debiti dei live con le serate, ora se non è il contrario quasi. Si tratta di trovare un nuovo equilibrio, il lavoro in tal senso è stato ben fatto.
Dal “tempio” della musica indipendente a una multinazionale dei live. Perché?
Nicholas Tozzo: Io a Magnolia sto bene, ci tengo a dirlo. Quella che faccio è una scelta di vita, e di famiglia. Ho 45 anni, e un bimbo. Fare le cinque tutti i sabati cominciava a pesare. L’offerta che mi è stata fatta, come crescita professionale, mi ha convinto. È una scelta di vita, legata anche, devo essere sincero, alla famiglia. Io ho un bambino di sette anni e fino a questo sabato farò ancora le nottate a Magnolia, quindi le tre, le quattro, le cinque del mattino. Sicuramente, come dicevo all’inizio, un posto come Magnolia è un po’ totalizzante, soprattutto in certi ruoli. E probabilmente mi ha affaticato, sul lungo periodo.

Cosa ti aspetti da sabato, la serata XL con MI AMI e Propaganda?
Nicholas Tozzo: Sto cercando di non pensare a sabato, almeno da un punto di vista emotivo. Sono cresciuto con MI AMI, ne abbiamo passate di ogni tipo assieme, mi tremeranno le gambe. Sono molto legato anche a Propaganda, alle loro feste, quando combattevo all'ingresso con la lista accrediti perché arrivava chiunque dietro le quinte. C’è una comunanza di intenti con queste due realtà, è stata la nostra forza in tutti questi anni.
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L'articolo “I grandi eventi hanno un impatto dirompente sull’intero sistema della musica live” di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2026-09-18 16:45:00
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