"Facciamo i salti mortali per ricomporci ogni volta, ma, in qualche modo, continuiamo a riuscirci". Dentro questa frase, comune - ma mai davvero scontata - all'esperienza vissuta da tante band emergenti disseminate lungo tutta Italia, c’è già tutto il senso dei R.I.G.A. Un progetto che sembra esistere contro ogni logica del tempo adulto, degli impegni, delle agende ingestibili e delle vite che si complicano. Eppure continua a trovare un punto d’incontro preciso "in mezzo al nostro rumore".
Un baccano di fondo che nasce da traiettorie all'apparenza lontane tra loro, ma accomunate da un'irriducibile ostinazione nel guardare il presente senza anestesie di sorta. Marco Ferrero, batterista nato a Torino e oggi residente a Venezia, fa l’avvocato cassazionista specializzato in diritto dell’immigrazione e diritti umani; Nicola Grigion, chitarra, vive a Padova e lavora come responsabile dell’Ufficio Anagrafe del Comune, dopo anni trascorsi tra militanza politica e organizzazione culturale; Stefano Maro, bassista, è operatore sociale in contesti di fragilità; Gianluca Ranzato, voce e chitarra, dopo una lunga esperienza nella cooperazione internazionale tra Africa e Sud Est asiatico, oggi lavora per Save the Children Italia occupandosi di strategie umanitarie.
"Fuori dalla musica - racconta il gruppo - ci siamo ritrovati tutti a lavorare, in forme diverse, dentro le contraddizioni del presente: diritti, marginalità, cooperazione, fragilità sociali. Probabilmente il nostro suono nasce anche da questo attrito". Perché nei R.I.G.A. il vissuto personale non resta mai fuori dalla porta della sala prove ma si intreccia con movimenti, centri sociali, concerti, lotte e controculture. La storia del gruppo attraversa infatti ben tre decenni, prendendo forma nel 1996, quando Marco Ferrero incontra Fulvio Tagliaferri - "lo Zio Fulvio" - storica voce di Radio Sherwood e figura centrale della scena rock e metal veneta. Attorno a quell’universo gravitano anche gli stessi Gianluca Ranzato e Nicola Grigion, tra concerti, battaglie politiche e iniziative contro il razzismo e per i diritti dei migranti.
Poi arriva il 2019 e tutto cambia. La scomparsa improvvisa di Tagliaferri diventa una frattura emotiva che porterà Ferrero, Ranzato e Grigion a ritrovarsi sul palco del Kinotto Festival per riarrangiare alcuni brani scritti dall’amico negli anni Novanta. Da lì, lentamente, riparte tutto, da quel "bisogno di trasformare il vuoto lasciato dall’amico in qualcosa di vivo" in cui smettere di essere memoria e tornare a essere presente.
Un presente che suona ruvido, sporco, nervoso: come il noise-rock e il post-punk da cui i R.I.G.A. prendono ispirazione senza però restare intrappolati dentro etichette che troppo spesso diventano compartimenti stagni. "Ci interessa capire se quei linguaggi sfacciati possano significare ancora qualcosa di vivo", raccontano, prendendo immediatamente le distanze da qualsiasi revival anni Novanta. Nei R.I.G.A. convivono infatti Sonic Youth e Shellac, Nirvana e Joy Division, ma anche CCCP, CSI, Marlene Kuntz e Teatro degli Orrori. Eppure il punto non è mai la citazione. "Negli anni ci sembra che anche la musica alternativa sia diventata un tantino educata, compatibile, facilmente consumabile. A noi invece interessa l’attrito che può creare".
La frizione appunto. Quella politica, umana, sonora e che attraversa anche il loro ultimo lavoro, Che Società Vogliamo?. Un disco che, partendo dalla rilettura di due brani - Voi e Centomilamesi - scritti proprio da Fulvio Tagliaferri nel 1996, finisce per trasformarsi in "una sorta di catarsi dentro cui scaricare trent’anni di suoni, ritmi e attitudine".
Il rischio nostalgia, in un’operazione del genere, sarebbe stato altissimo. E invece i R.I.G.A. sembrano interessati esattamente al contrario. "Ci siamo chiesti se sia sufficiente continuare a ripetere rituali stanchi, gesti automatici e parole svuotate di significato per affrontare il presente". Quando nel disco cantano "alziamo il pugno abitudinariamente", una domanda si palesa brutale: "Siamo ancora capaci di mettere davvero in discussione il mondo che abbiamo costruito?" Tra guerre, povertà diffusa, crisi ambientale e restrizione delle libertà, Che Società Vogliamo? non offre risposte rassicuranti, ma continua a scavare lì dove il disagio diventa impossibile da ignorare. "Perché in fondo - ci spiega la band - gira tutto attorno a questo: capire se esiste ancora una possibilità di praticare l’amore e la rivoluzione".
Ed è forse proprio questa tensione continua tra disillusione e ostinazione a rendere i R.I.G.A. qualcosa di più di una semplice band "alternativa". Le loro vite scorrono parallele tra lavoro, responsabilità e chilometri da macinare per riuscire a provare insieme, ma quando salgono sul palco tutto sembra ricomporsi dentro una specie di caos controllato, anche quando Marco Ferrero sparisce sistematicamente pochi minuti prima dei concerti. "La domanda che ci facciamo più spesso è: Dov’è Marco?". Come nel 2024, poco prima di aprire il live dei Tre Allegri Ragazzi Morti, parte l’intro e del batterista nessuna traccia, "fino a quando non compare correndo dal pubblico solo pochi secondi prima di attaccare il primo pezzo".

Negli ultimi anni la band ha trovato una nuova dimensione anche grazie all’incontro con Claudio Calia, graphic journalist e compagno di strada con cui ha avuto modo di costruire Il Rocambolesco Cabaret de I Baccanti, uno spettacolo capace di unire musica, reading e disegno dal vivo. "Ci ha messi a confronto con il teatro, con la scenografia, con un modo di stare sul palco per noi nuovo". Un’esperienza che li ha portati da Roma a Bologna fino alla loro Padova, nella sala piena dello spazio culturale Fronte del Porto: una di quelle serate che sembrano chiudere e riaprire insieme interi pezzi di vita.
Cerchi che, a quanto pare, continuano ostinatamente a richiudersi, visto che il prossimo 30 luglio i R.I.G.A. saliranno sul palco del Summer Nite Love Festival di Mogliano Veneto per aprire il concerto dei Marlene Kuntz durante le celebrazioni dei trent’anni de Il Vile. "Gruppi che ascoltavamo da ragazzi con cui oggi abbiamo la fortuna di condividere il palco".
È una frase semplice, ma dentro contiene la stessa sostanza che attraversa tutta la loro storia: il tempo passa, le vite cambiano e il presente continua a complicarsi. Però certe persone continuano testardamente a cercarsi, a fare rumore insieme, a chiedersi ancora - senza smettere - che società vogliamo davvero.
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L'articolo I R.I.G.A. continuano a fare rumore in un presente ammutolito di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-05-29 00:09:00

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