intervista

Hell Raton: Machete è la mia band

Il fondatore ricciolo di Machete racconta di come si trasforma una etichetta discografica in una band e di come si infrangono tutti i record.
29/07/2019 15:30

Entro nel Machete Head Quarter e lo trovo a petto nudo nella nuova sala gaming. Sta giocando ad Apex, lo sparatutto di Electronic Arts, in coppia con Kygozz, un gamer pro di sedici anni. “E' una competitiva”, mi dice, sottolineando che non si tratti di una partita fra amici ma di una sfida in cui raccogliere punti per una challenge on line. In questo quadretto completamente autoprodotto c'è tutto Hell Raton: gioco, competizione, brotherhood, visione, entusiasmo e sfrontatezza. Classe 1990, Manuel Zappadu è uno dei fondatori di Machete. Del "Mixtape 4" è produttore esecutivo e direttore artistico, nonché autore di “Gang!” assieme a Salmo. Uscito il 5 luglio, ha bruciato tutti i record. Inutile che ve li ricordi, oltre ad essere in continuo aggiornamento li trovate ovunque ripetuti in ciclostile. Si rimette la maglia e mi dice:“Andiamo nel mio studio. In quello di Slait c'è Dani Faiv che sta registrando il disco”. Poi aggiunge, “lo sai che gli ha scritto J Balvin? Si è gasato per Yoshi, il pezzo con Fabri Fibra e Tha Supreme”.

Incredibile. Raccontami meglio cosa è successo.
Quando eravamo in Sardegna, mi scrivono per dirmi che J Balvin era appena atterrato a San Teodoro. Vado da Mauri (Salmo all'anagrafe fa Maurizio Pisciottu, NdR) e gli propongo di contattarlo. Subito dopo però ci diciamo che è impossibile che risponda: avrà esclusive con Universal... Così lasciamo perdere. Finisce che a metà luglio è proprio J Balvin a scrivere direttamente a Dani. Sbam! Penso che abbia guardato chi fosse primo in classifica in Italia su Spotify, abbia visto Yoshi e si sia chiesto chi fossero questi. Quelle sono le vibe della Sardegna.

Ti piace giocare.
(Ride, Ndr) Ci piace stare fra i giovani: il gaming è un canale di comunicazione potentissimo, che paradossalmente condivide con l'hip hop il senso di comunità. Entri in chat dove ci sono 40 ragazzi che parlano di musica, che si passano i pezzi. Slait (al secolo Ignazio Pisano, dj e producer nonché fondatore di Machete e 333 Mob, NdR) ad esempio ha arruolato due ragazzi attraverso il videogioco Fortnite.

Parli di Young Miles, che ha prodotto “Star Wars” con Fabri Fibra e Massimo Pericolo. Togliamoci subito il dente. Cosa è successo nel bagno di Marracash?
(Ride, NdR) Massimo Pericolo ha deciso di inserire questa nota audio in cui racconta di aver “cagato a casa di Marra” mentre rilavorava la traccia con Crookers e Nic Sarno. Quando l'ho ascoltata per la prima volta mi sono chiesto: ma lo sta dicendo davvero? E' diventato viralissimo.

A proposito di novità. I mixtape sono sempre stati occasione per lanciare gente nuova, invece sul 4 ci sono statisticamente pochi rapper e producer nuovi, è più un all star game. Come mai?
Questa cosa è stata oggetto di discussione interna. C'è da dire però che essendo diventati una band e avendo come etichetta un roster fortissimo, abbiamo deciso di spingere chi già conoscevamo, anche per via dei tempi stretti. In realtà per noi Marracash è una novità, non c'è mai stato sui nostri mixtape, così come Shiva e Tha Supreme. In più, è la prima volta di una ragazza, Beba.

Premessa: siete ormai dei pro assoluti, sapete come si fanno i dischi. E quando sei pro e devi fare uscire un album hai mille questioni che ti influenzano: i consigli della casa discografica, il pensiero del singolo per le radio, il giudizio della gente. Invece nei mixtape c’è più libertà. Uno entra e deve solo spaccare. Spaccare più dell’altro. È una sana competizione collaborativa.
Centro. E' l'attitudine di questo mixtape. Avevamo questo disco in ballo da cinque anni. Mancavano le vibes, lo spirito, fino a che Mauri ha ricreato l'atmosfera di quando avevo 16 anni in saletta da lui o da Slait. La premessa era questa: fai quello che non faresti nel tuo disco, lasciati andare.

Come è nato il 4?
E' un mixtape registrato fra i materassi a casa di Mauri in Sardegna, dove ha una collina fra Golfo Aranci e Olbia, nello studio allestito da lui e Low Kidd. Prima hanno creato il tappeto melodico e ritmico, nel frattempo Ignazio ha fatto la logistica e ognuno di noi poi è sceso a dare il contributo. Io sono arrivato nella fase finale a mettere la chicca. La gente mi rompe le scatole perché ho fatto solo un pezzo, ma per me si trattava di consacrare l'amicizia con Mauri. Cantiamo: “MACHETE è la gang”.

 
 
 
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Quindi è stato Salmo il motore di questo mixtape.
Ha dato un grossissimo contributo. Negli anni, visti i suoi impegni, non è stato facile avere con noi il nostro frontman. Se è arrivato dove è arrivato, d'altronde, è perché ha tirato dritto. Un giorno ci ha chiamati e ha detto: “sono sceso in Sardegna, ho preso casa. Lo facciamo?” Abbiamo realizzato tutto in un mese e mezzo. Disco, stampa della copie, comunicazione. Abbiamo postato tutti dei quadrati bianchi per creare hype, con pre-alert di Mauri che dice nuovo album. Poi la copertina, che non è nient'altro che lo screenshot del computer. E' stato tutto facile, punk.

Però è stato molto spinto a livello di marketing.
Io mi sono occupato della parte promozionale. Da un momento all'altro sarebbero dovute uscire 19 stories di 19 artisti diversi, abbiamo dovuto attivare uno staff gigantesco e bombardare. Abbiamo dominato le stazioni di Milano e Roma, fatto marciapiedi, pagato le affissioni comunali... volevamo farle noi di notte, ma non c'era tempo (Ride, NdR).

Le affissioni e le dominazioni costano: mi confermi che c'era un bel budget su questo progetto. Volevate andare in classifica.
No, non è così. Anzi ti dirò: c'è stata una bella rottura di scatole da affrontare. Dopo l'uscita di En?gma, decidiamo di diventare un gruppo. In pratica facciamo diventare Machete una band. GFK (azienda che opera nel settore delle ricerche, NdR) però si mette di traverso e dice che il consiglio di FIMI, che è composto dalle major, deve approvare questa scelta. Domanda: ma se Damon Albarn decide che i Gorillaz devono essere una band, sono le major a dover approvare la scelta?

macheteroma

In effetti.
Il punto è che così facendo il mixtape sarebbe risultato album piuttosto che compilation, categoria che la FIMI toglierà peraltro a settembre. Perché? Solo per evitarci di andare in classifica? Ci saremmo arrivati comunque. Spotify ci aveva già certificati come gruppo, basta quello. Machete Mixtape 4 nella prima settimana è diventato il quarto album più ascoltato al mondo.

Spiegami meglio. Quando è successo che siete diventati band? E' una mossa geniale.
E' successo a porte chiuse, ovviamente. Lo abbiamo fatto per catalogare meglio in Spotify tutto ciò che esce come Machete. Alla fine questo è un progetto nostro: noi tre abbiamo curato la direzione artistica.

Machete è la BAND.
(Ride, NdR) Esatto, alla fine hanno deciso di si. Devo dire grazie a Andrea Rosi, il presidente di Sony, che ha lottato per questo. Abbiamo poi scoperto che c'era un'operazione internazionale su Ed Sheeran, che sarebbe dovuto andare primo in classifica in tutto il mondo. E quindi abbiamo capito che rompevamo il cazzo ai pezzi estivi, alle grandi star.

 

 
 
 
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Su Instagram hai scritto: “quasi amici sì, ma fratelli per sempre”. E' la descrizione perfetta della relazione fra membri di una band: come se fosse un matrimonio.
Io sono cresciuto tra le band, grazie a Mauri. E' come se ne avessi avuta una. Ho capito questa dinamica. In dieci anni di Machete non ti nego che sia sempre stato rose e fiori. Poi vieni a scoprire che i componenti di Metallica o Slipknot, che sono band con cui sono cresciuto, non si parlano nemmeno fra di loro ma vanno avanti per dovere d'azienda. Il business ti fa ingoiare caramelle amare, ma quando saliamo sul palco si dimentica tutto. Fra me, Mauri e Ignazio c'è una alchimia speciale. Finché la musica ci tiene uniti vaffanculo a tutto il resto.

Quali sono queste caramelle amare?
Forse potevamo rimanere completamente indipendenti... Ogni tanto mi faccio queste domande. Le dinamiche discografiche influenzano molto gli artisti. Ad esempio, il mondo dello streaming, che stiamo conoscendo meglio solo adesso. Io lo so che dopo di noi ci saranno ragazzi che faranno numeri molto più grossi dei nostri.

Posso dirlo? La dittatura dei numeri ha rotto il cazzo.
Mi è capitato da poco di vedere un artista flippato da questa cosa: dopo aver fatto il disco d'oro si è imposto di fare il platino, per non mostrare di essere tornato indietro. La competizione che hanno creato queste certificazioni, che alla fine non sono nulla, uccide la creatività del musicista, il quale si fa influenzare dalle tendenze e si prende male se non raggiunge certi risultati. In molti stanno abbandonando la musica proprio per questo: non ne possono più delle certificazioni.

 

 
 
 
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E' anche il motivo per cui Hell Raton ha smesso di fare dischi?
Io artisticamente sono fermo, perché metto la mia arte a disposizione del nostro roster. Sono creativo, fornisco idee su video, grafica e comunicazione. Tutti i nostri ragazzi poi mi danno soddisfazione. Negli anni ho imparato che prima di giudicare bisogna riflettere. Io o Slait abbiamo un ruolo tale per cui non possiamo permetterci di dire non mi piace: dobbiamo studiare.

Cosa ti entusiasma oggi?
A me piace fare cose diverse, tipo il gaming, altrimenti mi annoio. Il music biz ad un certo punto viene a noia. C'è stato un periodo brutto per me, dopo il capodanno 2016. Quella sera per noi fu bellissima perché facemmo cinquantamila persone a Olbia con i Subsonica, fu la nostra ultima data con En?gma e morì Primo dei Corveleno. Tutto assieme. Da lì iniziò un anno negativo. Vivevo in una bolla. Mentre inseguivo il mio sogno non mi accorgevo di quello che mi accadeva attorno, di che dinamiche si stavano creando internamente. Pensavo che fosse una bella favola per tutti ma così non era.

Parli del rapporto finito male con En?gma. Vi siete sentiti dopo questo mixtape?
No, assolutamente. Non ho rapporti con lui. Non credo che ce la farei a calcare nuovamente un palco con lui.

La gente vi chiede di lui?
Si. Qualcuno ci insulta anche, ma sai perché? Dopo essere uscito ha scritto ben tre dischi contro di noi. Potevamo rispondergli pubblicamente ma abbiamo sempre tenuto tutto privato. Abbiamo fatto una scelta per tutelare Machete, per non sporcarne il nome. Milano ci ha insegnato a essere meno empatici e instaurare un rapporto più professionale. Un bravo manager è colui che sa anche perdere un artista. 

Parliamo del tuo testo in Gang!. A chi è dedicato?
Non posso dirtelo, scatenerei una polemica gigantesca. Hai colto una frecciatina velata.

E' una delle mie preferite del mixtape.
Sai che Gang non ha sfondato le classifiche? Mi aspettavo entrasse nella top5, invece no. Eppure dal vivo è scioccante. Me lo confermava Mauri (Salmo, NdR): nel suo live è il pezzo in cui la gente salta di più. Quando l'ho raggiunto sul palco per farla con lui non me ne sono neanche accorto: l'adrenalina, gli in-ear monitor che non ti fanno percepire che cosa accade fuori, vuoi dare il meglio e non sbagliare la strofa... invece è una botta incredibile. Non ci credevo, ma poi guardo i video e mi ricredo.

Cosa ti ha fatto tornare la voglia di tornare nel rap?
Nel periodo in cui Slait fondò la 333 Mob con Low Kidd io lo guardavo con la coda dell'occhio, perché non ne volevo più saperne di rap, mi ero lanciato a produrre drum'n'bass con Hellmuzik. Una sera andammo al Rock'N'Roll, un locale di Milano in zona Stazione Centrale, e Lazza iniziò a fare freestyle. Ad un certo punto arrivò Ensi, con cui io avevo a lungo lavorato nei miei primi anni a Milano. Lui è un campione del freestyle, ma Lazza gli diede filo da torcere. Guardandolo pensai “guarda tu questo figlio di puttana, mi ha fatto tornare il sorriso”. Mi rimisi a studiare la trap e tutte le cose nuove che non avevo ascoltato. 

Fra tutto ciò che avete fatto – Hellmuzik, 333 Mob, Lebonski Agency, Me Next... - è però innegabile che Machete sia la cosa più importante.
Si. E' la madre di tre imprenditori della musica. Quando ho iniziato avevo le idee chiare: non ti dico che sapevo che saremmo riusciti a creare tutto questo, ma ero sicuro che il nostro marchio avrebbe dovuto rappresentare rap di qualità. Ad oggi etichette come la nostra te le conto sul palmo di una mano.

Quale nomineresti?
Sicuramente Tanta Roba (la label che oggi pubblica Gemitaiz e Madman, NdR). Agli inizi lavoravo con DJ Harsh, così come Mauri, da lui abbiamo imparato tanto. Però poi siamo diventati competitor (Sorride, NdR).

L'altro giorno ho guardato l'intervista di Montemagno a Fedez, in cui gli vengono fatte domande da imprenditore e in cui lui risponde parlando da puro business man, usando parole come “case-history” e “conversione”. Ti senti più artista o imprenditore?
Io so solo una cosa. Mi sono privato del mio lato artistico per metterlo a servizio dell'etichetta. Io oggi ti so stendere un contratto da cima a fondo. Questo mio studio ci ha premiati nelle battaglie legali, evitato di prendere molte inculate nel mondo discografico.

Perché te ne sei privato?
L'ho fatto perché io vengo dal mondo del lavoro. So come vanno amministrate le aziende. Ho iniziato a 11 anni, lasciato casa a 16, mi sono trasferito a Firenze per due anni e lì ho lavorato per Footlocker, a 18 sono andato a Londra e ho lavorato per quattro anni da Gordon Ramsey, iniziando come lustraposate e finendo come bar manager. Ho lasciato l'incarico solo per fondare Machete.

Poi cosa è successo?
Ho avuto la fortuna di incontrare Giuliano Saglia (editore di Brioche, NdR), da ragazzino. E' venuto in camera mia quando mi occupavo del merch di Tanta Roba. dormivo in mezzo alle scatole e mi ha chiesto come fosse possibile che vivessi lì. Mi ha detto che avevo sbagliato lavoro, che avrei dovuto fare l'avvocato. Mi ha preso sotto di sé e mi ha insegnato tutto. E' stata una guida onesta.

A questo punto entra Dani Faiv, che intanto sta continuando a chattare su Instagram con J Balvin. Manuel, il più latino dei sardi di Machete, lo tranquillizza: “Dopo gli rispondiamo bro, prima devo fare ascoltare una cosa su cui sto lavorando a Carlo”. Plugga il computer e alza il volume. L'anno prossimo Machete fa dieci anni e gli isolani non hanno alcuna intenzione di fermarsi.

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L'articolo Hell Raton: Machete è la mia band di Carlo Pastore è apparso su Rockit.it il 29/07/2019 15:30

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