Martina Di Nardo: la bellezza di restare "fuori fuoco"

Con “VOLUME 1”, la cantautrice campana inaugura un nuovo capitolo fatto di bedroom pop, fragilità messe a nudo e paesaggi sonori che trasformano il dubbio in identità.

Foto di Filler
Foto di Filler

C’è qualcosa di profondamente coerente nel percorso di Martina Di Nardo: il fatto che tutto sembri nascere lontano dai riflettori, dentro stanze piccole, connessioni lente e un’urgenza personale che non ha mai davvero cercato scorciatoie. Classe 1996, nata a Napoli ma cresciuta a Parete, in provincia di Caserta, Martina è una di quelle artiste che hanno costruito il proprio linguaggio nel tempo, attraversando internet, l’autoproduzione e la scrittura come strumenti di sopravvivenza prima ancora che di esposizione. 

Il suo nuovo EP, VOLUME 1, uscito il 29 maggio, è il manifesto più chiaro di questa identità mutevole e volutamente indefinita: cinque brani che attraversanoindie, alternative, folk e pop senza mai scegliere una direzione definitiva, quasi a voler rivendicare il diritto di restare "fuori fuoco". Sfocature sonore che non hanno nulla a che vedere con il concetto di disorientamento, cercano allo stesso tempo di evitare in tutti i modi qualsiasi imposizione di risposte o verità assolute. 

Al contrario, lasciano spazio al dubbio, alla proiezione personale, alla possibilità di riconoscersi nelle crepe che raccontano. In un panorama succube dell'immediatezza e della semplificazione, Martina sceglie di rallentare, di stratificare, di lasciare sospese le domande. Ed è probabilmente proprio questo il motivo per cui i suoi brani riescono a restare addosso più del previsto.

La sua storia artistica inizia da lontano. Tutto parte dal web del 2013, con le prime cover, canzoni originali e vlog su YouTube, muovendosi in quella generazione di creator che ancora non aveva confini netti tra diario personale e progetto musicale. Poi il trasferimento a Los Angeles nel 2016, quattro anni che hanno allargato il suo orizzonte creativo. "Ho studiato Music Technology al college, rilasciando canzoni in lingua inglese. Lì ho avuto modo di studiare un po' di tutto, dalla composizione, a batteria, chitarra, canto e molto altro".

Una formazione tecnica arrivata anche attraverso un apprendistato silenzioso e costante, fatto di tutorial online e sperimentazione continua. È lì che nasce il suo approccio totalizzante alla musica, quello che oggi la porta a scrivere, produrre, mixare e masterizzare ogni singolo brano da sola nel suo home studio. E questa totale indipendenza si è consolidata negli anni anche in Italia, dopo il ritorno nel 2020 e l’inizio del percorso in lingua italiana insieme a Luppolo Dischi, passando per il diploma come Tecnico del Suono alla Nut Academy e la vittoria della decima edizione di "Genova per Voi" nel 2023.

Ma più dei traguardi, a definire Martina è il modo in cui osserva le relazioni umane. "Nella mia musica - ci racconta - mi metto a nudo. Parlo in modo diretto delle mie fragilità e delle mie paure muovendomi tra indie, alternative e bedroom pop. Il cuore del mio progetto è esplorare il confine tra 'io' e 'tu'. Credo che, in fondo, siamo tutti connessi e che i limiti che ci separano dagli altri siano solo un'illusione". Nei suoi testi l’altro diventa uno specchio continuo e la critica rivolta a qualcuno combacia spesso con il riconoscere parti di sé, errori, contraddizioni. Anche l’amore passa dall'essere soltanto un sentimento romantico a una tensione verso il cambiamento personale, quasi una ricerca di connessione autentica in un mondo che tende invece alla distanza.

Lo stesso approccio si riflette nella costruzione sonora dei suoi brani. Martina non partire mai da una struttura precisa, preferendo, come racconta lei stessa, "iniziare da un singolo suono per poi mettermi in ascolto e lasciare che sia lui a suggerirmi il passo successivo". Da qui nascono paesaggi sonori morbidi, stratificati, dove gli strumenti si fondono fino quasi a perdere i propri contorni individuali. È una produzione che evita la pulizia estrema per cercare invece un impasto emotivo, qualcosa di vivo e imperfetto.

Lo stesso VOLUME 1 rappresenta il primo tassello di un progetto più ampio, una serie di EP da cinque tracce ciascuno. Di questa pentade, tre tracce erano già state pubblicate come singoli, contribuendo a delineare il perimetro emotivo del disco. Partiamo da uscire da me!!!, forse il manifesto più immediato della sua scrittura. Un brano che racconta il conflitto tra il restare intrappolati nella propria comfort zone e il desiderio di liberarsi, costruito su sonorità indie-pop sospese tra atmosfere chill e pulsioni ritmiche. È una canzone che parla di crescita personale senza trasformarsi mai in slogan motivazionale, mantenendo invece quella tensione fragile tra introspezione e movimento.

Più malinconica e rarefatta è separi, ballad dal forte retrogusto dreamy e nostalgico che racconta un amore vissuto più nell’immaginazione che nella realtà. Qui tutto sembra muoversi per sottrazione: dalle atmosfere sospese alla delicatezza della chitarra principale suonata da Chiara Altrui, in arte TOCKA, unico intervento esterno in una prova sulla media distanza costruita quasi interamente in solitudine.

Con 26, Di Nardo decide invece di cambiare registro, spostandosi su coordinate pop-alternative più taglienti che traducono la crisi del quarto di secolo in un piccolo manifesto generazionale. Martina attraversa il caos della post-adolescenza con ironia e brutalità emotiva, condensando "26 anni di danni, crolli e ripartenze". Tra lucidità e smarrimento, l'artista campana riesce a racchiudere questa grande (auto)consapevolezza in una frase capace di sintetizzare gran parte dell’EP: "So già come finirà ma ho imparato a bastarmi".

Martina Di Nardo- Foto di Filler
Martina Di Nardo- Foto di Filler

A completare il piccolo mondo racchiuso nel quarto d'ora diVOLUME 1 ci pensano due inediti. Il primo, ci si fa male, combacia con una delicata riflessione sulla fragilità dei rapporti umani, trasfromando il ferirsi reciproco in qualcosa di naturale, quasi inevitabile e perfino tenero. Le influenze folk e alt-rock si intrecciano a una produzione essenziale, fatta di chitarre acustiche morbide e vocalità sussurrate, lasciando spazio a un profondo senso di intimità.

Ancora più notturna e viscerale è TUTTO IL MONDO. Una canzone che mette in musica il peso dell’overthinking e quella sensazione di oscillare continuamente tra il "sentire tutto" e il "sentire il niente". L’arrangiamento cresce insieme al testo, aprendosi da una dimensione acustica e nostalgica verso esplosioni indie-rock più tormentate, guidate da chitarre elettriche sognanti e una voce che passa dal sussurro alla liberazione.

Entrambi gli inediti sono accompagnati da altrettanti videoclip in cui Di Nardo prosegue la sua personale ricerca estetica, parte integrante di un progetto curato in ogni dettaglio, dalla musica alla componente visiva, collaborando con realtà come Mécena Pictures, Filler e Icarvsfilm.

Ed è forse proprio questa necessità di controllo totale - artistico, emotivo, narrativo - a rendere VOLUME 1 più che una semplice raccolta di canzoni, un vero e proprio diario aperto mai completamente esplicito. Un luogo in cui Martina Di Nardo continua a trasformare la propria vulnerabilità in uno spazio condiviso, lasciando che chi ascolta possa entrarci dentro e ritrovarsi, almeno per un momento, nel riflesso di qualcun altro.

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L'articolo Martina Di Nardo: la bellezza di restare "fuori fuoco" di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-05-29 11:44:00

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