Fabri Fibra - Milano, 15-09-2010 Intervista

20/09/2010 di

Un'intervista a Fabri Fibra senza parlare del suo disco in uscita, ma di musica di rottura, cultura dominante, leader, giornalismo, calcio, Assalti Frontali, Articolo 31, Travaglio, anti-universalismo, insoddisfazione generale, credibilità, provincialismo, X Factor e molto altro.



Questo "Controcultura" è valido, le basi son fighe, Crookers, Buchanans, Fyre Dept., Dot Da Genius, Fish, …lo consiglierò ai lettori…dirò che è rap intelligente nonostante la sua apparenza cazzona…inviterò tutti a scaricarselo e blablabla. Ora però possiamo non parlare del disco?
Come vuoi...

Ok. Partiamo da questo: la musica non dice più niente, è una strategia che tranquillizza la gente.
Si ma la musica in generale, non solo gli artisti, è scontato che gli artisti non dicano più niente.

Pensi che tu sia fuori dalla cultura dominante?
Si, perché faccio musica in contrapposizione a quelli che sono in Top Ten adesso, tra copertine ammiccanti con 8 canzoni a 6.90 euro io arrivo con una copertina orrenda, 18 tracce quindi tanta roba, è anche un bel mattone. E' contrapposto, e per farlo devi riuscire a portarlo lì perché te ne accorgi quando vedi i due mondi uno accanto all'altro.

Ti ricordi la prima volta in cui hai ascoltato un disco con la consapevolezza che fosse musica di rottura?
Un esempio banalissimo è quando ero in seconda media tutti ascoltavano gruppi come i Litfiba e sono arrivati gli Elio e le Storie Tese. Quel disco era contro tutto. C'è bisogno di quello, di qualcosa che al momento non ha motivo di esistere, perché non è la tendenza generale.

Qualcosa che non sia allineato...
Esatto, si è perso il concetto di fare dischi interessanti, ma non solo che spiegano argomenti interessanti alla gente, ma che arrivano da realtà e dimensioni borderline.

Ma chi fa la controcultura in Italia? Beppe Grillo?
Mmm..no quella è più controinformazione...

E chi? Hano? Hotmc? Rockol? Rumore? Il Mucchio? Blow Up?
Ma nessuno, la controcultura oggi non esiste e non credo esisterà mai più. È morta, più o meno quando sono nato io, nel 76, quando non c'era la tecnologia, c'era la necessità di scambiarsi idee e dischi, e quando c'è tanto confronto ognuno ha la sua interpretazione e questo arricchisce lo scenario anziché far emergere il bisogno di benedire una verità assoluta.

E dei leader ne abbiamo bisogno?
La ricerca del leader, della voce forte, dell'esempio da seguire è una malattia dell'Italia.

Eppure sei per i media il portabandiera di una subcultura, quello col mass appeal...
La realtà è che gli altri non hanno le palle di esporsi, parlano di rap nel rap e non vogliono andare oltre.

E' l'anti-universalismo, fare di tutto per driblare i confini del macrosistema e nella stessa lotta crearsi mille nuovi limiti, più sfigati e più poveri, purchè caratterizzino il proprio microsistema.
Si, se solo penso che per esempio nei forum, sui siti, uno dei pochissimi spazi in cui si potrebbe parlare di qualsiasi cosa, si finisce comunque a parlare di ciò che è mainstream. Oppure per esempio i gruppi underground che fanno dischi che sembrano più da major dei miei. E' perché non c'è un discorso diverso da quello che è dominante, non c'è la necessità di valorizzare diverse angolazioni. In Italia al massimo esiste il dibattito sulla cultura generale.

Anestesia sociale...
Ma si, e sottolineo non solo di chi fa musica, ma anche di chi dovrebbe raccontarla. Non c'è mai chi si espone più degli altri, non c'è mai il commento definitivo, è sempre un 'secondo me'.

La sindrome del coniglio...
Ecco perché poi quando osi dire qualcosa al di là del ruolo del giornalista disinteressato becchi subito delle reazioni, perché tu ogni volta che scrivi punti a dire qualcosa di diverso dagli altri, o meglio punti a dire qualcosa, e gli altri subito reagiscono perché sei uscito fuori dal binario che a loro stava bene.

Come se ne esce?
La musica deve creare dibattito, altrimenti non serve.

Cos'altro non serve alla musica?
Per esempio il calcio, addirittura sta arrivando il calcio nella musica e anche nel rap.

Persino nel reggae, la cultura no-babylon per eccellezza. Quest'estate è successo che un gruppo di ultras del Lecce ha picchiato Brusco mentre cantava il suo pezzo "AS Roma".
Cazzo, non lo sapevo questo, assurdo.

Del resto però la gente parla di quello che ha di fronte, certo tutti vanno spediti come se non guardassero ai lati, però se la realtà è di merda noi di quello profumiamo...
Si certo, però ti faccio un esempio: quando era uscito "Terra di Nessuno" degli Assalti Frontali, parlavano di un mondo che non conoscevo, io vivevo in una provincia di nemmeno 50 mila abitanti in cui tutti parlavano della stessa cosa, poi è arrivato il rap dei centri sociali. I centri sociali. E mi sono obbligato a capire cosa fossero, non perché mi interessasse, ma hanno aperto una finestra. Io lì ho avuto un forte dibattito con la gente che ascoltava quella roba, perché volevo capire quanto quella realtà mi riguardasse, e non è che mi abbia conquistato, non mi riguardava.

Per esempio oggi gli Assalti Frontali hanno senso?
Bè gli Assalti Frontali oggi parlano della Gelmini...

E serve a qualcuno?
Forse no, perché tutti parlano e criticano la Gelmini, quindi non c'è un punto di vista diverso, però non sono io a decidere cosa ha senso e cosa no, è il pubblico, è giusto che gli Assalti abbiano il loro pubblico. Il disco deve raccontarsi, quando arriva in mano alla gente è di tutti. Le divisioni nette che mi spaventano.

Pensi di avere un pubblico che non si rapporta con la società?
Nel panorama italiano c'è un buco talmente grosso che la musica mia è arrivata dove mai avrei pensato che arrivasse.

Perché se parli di politica, nei discorsi, nella musica o sui siti, ormai sei terribilmente fuori moda?
Perché in Italia quando c'è un argomento, tutti ne devono parlare alla stessa maniera. E' sempre la stessa pappa. Ecco perché se fai un disco che non crea dibattito e non crea polemica potevi anche non farlo, soprattutto in questo momento. E poi aggiungo che in Italia c'è troppa voglia di fare i fighi in contesti di successo.

E' il discorso di dare il culo pur di apparire in televisione...
Eh si, basta apparire. Di tutte le contraddizioni del mio progetto, sono il primo a dire che in certi momenti mi sento il più sfigato, perché quando incontro il ragazzino per strada che mi ha riconosciuto perché ha visto Vip in Trip su Mtv ma non sa un cazzo della mia vita, è logico che mi sento il più sfigato in quel momento. Però d'altro canto cosa c'ho? Che posso permettermi di fare un mixtape che mette assieme da Ghemon Scienz a Duke Montana e metterli sullo stesso disco, e magari su 10 ragazzini che mi fermano, 5 s'interessano a tutto il contesto.

Ma non sei stanco di chiuderti in un contesto, che sia quello dell'hip hop italiano o quello del pop mainstream?
Io non faccio distinzione, però mi piace il rap. Io sono il primo a non volersi schierare, nel senso che mi rapporto con gente che lavora in un qualsiasi ufficio e magari ascolta il rap mezz'ora prima di andare a cena con gli amici, ma anche con il pubblico hip hop perché non riconoscerlo è stato per esempio l'errore di J-Ax.

A proposito cosa pensi degli Articolo 31?
Non capisco come oggi non si sappia perché si sono separati, in generale non capisco perché non siamo capaci di rendere affascinanti dietrologie che all'estero hanno alimentato la curiosità di tutti.

E' sempre che all'estero va tutto bene per noi disgraziati, bianchi e italiani?
No, però prendi i rapper neri, gli afroamericani le troie e le Ferrari le mettono per il bianco, perché hanno capito che se sei schiavo della società dell'immagine non ascolteresti mai il loro rap se facessero un semplice playback perché sono afroamericani come non ne vedi in Italia, che non vedi in televisione, vedi solo italiani, quindi io a te italiano per farti vedere il mio video ti metto quello che ti piace, una bella macchina e due tre puttane e il mio scopo lo raggiungo.

Addirittura..
Eh si perché in Italia son tutti italiani. La multi-etnia non esiste.

Aspettiamo che gli extracomunitari ci salvino?
L'Italia dovremmo venderla pezzo per pezzo agli stranieri, altrimenti resteremo sempre questa grande azienda famigliare, in cui si darà sempre lavoro al fratello, al cugino o al procugino.

Ma magari è così anche in America...
Non lo so, però se solo penso che in America c'è Hot 97, una radio fatta da Funk Master Flex, dj che superata l'età della competizione si è messo a fare un progetto fighissimo e ci campa. E' logico che superati i 40 uno c'ha pure voglia di raccontare il panorama, di entrare in contesti in cui parli e racconti la musica. Sono pochi quelli che osano in questo, la musica va racconta così com'è, come fai tu, che essendo uno che quando scrivi lo fai per scrivere, perché vuoi portare avanti un discorso, se c'è qualcosa che fa cagare la butti via per trovare il vero.

La verità è che forse dovremmo fidarci di più dei giornalisti di politica...
Ho parlato con Travaglio un mese fa per un'intervista su Rolling Stone. La prima cosa che mi son sentito di chiedergli è: "fino a che punto dobbiamo preoccuparci di quello che dici? Da come parli sembra che sai cosa succederà un domani.." E lui ha risposto: "L'unica cosa che provo a fare è dare tutte le informazioni che non senti in tv". E li mi ha colpito, mi ha preso. Talmente che non mi sembra schierato il tipo. Però gli ho detto: l'informazione che fai tu è elitaria, chi è che può mettersi sul computer a vedersi 40 minuti di Travaglio, la gente lavora 8/9 ore, torna a casa sfatta, non tutti possono permettersi di farlo. Per cui gli ho detto la tua è un po' una guerra persa in partenza.

Hai visto lo spot della Bibba rap?
Si, l'ho vista e sono deluso che sia Rido a farla. Molte volte mi sembra che la gente abbia più ego che talento.

Tu non l'avresti mai fatto?
No, non l'avrei mai fatto.

Perché?
La gente pensa a fare le cose ancor prima di essere credibile. La credibilità non è assoluta perché la perdi quando fai cazzate e pensi che la gente non le veda. E posso citare esempi tipo Frankie Hi NRG con Giorgia o i Sottotono con i Gazosa. Cioè son quelle robe che...

Che ti macchiano...
Si, perché non puoi fare tutto per il gusto di esserci. A me mi ha chiamato Facchinetti due giorni fa per invitarmi ad X Factor. L'etichetta giustamente spinge perché io vada, sarebbero tante copie vendute. Adesso devo fare una scelta: vado a X Factor, vendo tante copie in una settimana e rinuncio a tutto quello che ho fatto o il contrario?

Risposta?
Non ci vado.

E cosa ti spaventa?
Che è un problema più del disco, che mio, per una scelta così devo fare due pesi e due misure.

Nel senso che andare ad X Factor farebbe vendere di più il disco ma annullerebbe la tua credibilità?
Bè si, la mia credibilità è più importante del disco in questo momento. Quando ho visto 50 cent ad X Factor, un po' m'è preso male. E' un po' come fumare in aeroporto, te ne accorgi subito. Quando c'è qualcosa di talmente artefatto devi stare attento, perché non è detto che l'esposizione ti porti solo vantaggi. Quindi penso di essere poco professionale per l'etichetta, però credibile perché do valore ad un disco che si chiama Controcultura.

Però poteva essere "controculturale" andarci e sfruttare l'occasione per lasciare un segno.
Eh...

Che poi vabè il rischio è di fare come Frankie Hi NRG a Sanremo con un pezzo che si chiamava Rivoluzione ma una performance anonima più degli altri...
Infatti, guarda, hai detto una cosa super interessante. La domanda che mi farei è: ma a me sarebbe piaciuto andare ad X Factor?

Risposta...
A me piacerebbe avere un pubblico pronto a dibattere su queste cose, forse mi sbaglio io, ma ad esempio io sarei pronto ad andarci se ci fosse più critica, tipo "è andato ad X Factor, si sputtana la faccia, ma parliamo della sua musica", al momento è soltanto "quanto ci sputtani?".

Ma hai veramente così tanta paura che la gente, la scena, i media, ti girino le spalle?
In ogni cosa c'è sempre chi ti capisce e chi ti appoggia. Neanche Bin Laden c'ha il 100% dell'odio. La follia del genere umano è che qualsiasi cosa fai c'è sempre chi ti supporta e chi ti critica. Certo però che sono molto interessato a dare una risposta per ogni cosa che faccio e cerco di non accumularne troppe per non cadere in confusione. E' logico che sono tentato, un po' per fare il culo all'artista "talent", che dicono che il rap sia un limite del canto, io invece vorrei andare in un contesto di canto per dire che il rap forse è l'evoluzione del canto. Magari riuscirò a farlo col prossimo disco.

E' il contesto quindi che bisogna temere.
Sai cosa? Scegliendo il contesto in cui vai fai anche vivere il rap nella bocca di certe persone, al momento sarebbe anche controproducente far parlare Facchinetti di rap, perché comunque vada lo disintegrerebbe. Quando ieri sera ho visto Neffa e Ax ad X Factor, e con tutta la personalità che hanno, davanti a Facchinetti l'han persa. Voglio dire che è talmente artefatta quella cosa che è una lavatrice in cui qualunque vestito metti esce bianco.

E' sempre una faccenda di esposizione...
Tutto quello che passa nella grossa esposizione deve creare meno problemi possibile. Meno problemi dai più sarai esposto. O viceversa.

Fa un errore chi non capisce che, come nel caso del rap, la musica è un mezzo per generare visibilità, a se stessi e all'immaginario che si rappresenta, e volendo anche business?
Più che altro essendo una conseguenza perché non devi accettarla? C'è sempre da considerare però che appunto l'esposizione può fotterti. Ma non è il caso del rap in Italia, in Italia il rapper è talmente concentrato a fare il rapper che si è scordato di fare il rap.

Questa è bella.
Ad esempio perché il rap si è affossato a fine anni novanta? Perché i rapper non volevano fare interviste, addirittura i Colle der Fomento non volevano andare in televisione. Sei il primo a non riconoscere il rap, perché non lo vuoi far conoscere agli altri. E' troppo facile voler fare sempre bella figura, non puoi fare sempre bella figura se ti metti in gioco.

Significa tenerci tanto a ciò che si fa o in fondo essere tutti vittima del provincialismo?
Ma magari, l'unica cosa che può funzionare da noi è proprio il provincialismo e i complessi di inferiorità che è quello che caratterizza l'italiano. Io per esempio, Milano, me la vivo poco, ma non riesco a parlare di Milano nei miei testi, perché cazzo non è una metropoli, non c'è la mentalità, tutti vivono nel quartiere, è inutile mascherarsi.

Non c'è niente in Italia, che sia musica informazione o intrattenimento, che faccia pensare alla contestazione (al massimo c'abbiamo l'insoddisfazione o la noia). E' pigrizia generale?
E' anche perché siamo tutti omologati già in partenza, all'estero vedi che un punk o un metallaro a cinquant'anni ancora è metallaro. In Italia arrivi ad un punto in cui qualunque interesse tu hai, dopo una certa età abbandoni, e sembri pazzo se non lo fai. Alla soglia dei 28 che vai a lavorare ti uniformi a quell'immagine lì. E mi è successo di cascare nella stessa cosa. A 22 anni lavoravo in questa impresa che faceva manifesti per i teatri, facevo il fustellatore, e quando uscivo dal lavoro e mi chiedevano che lavoro fai, mi vergonavo. Ero caduto anch'io nel trabocchetto di pensare "non faccio un lavoro che non è esposto in televisione e non è venduto come un lavoro figo" e allora reagivo andando a lavoro con la camicia bianca e i jeans tranquilli così se mi vedono al bar non sanno che lavoro faccio. E lì sono morto, e sono risorto.

Perché è forte il senso del rifiuto ma non c'è nessuno capace di mettere assieme la gente?
La maggior parte fa le cose per assomigliare al proprio mito d'infanzia, e rivivere quella roba lì. Non vedono la realtà sono vittime dei loro personaggi.

Volendo investire in un immaginario possibile di controcultura in Italia, dove andremmo a perderci?
Forse ai concerti, perché la gente stacca l'interruttore, perché c'è sempre un po' la speranza che il concerto ti dia un esperienza emotiva, e c'è sempre la magia legata al live che non sparirà mai perché è irriproducibile. La gente è disposta ad uscire dalla maschera e dalle inibizioni, perché c'è qualcun altro sul palco che lo fa per loro.

Digitando su Google la parola 'controcultura' il primo link è il tuo..
Ecco, la dimostrazione che non c'è controcultura in Italia. (ride, NdR)

Commenti (19)

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  • tal Dei Tali 27/09/2010 ore 19:06 @richietenenbaum00

    Spariamo un bel flammone sulla croce rossa???
    http://www.youtube.com/watch?v=bVqvEwiL2b4&;feature=player_embedded
    :[

  • Lago Nell' Avena 28/09/2010 ore 15:43 @lagonellavena

    Come sempre si dicono le cose più semplici e superficiali.
    Anche si trattasse di nervosismo:
    il nervosismo è in me, in noi. E' un fatto.
    Ti da noia...mi spiace. Leggi Gandhi per compensare.
    Ti vedo una persona che approssima troppo, come sfogo io la mia violenza è fatto mio e non ti è dato saperlo.

    Fallo anche tu
    Starai meglio
    Oppure no, ma attento a non somatizzare
    Altrimenti saremo un popolo con "un tono" ma pieni di psoriasi e senza capelli.


  • calogero incandela 28/09/2010 ore 15:49 @calogero

    non capisco questa cosa di evitare xfactor. quando si ha una personalità decisa si può andare ovunque...
    vedi Max Gazzé, che ha fatto san remo e il festival bar sempre restando se stesso.

  • mark folletto 11/10/2010 ore 15:14 @boheme77

    a me fabri fibra non dispiace.
    non è il mio genere sia chiaro, c'e tanto rock che è mooooooolto piu controcultura di lui...
    a confronte che so, dei testi dei vecchi punkreas, fibra è un bigotto.
    pero mi piace,
    ma ahime devo essere d'accordo con leoge9vese,..
    se sul serio è andato ac olorado, poteva andare a x factor.
    io a colorado non ci andrei nemmeno come spettatore pagato [:

  • iggy 11/10/2010 ore 18:53 @iggy

    qual è il probblèma? dai, comprami il ciddì.. qual è il probblèma?

    s'impicca, vero?
    :[


    (Messaggio editato da iggy il 11/10/2010 18:54:52)

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