Afterhours - Milano, Navigli, 04-02-2009 Intervista

08/02/2009 di

(Foto di Giulio Mazzi)

Il pretesto per tornare a scambiare diverse chiacchiere con Manuel Agnelli ce lo dà la loro prossima partecipazione alla 59° edizione del Festival di Sanremo. Infatti, dopo la lunghissima intervista di metà settembre, gli Afterhours scelgono Rockit per raccontare - e in parte spiegare - non solo la loro scelta ma anche i repentini cambiamenti sul fronte discografico. Ci becchiamo sui Navigli a pranzo per raccogliere le impressioni di Manuel e capire più sfumature possibili sulle diverse vicende in cui sono coinvolti.



Partiamo da una nota di colore: lo sapervi che se su Google digiti la chiave "Afterhours Sanremo" il primo risultato che appare (almeno fino a qualche settimana fa) è l'intervista fatta per Rockit 10 anni fa al Tittitwister di Cesenatico, tanto che moltissima gente é arrivata sul nostro sito proprio attraverso questo tipo di ricerca...
Abbiamo ancora un grande seguito allora! (risate, NdR)

Beh, già allora (ovvero ai tempi dell'uscita di "Non é per sempre", NdR) erano in tanti a seguirvi...
Io già dieci anni fa rivendicavo il progetto del "Tora! Tora!", perché prima di metterlo in piedi ci abbiamo pensato. Non era facile e l'idea era non solo mia, ma anche di tanti altri gruppi che facevano parte della "scena". Ed é bello vedere che anche in questa occasione alcuni gruppi (mi riferisco ai Marlene Kuntz, a Raiz...) che allora presero parte al progetto hanno espresso un parere positivo sulla nostra scelta.

Già da allora, comunque, la mentalità comune era quella che dovevamo fare uno sforzo per uscire dalla torre d'avorio - se non lo vogliamo chiamare gap dal resto del mondo musicale - e il "Tora! Tora!" era sicuramente un tentativo in questo senso. E mi ricordo che le stesse polemiche le avevamo avute quando abbiamo deciso di collaborare con Tutto con articoli redazionali sul festival e cose simili, solo perché si trattava di un giornale edito da Mondadori.

All'epoca dell'intervista, comunque, dicevi che il male non è Sanremo, ma quello che ti costringono a fare sia le case discografiche che il mondo della televisione...
Il male è quando sei tu che ti adatti a qualsiasi tipo di cosa perché pensi che sia necessario adattarsi per esserci, no? E allora, voglio dire, non avremmo cominciato a fare la musica che abbiamo fatto se avessimo pensato che era necessario adattarsi a qualcosa... avremmo fatto altro! Nel tempo, dopo tanti anni - perché nel '99 erano già tanti anni che andavamo in giro - tutti cominciavano a pensare di non dover aver paura di confrontarsi con l'esterno. Più che non aver paura era quasi un dovere quello di veicolare le idee, non perché ci sentivamo né dei paladini e neppure dei rivoluzionari; semplicemente portare i nostri punti di vista anche al di fuori del nostro ambiente dove ormai le idee marciscono perché sono lì a macerare. Questa necessità l'abbiamo avvertita sempre di più con il passare del tempo e con il "Tora! Tora!" abbiamo fatto un piccolo tentativo. Questo di Sanremo, adesso, è un altro tentativo, coerente con il "Tora! Tora!" da tutti i punti di vista perché arriviamo comunque a veicolare quello che facciamo, la musica, le idee e i punti di vista in un ambiente che non è il nostro. Perché usciremo al di fuori del nostro ambiente parlando con gente che magari non parla la nostra lingua rimanendo però noi stessi. Ciò non toglie che ci faremo promozione e che certamente ci converrà. Qualcuno dice che non ci converrà, ma dopo la conferenza stampa io ho già la borsa piena di articoli, che dimostra che forse non è il discorso di convenienza quello che importa...

La prima cosa che ho pensato, quando Bonolis ha annunciato i primi artisti di Sanremo, è che magari qualcuno lo avesse "imboccato" appositamente...
Ecco, su questo punto ci terrei a dire una cosa che fa onore più a lui che a noi: Bonolis negli ultimi tre anni si è, non so per quali motivi (conoscenze personali, curiosità, etc.)... si è guardato intorno. Lui stesso dice: io ho cambiato un po' vita, mi sono guardato intorno. Non è che adesso lui è diventato un fan di queste cose, però, tra le altre cose, ha cambiato anche ascolti, ha cercato di aprirsi un po' a certi ascolti, indipendentemente dal fatto che Sanremo è una trasmissione televisiva e penso che il cast l'abbiano fatto televisivo e non musicale. Però ha voluto mettere dentro nuovi nomi perché gli siamo piaciuti molto tra le varie cose che ha ascoltato ultimamente. E infatti é da maggio che ci fanno la corte, quindi puoi capire che anche noi avevamo delle perplessità all'inizio per tutti i motivi per cui altri hanno avuto perplessità, compreso il nostro pubblico. Insomma, anche noi li abbiamo avuti i dubbi, ragionando bene sul fatto che potessimo o meno usare il festival o se il festival è una di quelle cose che ti può fagocitare completamente. Abbiamo cominciato ad organizzare una squadra, a pensarci, a organizzarci e abbiamo parlato più volte con Bonolis, che ci ha fatto vedere coi fatti che lui era molto serio nei nostri confronti e molto serio nel capire la nostra natura particolare. Tanto più che ha detto: sarò io a fare richiesta, la farò in modo tale da non creare dubbi sul fatto che vi ho voluto io e questo è il primo passo per potervi permettere di esserci. È una cosa che non ho problemi a dire perché fa parte di un percorso che lui ha intrapreso per una nostra partecipazione. Lì ci ha fatto capire che noi potevamo essere tutelati nel nostro essere diversi dal resto. Poi, quando si è trattato di partecipare a certe trasmissioni - perché Sanremo non è solo l'esibizione all'Ariston ma c'è anche tutto il contorno - così come abbiamo fatto con le case discografiche nella nostra carriera da quando abbiamo potuto permettercelo, anche lì abbiamo messo dei paletti. Abbiamo detto: alcune cose le faremo, altre cose non le faremo, non per razzismo ma perché ci interessa andare a comunicare al di fuori del nostro sistema, però c'è un limite a tutto. Non dobbiamo diventare noi nani e ballerine a nostra volta, altrimenti non c'è alcun senso. A tal proposito una richiesta particolare era arrivata per Porta a Porta: Bonolis voleva presentare Sanremo da Vespa e ci ha detto: "Voglio portare voi perché voi siete la mia prima scelta per questo festival!". Sicché lì abbiamo avuto parecchie perplessità...

Anche perché tutte queste lodi avrebbero potuto essere controproducenti a questo punto...
Ecco, essere spinti da Bonolis non vuol dire niente in quelli che sono i risultati del festival! Però di certo lui non ha fatto mistero a dire che siamo stati il gruppo da cui partire per pensare a un cast. Comunque noi abbiamo rifiutato la sua proposta di partecipare a Porta a Porta: all'inizio è rimasto un po' così perché avrebbe anche avuto ragione a incazzarsi dopo quanto si era sbilanciato. In realtà mi ha chiesto perché e gli ho detto: "Guarda, noi non siamo personaggi televisivi e se siamo lì a parlare facciamo fatica a non essere fagocitati dalla polemica becera piuttosto che dai contenuti". Per dirti... siamo andati da Santoro perché lì la discussione era ad un altro livello e noi eravamo la parte popolare della discussione, mentre nel salotto di Vespa rischiavamo di rimanere ingrippati perché pensiamo che i nostri discorsi in televisione possano risultare - in una trasmissione come quella - dei discorsi di tromboni noiosi. E lui invece che incazzarsi ha detto: "Va bene, visto che Vespa non vi aggrada, registriamo un'intervista alla quale io mi attacco per parlare di voi". Infatti ho fatto quest'intervista e lui in trasmissione ha parlato soprattutto di noi, del fatto che eravamo veramente la novità del festival e così via. Per cui, invece di incazzarsi perché noi eravamo "strani" - perché, sai, lui fa fatica a capire certi meccanismi dell'underground, in realtà tutti farebbero a botte per venire a Porta a Porta - alla fine si è dimostrato molto molto serio, molto professionale. E questa sua posizione ci ha convinti. Ci possiam fidare perché è una persona non solo disponibile, ma anche intelligente.

Avevate quindi pensato di dirgli di no...
E infatti all'inizio gli abbiamo detto di no!

Ma a quel punto avevate paura che vi potesse scaricare?
Ti dirò la verità: ci siamo sentiti un po' ingrati però ci siamo anche detti: "Noi siamo noi! Se lo capisce bene, se non lo capisce va bene lo stesso". D'altra parte ci siam sempre mossi così, avendo sempre massimo rispetto per le persone che lavorano con noi e intorno a noi - e il più delle volte abbiamo fatto delle scelte tenendo in considerazione questa cosa. Non è che siamo gli artisti nella torre d'avorio per cui l'arte vale più di qualsiasi altra cosa. Per me i rapporti umani valgono però non a tal punto da condizionare alla fine tutto quello che sei. Se una persona ti capisce allora vale veramente. E nel suo caso questa è stata la prova del nove, ovvero quando abbiamo capito che non solo era una persona seria, un grande professionista, ma anche un tipo simpaticissimo - perché dal vivo è come in televisione - ed una persona che rispetta le scelte altrui. Ecco, rispetto è la parola giusta. Questo non vuol dire che il festival abbia smesso di essere un circo perché quest'anno ci siamo noi. Più semplicemente andremo lì essendo noi stessi. Dopo la conferenza stampa di ieri - dove io non avevo molti dubbi sulla riuscita perché ci siamo preparati bene - ho visto quello che è uscito... che è una valanga di roba, e ho capito che avevamo fatto bene. Se andiamo a veicolare delle cose non c'è niente come questo cazzo di festival per poterlo fare. Devi stare molto attento, devi avere le spalle molto larghe perché aver fatto altre cose prima magari ti può aiutare a capire come affrontare questa esperienza per non diventare un pupazzetto. Ed è quello che t'ho detto nel '99, le stesse cose, ma allora forse era un po' presto...

Diciamo pure che all'epoca non c'erano ancora le "chiavi" per accedere...
Esatto! E diciamo pure che non avevamo ancora la necessità di andarci, mentre quest'anno si sono incrociate diverse opportunità: il fatto che non fosse una necessità, che avessimo delle idee da sviluppare, che avessimo delle persone all'interno dell'organizzazione del festival che ci hanno dato la possibilità di esserci...

Ma in passato avevate mai provato a partecipare?
Provato mai... perché non avevamo mai chiesto di partecipare. Siamo stati chiamati in passato per andarci, ma in situazioni completamente diverse da questa e non ce n'è fregato assolutamente niente. Questa volta è diverso: ci hanno voluto fortissimamente e ci hanno dato delle garanzie che in passato non avevamo mai avuto. Noi stessi ci sentiamo molto più "forti". E pensa che ho persino sentito dire che il festival è stata un'imposizione della Universal...

Ecco, lì volevo arrivare...
Sia chiaro: il festival è un contatto diretto e personale tra noi e Bonolis tramite Mazzi, il direttore artistico, e Rubino, il direttore tecnico. Tutte le persone, tutto l'entourage di Sanremo è con noi sotto un certo punto di vista, per cui la Universal non c'entra niente! Anzi, secondo me ha preso questa cosa così come l'avrebbe presa con qualsiasi altro artista, facendo quindi l'ennesimo errore perché la loro proposta era di fare l'ennesima riedizione del disco con il pezzo di Sanremo dentro. E questo ha rappresentato un po' la goccia che ha fatto traboccare il vaso, anche se in realtà il vaso era traboccato già quando abbiamo scoperto il prezzo della riedizione de "I milanesi...". In pratica la riedizione che abbiamo fatto uscire nell'autunno 2008 non era un'idea della Universal bensì nostra. E mi prendo la responsabilità di questa cosa perché, ci tengo a chiarirlo, il contratto che avevamo con la Universal ci lasciava piena libertà artistica e di immagine al 100% - tanto più che il disco loro l'hanno preso a scatola chiusa e l'hanno pubblicato così, perché noi l'avevamo finito molto prima di raggiungere un accordo con loro. Il disco e tutto quello che ne é seguito l'abbiamo fatto in piena libertà: pensa solo ai video che abbiamo fatto uscire, da "È solo febbre" piuttosto che "Pochi istanti nella lavatrice" o "Musa di nessuno", che forse é stato il più low-profile di tutti e quindi quello più osteggiato dallo staff Universal. Sta di fatto che eravamo a Parigi a presentare proprio "Musa di nessuno" e la riedition dell'album e lì scopriamo che invece del prezzo di 9.90 euro, concordato in precedenza, é stato fatto uscire a 20.90 euro! Per cui a quel punto non aveva più senso continuare il rapporto contrattuale, perché per noi la riedizione era un modo di far arrivare il disco a chi se lo era scaricato o copiato, dando un supporto di lusso con dentro un cd di inediti, versioni live e cover, con in più il booklet di foto a meno di 10 euro. Per cui, era un po' come per dire: "Non ti sei comprato il disco perché costava troppo, adesso a 9.90 euro ti diamo ancora di più!" Insomma, doveva essere sì un'operazione commerciale, ma di grande qualità... ma in Universal non l'hanno capito, non c'hanno avvertito e sono usciti a 20 euro e oltre ed è chiaro che ci hanno fatto un danno all'immagine pazzesco! Che senso avrebbe, infatti, fare una riedizione dopo pochi mesi che costa più della prima uscita?

Ma chi se la compra! Infatti, io non l'ho comprata…
Ecco, è proprio il fondo del barile, ovvero di andare a raschiare quello che c'è da raschiare... e c'hanno fatto fare pure una figura di merda! Aggiungici poi che, nello stesso periodo, la EMI - che possiede il nostro catalogo - ha fatto uscire un best-of che naturalmente noi non abbiamo per niente condiviso, è stata una decisione della EMI che ha il catalogo, e può fare con il catalogo quello che vuole - e il catalogo gliel'ha ceduto la Mescal, attenzione, non noi, per cui anche lì... Le due cose chiaramente hanno creato un certo malcontento in giro perché sembrava che mandassimo in giro di tutto. Poco dopo è venuta fuori la storia di Sanremo e quindi, tirando le somme, tutti avran pensato che volevamo diventare come Pupo e compagnia bella. Quindi capisco che ci siano stati un sacco di malintesi, anche perché per un mese abbiamo avuto intorno un'atmosfera di questo genere siccome volevamo tenerci per la conferenza stampa una serie di cose per riuscire a sfruttare Sanremo e non buttare via questa cosa dal punto di vista della comunicazione.

Comunque, conoscendovi un minimo, non avevo dubbi che ci fosse una motivazione dietro...
Noi avevamo appunto tutto un progetto e sapevamo che era una cosa che volevamo sfruttare al massimo sapendo bene cosa andavamo a fare; in più sapevamo che avremmo mollato la Universal per motivi che poi se vuoi ti dirò oltre a quelli che sono stati scatenanti. All'inizio, sinceramente, ci siamo rimasti male, perché dopo 20 anni un po' di fiducia da parte di chi ci segue ce l'aspettavamo, no? Almeno, cazzo, aspetta di sentire che pezzo facciamo, aspetta di vedere cosa succede, aspetta. E invece, no.

E la reazione della gente?
E la gente - tra questi anche alcuni giornalisti - ha sparato prima di chiedere i documenti! Per cui ci siamo rimasti male... poi, vista l'isteria collettiva che si stava sviluppando ci siamo anche messi a ridere, abbiamo pensato: ma questi sono pazzi! Ma è solo un festival, mica si va in guerra, mica si va a salvare qualcuno sulle Alpi... male che vada andiamo a zappare la terra. Ma vaffanculo! (risate, NdR)

Il testo c'era già? L'avete scritto di recente? Riesco a leggerci qualche riferimento a ciò di cui parlate ne "I Milanesi..."
No. Era un discorso che volevamo fare sull'album nuovo, ovvero quello di prendere delle posizioni sociali. Il pezzo è un po' un intro di quello che andremo a fare.

Intendevo per le tematiche trattate... quello che cerchi di raccontare mi sembra più "Sulle Labbra".
Perfetto, bravo, un bellissimo esempio. È chiaro che gli Afterhours non hanno mai usato gli slogan e cercheranno di non usarli soprattutto se parliamo di sociale e di politica. Però era arrivato il momento in cui avevamo parlato di noi stessi, delle nostre vite private, etc. e questo momento in Italia ti spinge invece a prendere una posizione su quello che ti succede intorno... quindi anche per noi è diventata davvero un'esigenza. E infatti siamo tornati: io avevo abbandonato l'idea del "Tora! Tora!" e invece siamo tornati alla carica con tutto questo perché... Io mi ricordo proprio un discorso con mio padre quando gli spiegavo i miei motivi per non andare più a votare, perché i politici avevano il naso troppo lungo ed allora meglio delegittimare proprio la classe politica perché sennò così non cambia un cazzo. Mentre lui mi rispondeva che sono questi i momenti in cui non bisogna mollare... Obama, ad esempio, è cresciuto perché c'era una classe politica delegittimata in America e non avrebbe mai trovato spazio altrimenti... Sarà forse un caso che il testo del brano l'abbiamo scritto a Boston - proprio il giorno prima che Obama venisse eletto - e poi l'abbiamo rifinito nei giorni successivi alle elezioni con un paese intorno che aveva la felicità negli occhi.

Mentre ascoltavo il brano mi ha colpito la frase "La verità é un atto d'amore".
In fondo è quello che era, per il nostro privato, per quello che possiamo fare anche nel nostro piccolo. Prima di parlare di tutte le altre cose, le operazioni che faremo etc., io dico, ma non per schernirmi, nessuno va a fare la rivoluzione. Noi non cambieremo niente a Sanremo, neanche il gusto di Sanremo, neanche Sanremo cambieremo. Andiamo però approfittando di una cosa per portar in giro un'idea e secondo me ci stiamo riuscendo ed questa è la cosa più importante. Così come ci siamo riusciti in parte con il "Tora! Tora!" facendo delle bricioline, però, cazzo!, abbiamo seminato. E adesso cerchiamo ancora di alzare la posta e devo dirti che avevo dei piccoli dubbi, ma dopo la conferenza stampa e dopo ieri, con le uscite che ci sono state, con il pubblico inneggiava... Sai, alla fine, nessuno vuole fare delle rivoluzioni, nessuno si illude di rinnovare il costume di un paese, che per cambiare ci metterà anni. Però non per questo devi stare in salotto o nasconderti. Cioè, noi siamo una via di mezzo. Vogliamo fare le bricioline, ci mettiamo le bricioline e sono sicuro di questa cosa qua, dei cambiamenti aiuterà a produrli nel nostro piccolo... aiuterà a produrli.

E "Il paese è reale"? Nel senso che c'è qualcosa al di là di quello che viene trasmesso?
No, è la storia di una persona che aveva dei sogni e che scopre che questi sogni erano spazzatura proprio perché, lì fuori, il paese è reale - nel senso che la realtà è diversa da quella dei suoi sogni. La realtà è diversa, ci sono cose più urgenti da fare, altre cose più importanti da raggiungere, altri ruoli da avere, magari meno altisonanti, ma più nobili da un certo punto di vista. E in quel momento si trova completamente isolato all'interno di quello che lo circonda perché tutti gli altri hanno altri obiettivi, fra i quali quello di affondare bestemmiando e brindando e ballando così come sembra fare questo paese adesso. Sembra il Titanic. Stiamo affondando e tutti stanno a ballare. C'abbiamo tette e culi in televisione... e noi andiamo a vederli da vicino! (risate)
Insomma, questa persona si rende conto che vuole fare qualcosa di utile, non solo per sé stesso ma anche per quello che ha intorno e prende coscienza di una profondità diversa. È un testo attivista, quasi "interventista": fai, fai, anche nel tuo piccolo, ma fai! E nel nostro ambiente - e io a te posso dirlo che certe cose le sai - quando parlo con altri giornalisti non le capiscono, cioé parlano proprio un'altra lingua. Però nel nostro ambiente, purtroppo, lo sai benissimo, una delle cose più brutte è la mancanza di attivismo, la mancanza di prese di posizione, se non sono quelle carbonare del tipo: il mio orticello è più bello del tuo.

Che poi finisce per essere come i piccoli partiti che spariscono…
Ma l'underground è una realtà comunale così come lo era l'Italia nel Rinascimento e forse lo rimane nella mentalità. Piacenza è meglio di Parma, gli facciamo un culo così... Rimaniamo così... E ne hanno approfittato i paesi imperialisti fino all'altro ieri... ed è la stessa cosa questo tipo di divisioni interne! Il mondo reale ride, ridono guardandoci cioé, cosa cazzo vogliono combinare questi che non riescono neanche a... Come gli abitanti della Palestina nel film "Brian di Nazareth" dei Monty Python dove i Romani non li combattono neanche perché tanto si ammazzano tra di loro... e infatti ci sono le diverse fazioni che poi si scannano tra di loro!

Quindi il pezzo l'avete scritto e composto quasi in prossimità del festival?
Sono cose che non ti posso dire...

Avevate in mente qualcos'altro?
Noi volevamo sapere se dovevamo andarci o no per scrivere qualcosa. Abbiamo aspettato di sapere se eravamo sicuri di andarci prima di contattare i gruppi per fare poi la compilation. Non potevo andare in gioco e fare il buffone e poi alla fine assecondare le risposte sull'andare o non andare. Abbiam preso una decisione di responsabilità e poi abbiamo contattato i gruppi con le cose sicure. Non sono andato a dire "Forse andremo e nel caso"... No, abbiamo detto: "Noi andiamo, voglio fare questo..."

- Fine prima parte -

Qui la seconda parte

Commenti (35)

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  • Nonmipiaceilcirco! 16/02/2009 ore 16:03 @nonmipiaceilcirco

    allora, se non si abbassano i toni, evitando di insultarmi, perche' mai dovrei continuare a partecipare a questa conversazione?

    Non focalizzatevi su dove ho preso la canzone (meditateci sopra,arriverete alla soluzione) , ma su altro...
    se vi va...

    Rimango allibito da cotanta cattiveria.

  • Nonmipiaceilcirco! 16/02/2009 ore 17:14 @nonmipiaceilcirco

    ok, se fossimo in un salotto mi alzerei e andrei via, non ha senso discutere con chi conosce solo parole offensive nei miei confronti e non da' spazio.
    Saluti

  • Oxygen 16/02/2009 ore 17:30 @oxygen

    Faustiko è un teppista :):)

    Cmq tu sei troppo permaloso!

  • Faustiko Murizzi 16/02/2009 ore 17:34 @faustiko

    Ma fai il permaloso? Ti abbiamo solo chiesto di argomentare... se poi questa richiesta ti pare offensiva, allora il gioco non ha più senso...

    Su, comincia a spiegare il perché non si dovrebbe pagare la musica e come questa "scelta" genererebbe circoli virtuosi... siamo ancora in attesa!

  • Nonmipiaceilcirco! 16/02/2009 ore 18:13 @nonmipiaceilcirco

    finalmente!

    io non ho detto che non bisogna pagare la musica o l'arte in generale, ho detto, indirettamente credo, che si puo' non pagarla.

    Almeno sono onesto, quando si puo' avere qualcosa gratis, perche' pagarlo? Paghiamo di tutto in Italia, quando si puo' non lo si fa, o sbaglio?
    E sono convinto che molti di voi concordano.

    E non mi sembra che l'arte e gli artisti si siano estinti da quando usiamo gli mp3.

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