I Misteri del Sonno - Guarda "Tu non vuoi morire" e leggi l'intervista Intervista

I Misteri del SonnoI Misteri del Sonno
03/01/2017

I Misteri del Sonno sono una band salentina che ci ha incuriositi col disco d'esordio del 2016, "Il nome dell'album è i misteri del sonno", e non sono piaciuti solo a noi, ma hanno raccolto diversi fan anche oltreoceano, precisamente in America del Sud. Dopo un tour di diverse date in Argentina, hanno voluto condividere con noi questa esperienza, da cui è stato tratto il video di "Tu non vuoi morire", che vi presentiamo in anteprima. Per l'occasione, abbiamo scambiato due chiacchiere per capire che clima hanno trovato in Argentina, musicalmente e non.



Ciao ragazzi, com'è nato questo tour e come avete fatto ad organizzarlo?
È una storia lunga più di due anni: quando Piero Pelù ha condiviso alcuni dei nostri brani sui suoi profili Facebook e Twitter siamo finiti sotto gli occhi di Giuseppe, un rocker e architetto argentino con origini lucane e tanta passione per la cultura e il rock italiani. Due anni fa il caso ha voluto che viaggiasse proprio nella nostra città per motivi di lavoro, così ci siamo incontrati e abbiamo buttato giù le basi di quello che poi è diventato il nostro tour.

Qual è stata la difficoltà più grande che avete dovuto affrontare per organizzarlo?
Sicuramente il principale ostacolo è stato di carattere economico, poiché organizzare uno spostamento del genere per 4 o 5 persone richiede un certo sforzo. Quando ormai il progetto sembrava messo da parte, è stato pubblicato il bando Puglia Sounds Export 2016 (finalizzato a sostenere la diffusione e la promozione all'estero dei prodotti musicali pugliesi) e il nostro pensiero è stato subito di avvisare il nostro amico Giuseppe, dicendogli letteralmente “adesso o mai più”. Ha funzionato.

Raccontateci il clima, musicale e non, che avete trovato.
Siamo stati accolti con tantissimo affetto, innanzitutto dalle persone che ci hanno accompagnato in questa avventura e che ci aspettavano da tempo. Nello specifico, Giuseppe è il frontman di una band chiamata Amaro Lucano e specializzata in rock italiano, oltre a essere insegnante degli studenti del CEPEC, un istituto superiore di design con sede a Rosario; questi due gruppi di persone sono state la nostra famiglia per la gran parte dei giorni in Argentina. Bisogna però aggiungere che anche gli sconosciuti solitamente reagivano con entusiasmo quando raccontavamo il nostro viaggio dall'Italia per esibirci in Argentina, forse per la nostalgia latente dei discendenti di italiani, che nelle città sono davvero tantissimi.

Qual è l'episodio simbolo con cui raccontereste questo tour?
Il giorno dopo il nostro arrivo, ancora prima del primo concerto, siamo stati invitati a visitare un istituto che accoglie e istruisce i bambini di un quartiere disagiato di Rosario. I volontari del Centro Basilicata – questo il nome – hanno organizzato un incontro con gli alunni delle classi elementari, durante il quale abbiamo risposto ad alcune domande e suonato qualche brano in acustico; è stato un momento molto emozionante che ci ha fortemente motivato per il resto dei giorni in Argentina.



E l'episodio più negativo?
Niente di davvero terribile... L'unico, a posteriori, è in realtà piuttosto divertente: il nostro cantante ha perso il telefono, forse in un taxi. Il giorno dopo, il segnale GPS ci indicava una specie di zona abbandonata a diversi chilometri dallo smarrimento, così ci siamo avventurati in una battuta di ricerca senza risultati tra soggetti poco raccomandabili e animali da cortile – una scena che appare brevemente all'inizio del video. La degna conclusione della vicenda è che pochi giorni fa Carlo è stato contattato da un ragazzo che tiene il telefono in ostaggio a Rosario, ormai bloccato e inutilizzabile, e richiede un riscatto per recuperare la spesa dell'acquisto presso un tassista. È chiaro com'è andata?

Con chi avete condiviso i palchi? Avete ascoltato qualche band interessante?
In un paio di occasioni abbiamo avuto il piacere di suonare con i già citati Amaro Lucano, amici nonché bravissimi musicisti. Oltre a loro siamo stati accompagnati dai giovanissimi Tribù e dai Cameron, una band dalle influenze blues e sixties. L'interazione è stata molto forte e spesso abbiamo partecipato ai loro set e siamo stati raggiunti da ospiti sul palco; è stato molto bello lanciarci in una versione di "Help!" dei Beatles insieme a Mario Barassi, il cantante dei Super Ratones, uno storico gruppo rock argentino attivo dall'85. Abbiamo anche ascoltato molta musica e ricevuto in regalo qualche album di artisti fondamentali nel rock argentino: Charly García, Gustavo Cerati, Richard Coleman, Spinetta Jade, Sumo...



Avete parlato con la gente del posto della musica italiana? Se sì, cosa gli piace di più?
Abbiamo capito che non è infondato il binomio Laura Pausini / Sud America, in altre parole quel genere di pop italiano ha molto successo. Tuttavia, le persone che ci hanno circondato in quei giorni hanno una grande cultura riguardo al rock nostrano degli ultimi 20 anni.

Quali sono le maggiori differenze tra il pubblico italiano e quello argentino?
Anche in questo caso è vero quel che si dice dell'America latina: durante i concerti abbiamo ricevuto un calore senza precedenti nella nostra esperienza, abbiamo assistito a un coinvolgimento e una voglia di divertimento che a volte purtroppo latitano nei club italiani.

In generale, come sono i posti dove siete stati a suonare? I locali sono attrezzati? C'è una cultura della musica dal vivo e in cosa differisce dalla nostra?
Siamo rimasti stupiti dal livello medio dei locali: quasi tutti sono attrezzati al meglio delle possibilità, anche quelli che non dispongono di strumentazione eccelsa compensano con organizzazione e disponibilità. Si può quindi dire che sicuramente esiste una cultura della musica dal vivo ed è anche ben radicata, impressione confermata dal fatto che i nostri concerti nei club avevano tutti un biglietto di ingresso. Sembra banale, ma vi assicuro che il pubblico del Sud Italia ormai paga solo per i nomi più importanti.



Se doveste dare dei consigli a una band italiana che vuole organizzare un tour in Argentina, quali sarebbero?
Noi abbiamo avuto l'enorme fortuna di avere una persona dalla nostra parte sempre presente e che si è rivelata una grande risorsa, oltre che un ottimo amico. Il consiglio principale dunque è questo: avere qualcuno che abbia a cuore il progetto e che sia in grado di prendere posizione sui posti in cui suonare e, perché no, suggerire luoghi e attività per il tempo libero. Il secondo consiglio è di prepararsi a un'idratazione a base di birra: le bottiglie sono solo da litro.

Secondo voi un musicista argentino in Italia di cosa si stupirebbe maggiormente?
Non sono realtà poi così distanti... Se dovessi pensare a qualcosa di evidente al punto di stupire, direi che noi abbiamo più facile accesso a strumenti e attrezzature qualitativamente superiori, che è una fortuna ma anche una maledizione. Dopo aver assistito per anni a vere e proprie ossessioni nei confronti di marchi e modelli, è stato interessante capire che sono fattori assolutamente ininfluenti nella creazione di musica e di un buono spettacolo. L'abito non fa il monaco, insomma.

Quale sarà la vostra prossima tappa?
In questo preciso momento siamo in viaggio per Catania, dove ci aspetta la prima di cinque date consecutive tra Sicilia e Calabria e altre a seguire in tutta Italia fino a marzo. Contemporaneamente cerchiamo di continuare il lavoro su nuovo materiale, ma soprattutto ci impegniamo a tornare al più presto in Argentina. Vorremmo che non restasse solo un ricordo di una bella vacanza di gruppo, ma anzi che si riesca a stabilire un rapporto continuo, magari pubblicando qualcosa di specifico per il mercato sudamericano.

Tag: nuovo video

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Commenti (1)

  • Giuseppe Lioi 03/01/2017 ore 14:58 @giuseppelioi20

    Bravissimi! Un forte abbraccio dall'Argentina raga!

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