Mudimbi - Io, il mago di Sanremo Intervista

Tutte le foto sono Ilaria Magliocchetti LombiTutte le foto sono Ilaria Magliocchetti Lombi
30/01/2018 di

Quando abbiamo incontrato Mudimbi lo scorso anno in redazione non avremmo mai pensato che a distanza di meno di 10 mesi ci saremmo ritrovati con lui negli uffici di una major a parlare della sua partecipazione alle nuove proposte di Sanremo, con un brano che a suo dire è il naturale proseguimento di "Finché la barca va" di Orietta Berti (che ha anche voluto incontrarlo per complimentarsi). Anche se tutto è cambiato, ciò che non è cambiato è proprio lui, sempre naturale e spontaneo come il famoso bambino sulla copertina di "Michel". La nostra intervista a Mudimbi.

Il tuo disco è uscito a febbraio 2017. Ad un anno di distanza ed in concomitanza con il festival ne uscirà una seconda versione arricchita da due nuovi singoli. Uno di questi, “Il mago”, è proprio il brano che presenterai a Sanremo. Sanremo da molti è ancora considerata la più importante vetrina musicale italiana mentre, per un’altra fetta abbondante del pubblico, è un’istituzione vetusta. I continui tentativi di rinnovarlo ad ogni edizione suscitano costantemente clamore dividendo l’opinione pubblica. Molti aspetti della tua musica mal si sposano con la linea tradizionalistica del festival, ad esempio, non credo avresti mai partecipato al concorso presentando “Supercalifrigida”. “Il Mago” è stata scritta prima che sapessi della tua partecipazione o, viceversa, è una canzone scritta appositamente per l’occasione?
I primi dubbi rispetto a Sanremo riguardavano proprio questo. Ma la gente che mi conosce valuterà il mio background e capirà i motivi della mia presenza. Io vengo da un ambiente completamente diverso. “Il mago” è stata scritta prima di Sanremo ma non in vista di Sanremo. Forse non sarei nemmeno riuscito a scrivere una canzone appositamente per il festival. Rischiavo di snaturarmi troppo. Il mio obiettivo era rimanere fedele alla mia fanbase ma portare una canzone in grado di comunicare qualcosa anche alla signora anziana che guarda Sanremo così come al ragazzino che magari la comprenderà a fondo tra qualche anno. “Il mago” è stata accuratamente selezionata, è una canzone allegra ma con un significato serio nascosto, è in grado di arrivare ad una fetta di pubblico molto trasversale. È stata solamente riadattata per Sanremo.

E a questo riadattamento ha preso parte Andrea Bonomo? Avevi mai scritto canzoni a quattro mani prima di allora?
Ho sempre scritto i testi da solo. L’idea di scrivere una canzone a quattro mani quasi mi schifava. Ho scritto il testo de “Il Mago” per intero, così come lo conosci, l’unica cosa che differiva era il ritornello. Non era un brutto ritornello ma era troppo filastroccoso, non mi colpiva a fondo. Mi ero ripromesso di lavorarci, non solo in un‘ottica radiofonica ma anche per un discorso di precisione e soddisfazione personale, ancora non sapevo della mia partecipazione a Sanremo. Ho scritto un secondo e un terzo ritornello ma erano tutti peggiori dell’originale. Alcuni miei collaboratori allora mi hanno suggerito il nome di questo Andrea Bonomo che io, onestamente, ancora non conoscevo. In realtà lui è l’autore dei testi di artisti famosissimi, da Nek a Ramazzotti. Ero preoccupatissimo e pensavo che Sanremo ormai non facesse più per me. Quando gli ho mandato il pezzo non ci eravamo ancora visti, ci siamo sentiti per telefono e conosciuti solo a brano ultimato. Nel corso della prima telefonata mi ha chiesto quali fossero esattamente le sensazioni che volevo trasmettere con questa canzone denotando fin da subito il suo livello di professionalità. Entro sera mi era già arrivato il ritornello nella sua forma attuale. Subito dopo “Il mago” mi sono accorto che questa collaborazione poteva funzionare e abbiamo già scritto un'altra canzone insieme. Andrea proviene da un mondo completamente diverso dal mio, il suo gruppo preferito sono i Queen, gli piace quel genere di musica con i ritornelli lunghissimi. Io invece vengo da un genere che può anche far a meno del ritornello e in cui le rime e i concetti che esprimi in una strofa sono i pilastri fondamentali, specialmente nel rap col quale sono cresciuto, quello anni '90. Io e Andrea ci completiamo e dal punto di vista umano è una persona stupenda. Ora molta gente mi dice che “Il mago” è sia rap che pop. Avere la possibilità di esprimermi come voglio, di usare l’ironia come ho sempre fatto ma arrivando a più gente per me è fondamentale. E senza Andrea forse non ci sarei riuscito.

Ti sei sempre dichiarato una gradissimo fan dell’ascolto in digitale motivo che ha determinato la scelta particolare del fumetto per la prima edizione del tuo album. Come mai hai finalmente deciso di stamparlo?
Perché trovo più comodo ascoltare una canzone in digitale e perché sono un maniaco dell’ordine. Ma ovviamente anche l’edizione fisica di “Michel” uscirà con un gioco da tavolo annesso. Hai presente le tavole riguardanti ogni canzone uscite con la prima versione dell’album? Sono state utilizzate per creare una specie di gioco dell’oca con le regole scritte da me. È stato chiaro fin dall’inizio. Mi serviva un espediente per la stampa del disco.

Considerando l’eclettismo delle basi delle tue canzoni che svariano spesso per generi ben distanti dal rap, come ti approccerai al supporto di un’orchestra?
A Sanremo, per ora, si è rivelato tutto facile. In fondo io non devo fare nulla se non quello che ho sempre fatto: cantare una mia canzone. L’orchestra di Sanremo è veramente una grande orchestra. Sono i miei primi fan e con molti elementi si è già instaurato un rapporto di complicità. Ero molto spaventato ma tutti i membri dell’orchestra mi sono venuti incontro, hanno fatto un lavoro impeccabile! Ovviamente, nel corso di un concerto normale partono le play e le clip via Ableton, a Sanremo partono i violini. È un po’ diverso ma è comunque un’esperienza molto emozionante.

I tuoi live sono molto energici. Hai dichiarato che il fine ultimo della tua musica è far divertire, fare muovere la gente. Durante i concerti ti carichi concentrandoti sulle persone maggiormente “prese bene” tra il pubblico. Come farai a Sanremo di fronte ad una platea completamente seduta?
Prima di "Sarà Sanremo" ero preoccupato, fortunatamente ho già avuto modo di affrontare questa faccenda. Anche da seduti si può trasmettere energia, mi ricordo di Ambra Angioini e Piero Pelù tra la giuria, ma anche il pubblico era gasato. Insomma, diciamo che l’importante e vedere che la gente si stia divertendo, riesco a gasarmi anche incrociando un sorriso, nella peggiore delle ipotesi so che mi basterebbe girarmi verso qualche membro dell’orchestra per scambiare qualche cenno d’intesa. Alla fine vedrai che anche il pubblico da casa si divertirà, sono un tipo divertente sul palco, se potessi travestirmi lo farei.

Una teatralità che, specialmente nell’ultima canzone, mi ha ricordato molto Stromae.
Finalmente qualcuno che se n’è accorto. Partecipando a Sanremo sapevo che mi sarei esposto a paragoni illustri: Caparezza, Cristicchi, Celentano… Ma Stromae è veramente un mio punto di riferimento, mi piace molto.

Molti giornalisti ti descrivono ancora come il “rapper congolese” quando, in realtà, sei a tutti gli effetti italiano. La Rai si è mostrata molto vicina al discorso delle seconde generazioni invitando a trasmissioni come “Che tempo che fa” Ghali. In un periodo come questo, con tutti i discorsi di par condicio che hanno sempre investito la rassegna e i suoi ospiti, in un momento storico in cui la discussione sullo Ius soli si sta facendo sempre più seria, un’esibizione a Sanremo ha effettivamente un valore politico? In poche parole: la partecipazione di un ragazzo di colore al festival della canzone italiana ha un peso sociale effettivo?
Sicuramente lo avrà, ma preferisco non prestargli attenzione. Non ricordo se a Sanremo ci sia già stato un altro interprete di colore. Sono sicuro che arriveranno delle critiche, degli insulti, ma me ne importa fino ad un certo punto, è tutta gente che parla a vanvera. Mi fa sorridere (amaramente) che nel 2018 si possano ancora muovere critiche del genere. In effetti non ci sono presentatori o attori di colore nella televisione italiana. Gli unici esempi sono nello sport e nella musica. Lo "scandalo Miss Italia" era comprensibile in quanto accaduto 22 anni fa. Ma oggi siamo sommersi dalle seconde generazioni anche se il piccolo schermo non sembra sempre rispecchiare l’Italia Reale. La gente che critica è gente che vive nella fiction, non nel mondo reale, anzi, è gente che vuole vivere nella fiction di un mondo che gli può sembrare più comodo. Non ci perderò il sonno. All’altro ragazzo di colore con cui ho stretto amicizia durante "Sarà Sanremo", subito dopo la partecipazione, sono arrivati feedback negativi. Una persona gli ha scritto “ma non bastava un negro a Sanremo?”. Gli ho risposto che anche secondo me ne bastava uno (ride).

Tua madre è italiana. Non so quanti anni abbia ma sarà stata sicuramente molto felice della tua partecipazione.
Mia madre è del '64. Lei è la più felice di tutti, la capa delle groupies. Manda messaggi in radio per richiedere di passare la mia canzone. È fiera di me perché finalmente suo figlio ha trovato un riscontro facendo quello che gli piace ma a renderla veramente orgogliosa sono i complimenti degli amici e dei conoscenti. Cammina proprio a 20 cm da terra ultimamente. A me piace far star bene la gente, e far star bene la persona più importante della mia vita facendo quello che mi piace è una ficata pazzesca. Io fondamentalmente devo solamente pensare a far bene la mia musica.

Come sono organizzate quest'anno le fasi del festival? Oltre a “Il mago” dovrai interpretare qualche canzone storica o duettere con qualche big?
In quanto giovane canterò solamente la mia canzone e concorrerò solo per la mia categoria. Ci sono due premi distinti. Non so neanche se ci sia una statuetta, qualcosa per il vincitore. Comunque non dovrò fare cover, non dovrò duettare con nessuno.

Peccato, perché una feat con Orietta Berti…
Sarebbe stato fantastico. Orietta è fortissima tiene troppo botta. Ti dico, a me piace fare citazioni, lei l’ho tirata in mezzo perché faceva rima e in fondo “Il Mago” e “Fin che la barca va” esprimono proprio lo stesso concetto. Abbiamo provato anche a contattarla perché non eravamo sicuri di poterla citare nella canzone, non riuscendoci, alla fine abbiamo deciso di farla uscire comunque. In realtà ero un po’ preoccupato. Mi trovavo a Roma dove dovevo fare l’intervista con Vincenzo Mollica, ad un certo punto si avvicina un tizio che mi chiede se fossi Mudimbi, “quello che ha citato Orietta in una canzone”. Il primo pensiero sono stati gli avvocati, carriera chiusa (ride). Invece era il manager di Orietta che mi porgeva i suoi saluti. Mi ha detto che ad Orietta la canzone era piaciuta tantissimo e attraverso il suo cellulare è partita una corrispondenza vocale con Otis, suo figlio. Avevo una data a Cavriago, il paese natio di Orietta, e le sarebbe piaciuto fissare un incontro. Quella data poi è saltata ma un giorno, tornando da Milano, ho richiamato Otis un po’ imbarazzato per sapere se fossero ancora disponibili. Orietta si è fatta trovare pronta con tanto di giornalista, cofanetto dei 50 anni di carriera autografato per me, pasticcini che non ha mangiato per non sporcarsi la bocca per fare la foto. Mi ha fatto fare il giro di casa e mi ha mostrato la sua collezione di bambole, di acquasantiere, le sue piante. Mi ha trattato come fosse mia zia, sono andato via con un sacchetto di castagne lessate e uno di frutta secca. Non pensavo Orietta Berti potesse preoccuparsi del rap invece è una donna veramente sul pezzo, semplice e super disponibile. Un duetto con lei sarebbe stato fantastico, avremmo potuto dar vita al vero “fin che la barca va-va”.

Tag: intervista Sanremo

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