Niccolò Fabi / intervista

Niccolò Fabi: "L'arte ci accompagna quando siamo persi"

La ricerca di un equilibrio fra tradizione con il proprio percorso e coraggio di tradirlo. In cui la gentilezza è, sempre, un valore da amplificare. A pochi giorni dall'inizio del tour italiano del suo nuovo album "Tradizione e Tradimento", abbiamo rivolto qualche domanda a Niccolò Fabi
12/12/2019 09:13

Sono trascorsi tre anni dall’acclamato Una somma di piccole cose di Niccolò Fabi, scanditi dalla raccolta Diventi Inventi 1997 – 2017 e da un tour celebrativo dei vent’anni di carriera del musicista. Oggi, il cantautore romano è tornato con il suo nono disco solista Tradizione e Tradimento (Polydor/Universal Music), un disco che racconta il continuo movimento e la ricerca di un equilibrio fra tradizione con il proprio percorso e coraggio di metterlo in discussione. A pochi giorni dall’inizio del suo tour italiano, gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Con cosa reputi di aver mantenuto una tradizione rispetto al tuo percorso e che cosa invece hai tradito?

Non è tanto facile, perché questi elementi, questi colori e temperature in realtà nel disco si mescolano, si intersecano. Non c’è una facciata A, dedicata alla tradizione, e una facciata B per il tradimento, come se ci fosse una volontà di distinguerli. Il problema è l’opposto: come combinarli, come farli andare insieme. Rispetto a ciò che ho fatto fino ad adesso, credo che ciò che di più tradizionale c’è nel disco sia il modo di guardare le cose. So che la mia sensibilità è toccata da alcuni meccanismi molto interni all’essere umano, che hanno poi ovviamente delle conseguenze nei comportamenti sociali, nelle paure più ataviche, negli entusiasmi più primordiali. Nelle scelte, nelle angosce, come nelle grandi eccitazioni. Questi aspetti più o meno continuano ad essere alla base dell’aspetto letterario della mia musica.

In cosa invece reputi di avere avuto un cambiamento maggiore?

Il suono è decisamente meno rassicurante rispetto a Una somma di piccole cose, che aveva una sonorità più agreste, maggiormente bucolica. Tradizione e Tradimento è decisamente più inquieto, anche un po’ più scuro probabilmente. Con un maggiore utilizzo di sonorità più elettroniche. Che però sono strumenti, non obiettivi. Ciò in cui probabilmente più si sente il passare del tempo, e quindi il cambiamento, è forse anche il modo di cantare. È lì che secondo me più si depositano gli strati del tempo, quindi anche le evoluzioni.

"Sei una delle poche cose che mi rende fiero di vivere in quest’epoca rude e senza gentilezza”. È il commento di un tuo ascoltatore sotto al video in YouTube di Io sono l’altro. Ti trovi d’accordo con questa visione del periodo in cui viviamo? 

Io credo che la sensazione di questa persona non derivi semplicemente dall’ascolto di questa canzone, che se vuoi lo teorizza, ma probabilmente dal tipo di suono che rappresento. Anche quando non voglio, anche quando non sembra lo sia. Un suono gentile, anche quando è duro, severo. Che viene percepito come attento, non invadente, non invasivo. Quasi ciò che scrivo fossero dei suggerimenti. Credo che questo sia ormai un tratto distintivo, che mi caratterizza o che gli altri comunque vedono come mia caratteristica fondamentale. Che evidentemente è poi un tutt’uno con ciò che faccio trasparire come persona, ciò che sono come artista è un po’ inscindibile all’aspetto generale. Non capita a tutti gli artisti che il loro aspetto umano sia associato in modo stringente alla loro musica: nel mio caso, le persone la percepiscono forse come un’unitarietà.

 

Scrivi: "L’arte non è una posa, ma resistenza alla mano che ti affoga". L’arte costituisce una resistenza per te?

Il discorso è sicuramente articolato. È vero che, ma come essere umano ancor prima che come artista, sento il peso del nostro comportamento all’interno della società, perché ognuno di noi crea dei modelli di riferimento nel modo in cui si comporta socialmente. Rafforza o sminuisce un certo tipo di valori e considerazioni rispetto a ciò che è giusto e sbagliato. Siamo tutti estremamente influenzati dai comportamenti degli altri: se io durante la mia giornata assisto a diversi eventi in cui emerge l’aggressività delle persone, evidentemente ne sono contagiato. E, anche non volendo, restituirò a qualcun altro la violenza a cui ho assistito. Lo stesso vale per la prudenza e la gentilezza.

(La cover di "Tradizione e Tradimento". Cliccaci sopra per ascoltare il disco su Spotify)

L’artista in questo che ruolo ha?

Gli artisti, essendo più ascoltati e avendo un palcoscenico a disposizione, sono ancora numericamente determinanti nell’aumentare nelle persone questo senso di disillusione oppure di entusiasmo e determinazione verso il nostro futuro. L’artista ha la possibilità di amplificare l’aggressività o la gentilezza, praticandola quotidianamente. L’arte lo fa, ha questa grande possibilità di accompagnarci nel momento in cui siamo persi. Di darci conforto, di darci una luce. O anche una visione più scura e pessimistica, tant’è che poi ognuno sceglie l’arte che sente più vicina.

 

È un tema presente in diverse tracce del disco.

L’ho effettivamente affrontato in diverse canzoni, lo sento molto forte. Do molta importanza agli altri per come riescono a suggestionarci, a contagiarci con i loro stati d’animo. Sicuramente, come artista o come persona, non vorrei essere uno di quelli che immette nel circolo della società elementi di aggressività, disillusione e cinismo.

 

Quali sono secondo te gli elementi che oggi mettono in pericolo l’arte e la possibilità che essa ha di confortare e, come hai detto, dare luce? 

È un momento in cui domina la semplificazione, la banalizzazione di qualsiasi argomento, come dici tu. Anche molta musica contemporanea tende a essere un’ode molto semplificata del quotidiano, istantanee e fotografie in cui si semplifica l’osservazione della realtà. Se vuoi è una fase, che a volte precede e a volte accompagna momenti storici di un certo tipo. La semplificazione fatta dalla politica e dall’informazione crea inevitabilmente opinioni non suffragate da fonti e approfondimenti. È una superficialità che crea opinioni che, in realtà, sono suggestioni, simpatie o antipatie. Se portato avanti da una classe dirigente, è evidente che è un processo ancora più pericoloso. Non voglio ripetere sempre le stesse cose, ma Internet ha cambiato il nostro modo di porci davanti alle informazioni, alle sciocchezze, al gusto. Con tutte le articolate conseguenze che non rientrano certo nella nostra chiacchierata (ride).

Hai usato la parola ode. Anche il tuo ultimo disco ne contiene una,  Amori con le ali. Un brano che hai voluto tributare al movimento.

Al di là del concetto del movimento, che credo si presente in genere nelle cose che scrivo, vivo sempre il desiderio di allontanarmi da me. Una sorta di esodo, un allontanarsi dal “presso di sé”. Un modo per vedere le cose da una prospettiva diversa. E il viaggio fondamentale, che è quello fisico, è una grande possibilità. Che ricorre anche in A prescindere da me: "si muore nel rigore, nel movimento assente”. Al diventare adulti e vecchi si collega una caratteristica negativa, che è la rigidità fisica, l’essere meno elastici, fino al rigore finale che corrisponde alla nostra morte. Lo stesso a livello mentale: la rigidità come incapacità di seguire le trasformazioni, ricorrendo sempre a pensieri già acquisiti. E, quindi, confortanti.

 

A livello compositivo, com’è nato il pezzo?

La canzone nasce in maniera un po’ bislacca, dall’unione della mia chitarra con questo arpeggiatore, un synth di Costanza Francavilla. Il che mi ha stimolato a impostare il racconto in maniera diversa, a creare questo mix insolito tra l’asetticità robotica di un arpeggiatore che si ripete quasi sempre identico e un elenco apparentemente freddo e sterile di mezzi di locomozione. Però poi l’effetto finale è comunque sentimentale, vuoi perché non riesco a non esserlo, vuoi perché, avendo viaggiato molto spesso da solo, tutti quei mezzi di trasporto sono stati anche miei compagni di viaggio. In qualche modo, è un ringraziare tutte queste fonti di movimento. E anche le persone che lo hanno generato, che erano quelle dalle quali scappavo o che andavo a raggiungere.

(© Chiara Mirelli)

Una somma di piccole cose ha richiami maggiormente agresti e bucolici, e in relazione a questo è interessante pensare al fatto che tu lo abbia registrato in una casa di campagna. Nel caso di Tradizione e Tradimento, qual era il contesto fisico intorno a te?

Ovviamente un contesto molto diverso. È un disco che ha avuto diverse fasi. Riflettevo pochi giorni fa sul fatto che ogni mio disco è stato scritto in una casa diversa, in venticinque anni ne ho cambiate dodici. Come se le case fossero in qualche modo il luogo che scelgo per una stagione della vita e tale stagione si andasse a concretizzare in un disco. Per me scrivere è memorizzare, dare importanza a una stagione della vita. In questo caso, il luogo è stata la casa in cui ho vissuto negli ultimi tre anni, che ora ho già cambiato. È un aspetto sicuramente determinante. Non è che vada a scrivere in un posto diverso da ciò che è la mia vita di quel momento, perché è la mia vita di quel momento ciò che sto fotografando.

 

Il 27 novembre hai iniziato da Cascina il tour del disco. L'accoglienza è stata subito molto positiva, la maggior parte delle date è andata sold out a poca distanza dall’uscita dei biglietti.

Io ho preso pian piano fiducia in me stesso, anche perché le persone mi hanno aiutato ad averne, aggiungendosi con una curiosità che nel tempo è diventata rispetto e poi stima. Ho un percorso stratificato, divenuto forte perché non è arrivato come una passione improvvisa. Non sono mai stato al centro di mode o novità, il periodo più alto della mia carriera è stato a ventiquattro anni dall’inizio. E non perché ci siano mie canzoni che hanno particolarmente segnato la musica italiana o perché sono diventate tormentoni (ride), ma perché ho insistito nel raccontare un certo tipo di punto di vista, di atmosfera. E le persone, o almeno un gruppo di persone, lo ha recepito come unico, il che è un segno importante. Avere un’identità molto precisa, in cui tutti gli elementi tornano: le scelte che faccio rispetto a come sono nelle copertine, nelle fotografie che pubblico o che non pubblico, nei posti dove vado, nella maglietta che mi metto. Io vedo che tutto va in una direzione che risulta chiara. Che può non piacere, ma che sicuramente non ammicca sia all'uno che all’altro.

Questo come si riflette nella resa live del disco?

Il live è un concetto monotematico. Non monotono, però c’è un’atmosfera molto precisa, di grande intensità. Non riesco a fare a meno di cercarla, ne ho bisogno e quindi mi rendo conto che il live è un momento quasi stravolgente. Non concedendo spazio a divagazioni, in un’ora e mezza arrivano le botte. Però la mia figura non ispira solo tormento. Per l’aspetto fisico e per il modo di essere, c’è sempre una luce alla fine del tunnel, una sensazione di soluzione, di positività. E le persone, anche se magari sono passate attraverso le lacrime, hanno comunque grandi sorrisi quando escono. Il che dà il senso catartico e positivo di questo spettacolo.

 

Queste tutte le date del tour italiano di Niccolò Fabi:

27 novembre - Cascina - La Città del Teatro
1 dicembre - Ravenna - Teatro Dante Alighieri (Biglietti Esauriti)
2 dicembre - Milano - Teatro Degli Arcimboldi (Biglietti Esauriti)
8 dicembre - Pescara - Teatro Massimo (Biglietti Esauriti)
10 dicembre - Cosenza - Teatro Rendano
12 dicembre - Catania - Teatro Metropolitan
13 dicembre - Palermo - Teatro Golden (Biglietti Esauriti)
19 dicembre - Trento - Auditorium Santa Chiara (Biglietti Esauriti)
20 dicembre - Vicenza - Teatro Comunale (Biglietti Esauriti)
21 dicembre - Vicenza - Teatro Comunale (Biglietti Esauriti)
7 gennaio - Udine - Teatro Nuovo Giovanni da Udine
8 gennaio - Trento - Auditorium Santa Chiara
10 gennaio - Bologna - Teatro EuropAuditorium (Biglietti Esauriti)
11 gennaio - Firenze - Teatro Verdi (Biglietti Esauriti)
12 gennaio - Torino - Teatro Colosseo (Biglietti Esauriti)
13 gennaio - Genova - Teatro Politeama Genovese
19 gennaio - Roma - Auditorium Parco della Musica (Biglietti Esauriti)
20 gennaio - Roma - Auditorium Parco della Musica (Biglietti Esauriti)
21 gennaio - Napoli - Teatro Augusteo
22 gennaio - Bari - Teatro Team
24 gennaio - Ancona - Teatro Le Muse
25 gennaio - Assisi - Teatro Lyrick
29 gennaio - Bergamo - Teatro Creberg
30 gennaio - Parma - Teatro Regio

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L'articolo Niccolò Fabi: "L'arte ci accompagna quando siamo persi" di Giulia Callino è apparso su Rockit.it il 12/12/2019 09:13

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