Nicolò Carnesi

Vi racconto il mio nuovo disco sulla fisica quantistica Intervista

Foto di Manuela di Pisa - Il primo aprile Nicolò Carnesi pubblicherà Ho una galassia nell'armadio, il suo secondo album. Insieme a camicie a quadri, nell'armadio ha infilato fisica quantistica, leggi dell'universo e storie d'amore. Gli abbiamo chiesto di presentarci il disco con un mese e mezzo d'anticipo.Foto di Manuela di Pisa - Il primo aprile Nicolò Carnesi pubblicherà "Ho una galassia nell'armadio", il suo secondo album. Insieme a camicie a quadri, nell'armadio ha infilato fisica quantistica, leggi dell'universo e storie d'amore. Gli abbiamo chiesto di presentarci il disco con un mese e mezzo d'anticipo.
20/02/2014 di Marco Villa e Sandro Giorello

Il primo aprile Nicolò Carnesi pubblicherà "Ho una galassia nell'armadio", il suo secondo album. Insieme a camicie a quadri, nell'armadio ha infilato fisica quantistica, leggi dell'universo e storie d'amore. Gli abbiamo chiesto di presentarci il disco con un mese e mezzo d'anticipo.

 

Come hai registrato il disco?
Ho avuto le idee molto chiare fin dall'inizio. Avevo già il titolo in mente e l'idea di cosa fare, una volta contattato Tommaso Colliva è stato facile spiegarglielo. Tra le idee che avevo c'era anche quella che avrei voluto provare a suonare tutto io. L'abbiamo impostata in questo modo, dando ovviamente per scontato che in alcuni momenti avrei avuto bisogno di qualcuno che mi aiutasse a caratterizzare i brani in un modo in cui io non ero capace. Siamo partiti solo io e Colliva, a Milano: abbiamo ripreso in mano i miei provini, che erano abbastanza completi, pur nella loro debolezza da provino. Abbiamo cominciato a metterci mano, a togliere e aggiungere, a capire quali fossero i suoni più adatti e lì è iniziato il lavoro di produzione, che è durato qualche settimana.

Quanto ci hai messo a scriverlo e registrarlo?
La scrittura è durata più o meno un anno e mezzo, quasi due: ho iniziato a pensarci a metà del tour del primo disco. La fase più intensiva è durata un anno, comprese le registrazioni, che sono andate avanti da ottobre a gennaio.

E cosa facevi nella fase intensiva?
Avevo molti meno concerti e mi dedicavo solo all'album nuovo.

Ma tipo che ti alzavi presto al mattino?
No no, ho lavorato di notte, faccio così da sempre: mi sveglio alle tre del pomeriggio e vado a letto alle sei di mattina. Anzi, a volte finisco il pezzo all'alba, mi prendo un paio d'ore per ascoltarlo bene, vado a fare colazione qua nel paese, a Villafrati (vicino a Palermo, NdR), e poi vado a letto.

Dopo aver fatto tutti i concerti con la band, ti sei ritrovato da solo davanti a un microfono: non vedevi l'ora o eri anche un po' spaventato?
No no, già nella parte finale del tour avevo la testa sul disco. Ne avevo anche abbastanza di fare chilometri, perché abbiamo fatto davvero tante date. Avevo proprio voglia di rinchiudermi di nuovo in solitaria e di cominciare a scrivere. Sono stato un mese a New York e anche quello mi ha aiutato tanto a chiarirmi le idee: ho suonato i pezzi qua e là, ne ho scritti altri ed è stato bello. Mi è servito a guardare quello che avevo fatto e vissuto con un distacco di cui avevo bisogno: dovevo mettere insieme due anni che erano stati diversi da tutta la mia vita passata, perché li ho vissuti girando l'Italia. Non mi ero ancora distaccato a sufficienza da quella vita lì, non avevo ancora capito bene cosa mi era successo e cosa avevo vissuto. Mi è servito a guardarmi in maniera più completa.



Un paio di mesi fa abbiamo scambiato qualche parola e ci hai detto che il nuovo disco sarebbe stato dedicato alla fisica e che ne avevi parlato anche con Francesco Bianconi dei Baustelle. Confermi?
Confermo. Mi ero sentito con Bianconi per l'intervista che gli feci proprio per Rockit e in quell'occasione ci siamo messi d'accordo per un appuntamento per parlare di fisica quantistica, un argomento che stiamo approfondendo entrambi.

Cos'è la fisica quantistica?
È la disciplina che studia il microscopico, tutto ciò che è invisibile agli occhi, ma che compone la materia.

E come mai hai deciso di metterla nelle canzoni di questo disco? Perché fa rimorchiare tantissimo?
No, anzi, devo dire che le quotazioni sono calate da quando faccio questi discorsi.
Diciamo che quando ho iniziato a scrivere mi sono concentrato sulle galassie: ero affascinato da questo argomento, continuavo a leggere e guardare documentari, ma ero bloccato. Stavo approfondendo quel discorso quando mi si è aperto il mondo della fisica quantistica. Nella fisica esiste un dualismo di fondo: il mondo macroscopico è ordinato da leggi che funzionano in un certo modo, mentre quello microscopico, la materia, funziona in tutt'altra maniera e risponde alle leggi della fisica quantistica. Un collegamento tra questi mondi potrebbe essere l'inizio di una possibile comprensione del tutto.

Fuor di metafora, la fisica quantistica ti ha permesso di trovare un modo diverso di raccontare quello che ti circonda?
Sì, la fisica quantistica è quello che mi affascina, ma ovviamente nelle canzoni non ci stava, non potevo mettere formule nei testi. In alcuni casi allora l'ho fatta rientrare sotto forma di metafora: spesso questo dualismo matematico di cui parlavo diventa un dualismo tra persone. C'è un pezzo che si chiama "Numeri" e in cui c'è un personaggio che dice alla sua donna "vedo solo cieli grigi / tu ti abbronzi con le nuvole", ovvero: vedere in modo totalmente diverso la stessa cosa. Ed è questo dualismo che accomuna il mondo teorico, matematico e quello fisico, fatto di sentimenti. Anche il titolo "Ho una galassia nell'armadio" vuole rappresentare questa opposizione: qualcosa di gigantesco come una galassia, ma in un posto intimo come il mio armadio, intimo e piccolo, visto che ho solo camicie nere e a quadri.

Facendo la percentuale tra cose tristi e cose allegre, dove sta l'asticella in questo disco?
Non è un disco triste, anzi, finisce con "La rotazione" che è un inno alla speranza: cerchiamo di capire le cose, forse non lo faremo mai, ma l'importante è cercare di farlo, documentandosi, vivendole. Di fondo non è un disco pessimista e non lo è nemmeno da un punto di vista musicale: è ritmato, non ci sono pezzi chitarra e voce. Però c'è una malinconia di fondo perché non dà risposte.

Anche perché tu una laurea in fisica non ce l'hai...
No, però sogno di poterlo presentare ad Alberto Angela... o a Piero.

Quali sono gli ingredienti del disco?
Sicuramente si parla spesso d'amore. Un amore un po' controverso, che non riesce mai a chiudersi in qualcosa di positivo e bello. Finisce sempre male. Sto pensando a "Il disegno", il secondo pezzo del disco: all'inizio sembra tutto bellissimo e io disegno tutto quello di cui ha bisogno l'altra persona, poi mi accorgo che quello che ho disegnato è brutto, inizio a cancellarlo e finisco per strappare direttamente il foglio. Quella è tutta una metafora su un amore che finisce male.

L'altro disco l'avevi fatto tutto in Sicilia, come ti sei trovato a Milano?
Mi sono trovato talmente bene che mi sto trasferendo. Milano mi piace molto, nonostante io sia di un altro mondo, perché Palermo è totalmente diversa. È una città in cui mi piace vivere: temevo molto il clima, ma non è stato un inverno freddo. Al di là del lavoro e degli spazi, è bello ritrovarsi in un ambiente che è il tuo: trovi sempre qualcuno che fa la tua cosa e quindi riesci a scambiarti le idee, ad apprendere. Il primo disco è stato Palermo, l'ho scritto assorbendo la città e i musicisti che la abitavano. Però quando stai molto in un posto finisci per prendere così tanto da non avere più nulla da assorbire. Per andare avanti e avere nuovi stimoli devi cambiare città e da questo punto di vista Milano è perfetta.

Qual è la cosa che c'è in questo disco e non c'era nel precedente?
Sicuramente dei suoni diversi. I sintetizzatori, gli archi, più chitarre elettriche. È un disco che suona completamente diverso. Poi il tema: qui parlo del mio intimo e di storie personali, ma che possono essere collegate alla fisica, alla matematica, alle galassie. Ne "Gli eroi non escono il sabato", descrivevo semplicemente quello che mi succedeva, qui invece mi rapporto a cose molto più grandi di me.

Ci sono dischi che hanno influenzato particolarmente questo album?
Un gruppo che conoscevo poco e mi ha fulminato sono i Flaming Lips: non dico che l'album abbia qualcosa a che fare con loro, ma senz'altro l'approccio che ho avuto nasce da lì. Poi c'è tanto di quello che ho ascoltato in tutta la mia vita: ad esempio un basso molto in stile anni '80, alla Peter Hook. Il basso è uno strumento che ho sempre usato poco, ma me l'hanno prestato, ho iniziato a suonarlo e mi ha aiutato tantissimo nella scrittura di questo disco. Poi mi piace molto l'elettronica che hanno i Phoenix, quel suono che è un misto tra pop e french touch.



Quali ospiti ci sono nell'album?
Ci sono i Selton, in particolare Daniel e Dudu, la sezione ritmica. I Selton li conoscevo come gruppo, ma poco come persone. È stato bello stare con loro in studio, ho visto che hanno una sensibilità diversa e secondo me hanno dato molto al disco, soprattutto Daniel, che ha suonato la batteria in tre pezzi (le altre le ho fatte io) e ha fatto molto a livello percussivo.
Roberto Angelini ha suonato la slide guitar e in due pezzi ha fatto un lavoro più d'arrangiamento, che viene fuori di meno ma c'è. Poi Antonio Di Martino ha suonato il basso in un pezzo, Angelo Trabace il piano in altri tre e Rodrigo D'Erasmo gli archi.

Quanto hai speso a fare questo disco?
Dovete chiederlo a chi l'ha prodotto: Malintenti Dischi lavora in vecchio stile, hanno prodotto loro e io ho dovuto pensare solo alla parte artistica, una cosa che a me giova molto.

Cosa ti aspetti da questo album?
Dopo aver finito il lavoro e averci messo così tanto, mi aspetto solo che la gente lo ascolti. Poi può piacere o non piacere. E spero che lo ascoltino bene, anche se ormai l'abitudine è quella dell'ascolto da Spotify, rapido, con salti. Anche io ero così, ma da poco tempo sto apprezzando di più i dischi: ho comprato un giradischi e dei vinili, perché so che in quel modo ascolto un disco bene, nella sua interezza. Mi sono stancato dell'ascolto da fast food.

Vuoi darci il tuo spot per convincere gli ascoltatori a comprare l'album?
Ok, ci penso e tra un annetto ve lo dico.
 

Vi raccomandiamo:

Commenti (2)

Carica commenti più vecchi
  • marcokap 21/02/2014 ore 13:41 @marcokap

    Peter Hook ? ho ascoltato un'altra cosa ????

  • RoyBatty 24/02/2014 ore 07:06 @RoyBatty

    il problema in Italia e' che se non vai a Sanremo non conti nulla neanche ti cagano.

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


LEGGI ANCHE:

La voce di Ozzy Osbourne annuncia le fermate sui tram di Birmingham