Night Skinny / intervista

Tutti i mattoni di Night Skinny

Night Skinny ha firmato uno dei migliori dischi rap/trap degli ultimi anni
23/09/2019 16:25

Night Skinny ha sorpreso tutti e ci ha tirato una bella mattonata in faccia. Nell'anno delle uscite sempre più preponderanti di artisti rap, trap e vecchie leve che ritrovano la loro golden age, NS ha fatto un disco dove ci ha racchiuso tutto, letteralmente ogni cosa che sta smuovendo la scena negli ultimi anni.

26 artisti in un album corale ed eterogeneo al massimo dove ognuno trova la sua comfort zone, legati l'uno all'altro dal producer molisano che riveste i panni di un ineccepibile direttore d'orchestra. Doveva essere un disco solo trap, sulla linea di quello che era stato "Pezzi", il disco precedente; ma alla fine il producer si è reso conto che mancava quel qualcosa in più, e alla fine lo ha trovato.  

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Che nesso c’è nel titolo dei tuoi ultimi lavori, da “Pezzi” a “Mattoni”?

Con “Pezzi” avevamo rischiato l’incidente diplomatico, l’immaginario era fin troppo fraintendibile, il contenuto sarcastico, a volte anche un po’ macabro, di alcune canzoni non ci ha certamente aiutato. Tanti pezzi fanno un mattone, anche prima di quest’uscita il pubblico pensava che il titolo avesse un legame con la droga. Il proseguo di “Pezzi” doveva essere qualcosa di costruttivo, ecco spiegata la ragione. L’art director è lo stesso ma la vista grafica è più pulita. “Mattoni” è il mio primo disco sotto major, pur essendo la continuazione di “Pezzi”, è stato concepito in maniera differente. Solidità, perché le canzoni devono arrivare come una mattonata: non è facile, e non è per niente scontato, far coesistere Fabri Fibra, Rkomi e Guè Pequeno sulla stessa traccia.

 

Per l’appunto, come si riesce a fornire solidità ad un prodotto che consta un gamma d’interpreti così eterogenea.

Certo, delle strofe sono state rimandate indietro, come in ogni altro album rap, ma la solidità di questo progetto deriva fondamentalmente da un unico fattore: tutti gli artisti si sono sentiti coinvolti. Non ci siamo limitati ad inviare delle basi sulle quali poi registravano. Con ventisei rapper in sedici canzoni era facile fare una compilation. Chiunque selezionerà le sue tracce ma “Mattoni” non è stato concepito come una scaletta da skippare. “Novità” era un pezzo di Rkomi in cui poi ho avuto l’idea di coinvolgere Tedua ed Ernia. Mirko e Matteo dedicano la loro strofa ad una figura femminile, Mario fa da raccordo dedicandola invece ai suoi due amici. Lo ribadisco, per registrare una canzone con Fibra e Guè insieme devono allinearsi dei pianeti.

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In “Mattoni” sono presenti numerosi esponenti della nuova e della vecchia scuola, al di là della presenza nelle canzoni, quali interpreti hanno avuto il peso specifico maggiore all’interno dell’album?

Rkomi, era stata una figura fondamentale già in “Pezzi”, devo a lui il 90 per cento della fotta per questa nuova wave. Grazie a “Dasein Sollen” e “Io in terra”, in cui ho anche avuto la fortuna di affiancarlo, Il legame musicale è diventato un legame affettivo. Lo vedi così presente nella scaletta perché mi ha dato tante bozze su cui poi ho lavorato con altri artisti. “Novità” è partita da lui poi si sono uniti Ernia e Tedua, anche “Prometto”. In “Fare chiasso” si è attaccato perfettamente a Quentin. Mi ha aiutato a concepire un impianto solido sui cui imbastire l’album. Poi Noyz e Luchè, ovviamente, sono miei fratelli. Il viaggio a NY ci ha veramente condizionato. Volevo fare un disco rap, Marracash in una canzone fa 24 barre, una cosa che non si sentiva da anni. Ognuno si è divertito ed ha fatto quello che voleva. Come nei dischi rap di una volta.

 

L’idea del disco ti è venuta proprio in seguito a quel viaggio?

Sì, Sono stato a New York con Noyz e Luchè, dalle storie Instagram, tutti pensavano volessimo fare un concept. Luchè e Noyz, in Italia, vengono fermati ogni due passi, andare in America, essere liberi di muoversi, respirare la storia nell’aria, ai concerti, nei negozi di dischi c’è veramente servito tanto. Siamo tornati affamati. È stato, davvero il primo nucleo ideologico dell’album. Abbiamo affittato lo studio più economico di Brooklyn, il proprietario era un ebreo pazzo che ha passato dieci giorni a gridarci contro. Quando sono tornato a Milano l’hard disk era rotto, alcune cose sono andate perse, due settimane di stress totale.

 

Quando componi le basi per l’album di un rapper, come nel già citato caso di “Io in terra”, e quando componi le basi per un tuo lavoro, cambia qualcosa nel procedimento?

Cambia, ma negli anni ho evoluto il mio modus operandi e, credo, la differenza sia ben più palese in lavori più vecchi. Sono una persona che si carica di un sacco di ansie, a cui non va mai bene nulla. La tracklist, la comunicazione, il formato fisico, non ho mai lavorato con un team, ho sempre fato tutto a caso, a sentimento. In “Mattoni” ogni singolo elemento ha senso. “Zero Kills”, per il periodo in cui è uscito, era un lavoro ben più ambizioso, il rap non andava forte come oggi. Era un album con più di 20 tracce, discograficamente un suicidio. Campionavo gli elefanti, era fin troppo sperimentale, tanti rapper si sono dimostrati incapaci di scrivere sulle mie basi. Negli anni non sono diventato più commerciale, ho imparato a muovermi meglio nella direzione dell’artista, a creargli un abito su misura. Il mio tocco c’è sempre, è riconoscibile, ma una base fine a se stessa da molte meno soddisfazioni.

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Un altro elemento che balza subito all’occhio sono i featuring femminili.

Il featuring con Chadia è un esperimento. Vado molto fiero di “Sciacqua la bocca”, un pezzo rap in pieno stile, un freestyle in cui non si sarebbe mai cimentata su un suo album. Ho coinvolto sia lei che Madame, due esperimenti molto diversi ma ugualmente interessanti, uno più conscious, l’altro più zarro, alla Nicki Minaj. Sono molto orgoglioso di entrambe, probabilmente riceveranno qualche critica. Madame fa parte delle mie ricerche notturne, l’ho contattata su Instagram e mi ha risposto subito. È fan di Izi ed Rkomi, ha una scrittura complicata, un approccio del tutto nuovo: parte con delle mumble rap melodico sulla base ed in seguito ci sviluppa la strofa. Ha il canto dalla sua parte.

 

Quali samples hai utilizzato?

Io sono quello che ha riportato i samples in major, una scelta stilistica ben precisa, fa parte della mia cultura, della cultura rap. Vengo da Termoli, ai miei tempi il rap non era diffuso, non era facile trovare qualcosa di diverso. Con i miei amici andavo in discoteca, in sala giochi, sono cresciuto con la musica EDM anni 90, certe canzoni ti martellavano la testa, è impossibili liberarne del tutto. Non so bene come sia arrivato ai sample delle tracce 2 e 12, è stato un processo fortuito, In “Saluti” sono partito da “All around the world” degli A Touch of Class ed ho subito pensato fosse la zarrata giusta per Guè. A maggio, a disco quasi concluso, ho deciso di staccare e passare due settimane a Tokyo, prima di partire abbiamo scherzato con Jacopo (Island Records) sulla possibilità di coinvolgere Fabri in questa canzone. Sono partito il 22, la strofa mi è arrivata il 23 in Giappone, in Italia mi sarebbe arrivata in giornata. Con Jake volevo collaborare da tempo, l’ho rincorso per un po’. Volevo comporre un pezzo rap, lui è senza ombra di dubbio uno dei migliori interpreti sulla scena nazionale da anni. Per “0 Like” ho campionato un sample di “All that she wants” degli Ace Of Base, appena ha sentito la base voleva spaccarla. Ritenevo interessante rivisitare in chiave hip-hop pezzi che hanno segnato la nostra adolescenza. Da Drake a Mac Miller, i samples sono sempre stati presenti nei dischi rap, perché non dovremmo utilizzarli anche noi?

 

I testi dell’album sono spesso ricercati e profondi. Per far coesistere 26 artisti e, soprattutto, 26 persone diverse nello stesso album, oltre che ottimi produttori, bisogna probabilmente essere anche bravi psicologi?

Non siamo una crew, unire così tante teste diverse non è facile, penso di essere stato l’unico a compiere un’impresa del genere. Per far coesistere più artisti sulla stessa traccia è necessario che un artista parta per primo, “Street Advisor” è stata concepita con Noyz ed in seguito abbiamo lavorato con Marra e Capo Plaza. Luchè è un artista che altalena momenti di grande entusiasmo ad altri di grande down, motivo per cui riesce a scrivere determinate canzoni. “Attraverso me” credo sia una dei momenti più “pesi” dell’album ed è un pezzo solista, sarebbe stato difficile affiancargli qualcuno. Sarò sempre grato a questi ragazzi, molti degli artisti presenti in “Mattoni”, infatti, erano presenti anche in “Pezzi”, si è creato un certo feeling. Tendo a lasciare carta bianca ad ogni rapper, ma spesso non è sufficiente recepire il loro stile, conoscerne il metodo compositivo, bisogna entragli nella testa, capirli. Le canzoni si fanno con le persone con le quali si condivide qualcosa, ovviamente ho molti amici al di fuori di questa tracklist, ad esempio, Franchino è un rapper arrivato di corsa in “Mattoni”. Era impegnato con la promozione del suo lavoro solista, con il tour, è stato uno dei pochi a registrarsi la strofa a casa, insieme a Chadia e Fibra (che però non esce mai dal suo studio). Con Ketama non avevo mai lavorato, ho unito sulla stessa traccia tre vecchi compagni del liceo. Franchino non lo conoscevo da anni come la maggior parte degli altri featuring presenti nell’album eppure la stima artistica si è subito tramutata in sintonia. La traccia numero 7 è una delle mie preferite in assoluto.

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“Mattoni”, la canzone che da il titolo all’album, è già in sé un progetto mastodontico, per vastità, ricorda una Posse track.

La title track è una traccia difficile a livello compositivo quanto discografico, è una canzone che ha passato mille tempeste, rimasta aperta fino agli ultimi giorni, il ritornello di Achille Lauro è qualcosa di totalmente folle. Beccare ogni rapper per le strofe, c’era chi voleva ritirarsi, chi la voleva modificare. È l’unica traccia cui ha lavorato un produttore esterno, non ce la facevo più, gli ho dato carta bianca. Questa canzone ha avuto almeno 30 edit, la parte più complicata è stata decidere l’ordine con il quale inserire ogni artista. Stavo scapocciando.

 

Per chiudere, hai chiamato un sacco di esponenti trap, come sei riuscito a farne scaturire dei prodotti rap?

Izi, Tedua, lo stesso Taxi B, sono rapper con una visione molto particolare, puntigliosi. Preferiscono una base svuotata perché sono molto sensibili alle doppie, alle allitterazioni. Le loro basi sono molto pulite ma non convenzionali, molti elementi vengono aggiunti in post produzione. La struttura di ogni traccia deve diventare una canzone, ci sono un sacco di esperimenti che ci hanno gasato e poi sono stati scartati per quest’album, ma sopra ad una certa base, con determinate sonorità e ritmi, devi sapere rappare. Ed io ho scelto solo gente capace.

 

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L'articolo Tutti i mattoni di Night Skinny di Marco Beltramelli è apparso su Rockit.it il 23/09/2019 16:25

Tag: nuovo album - intervista

Pagine: Night Skinny

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