Noyz Narcos - Guarda come m'è venuto bene. Vent'anni di rap a testa alta Intervista

13/11/2014 di

La ristampa di di “Monster”, l'ultimo disco di Noyz Narcos ora uscito in versione deluxe, ci ha dato lo spunto per fare un passo indietro e tirare le somme sulla sua carriera. L'intervista di Marcello Farno.

Mi pare che stai attraversando un buon periodo no?
Si è un buon periodo. Stiamo facendo un sacco di cose, sono in ballo un sacco di progetti, quindi devo dire che è un periodo molto proficuo, sempre senza sosta. Infatti speravo di farmi un bel viaggetto lontano dall’Italia, invece non è stato possibile manco stavolta...

Pensavo al fatto che tu e altri tuoi colleghi siete arrivati alla seconda fase della vostra carriera, nel senso avete ormai una fanbase solida, uno stile consolidato. Tu avverti questa cosa? Nel senso ti senti più maturo e consapevole in alcune scelte?
Beh sicuramente, comunque sono del '79 quindi un po’ d’anni ce li ho e so' parecchi anni che gravito in quest’ambiente. Diciamo che ora sono un po’ più consapevole di quello che sto facendo, era meglio se lo ero anche prima magari (ride, nda). Comunque sono anche molto contento che con molti colleghi, come hai detto tu, si stringono sodalizi e si comincia a lavorare bene al di fuori di qualsiasi problema...

Passerete alla storia come la prima generazione che sta riuscendo a mangiare effettivamente col rap.
Sono contento... ma finalmente ti dico. Quello che è successo, almeno nel mio caso poi, è stato abbastanza casuale, essendo partito con un collettivo, quindi con un gruppo di parecchie persone, dove facevamo tutto più che altro per stare insieme. Poi per fortuna nel tempo questa cosa è diventata sempre più lavorativa, ognuno di noi sai s'è dovuto un attimo adeguare a questo stile di vita, che alla fine è diventato un lavoro. E se adesso qualcuno di noi può permettersi di dire che nella vita fa il cantante vuol dire che qualcosa di buono la stiamo combinando. Tempo addietro molti dei miei colleghi avevano comunque tutti la loro vita, il loro lavoro, e solo dopo le 7:30 di sera potevano essere rapper. Non c'erano 'ste figure di rapper giovani che passano la loro vita in tour, non esistevano proprio.

Quanto è difficile passare da un livello di notorietà all'altro senza riscontrare traumi?
Eh, è un lavoro molto difficile. Sta tutto nella consapevolezza, nelle esperienze di vita che hai fatto, chiaramente non tutti si possono permettere di poter fare queste scelte, anche perché se il successo ti arriva in faccia troppo giovane è difficile stare poi coi piedi per terra. Parliamo di un mondo dove si entra gratis nei locali, stai sempre in lista, ti offrono da bere e non paghi, è la vita che ogni ragazzo, ogni adolescente vorrebbe.

Tu ritieni di essere stato bravo a farlo?
Mah, io di errori nella vita ne ho fatti tanti e cazzate a milioni, anche quando mi sono messo in questa cosa del rap, all'inizio era tutto molto burrascoso. Poi arrivato a un certo punto ho capito che la musica che facevo non era più per quelle tre, quattro persone del quartiere, ma era diventata una cosa grossa. E ho dovuto per forza di cose non risparmiarmi, essere consapevole di quello che stavo facendo e tirare dritto per la mia strada. E adesso in giro non trovo nessuno che mi strilla e mi urla coglione, posso sempre camminare a testa alta e dare la mano a tutti.

“Aspetto la notte” parla di questo?
“Aspetto la notte” parla di un percorso che molti non avrebbero mai creduto fosse anche solo possibile, e invece, guarda qua, come m'è venuto bene...

Dopo un anno e mezzo due inediti e due remix non sono un po' pochi per ricominciare?
Guarda, Sony ci ha proposto la ristampa del disco, e questa cosa già di per se è stata ottima, vuol dire che le vendite sono andate bene. Abbiamo fatto questo repack, dovevamo aggiungere qualcosa e così ho pensato fosse giusto mettere dentro questi due pezzi e due remix. Estendere troppo quello che già era stato “Monster” significava snaturarlo.

Senti, un’altra cosa che mi ha colpito è stata la scelta dei produttori coinvolti, che sono abbastanza dissimili fra di loro...
Su tutto il disco dici?

No, sui 4 pezzi, i 2 remix e i 2 inediti.
Ah ok, beh con Sine è una vita che collaboriamo ed è stato il primo a cui ho pensato, con lui abbiamo riproposto un classicone nostro, che è il banger alla “M3”. Mentre volevo fare un pezzo un po’ più contemporaneo, con atmosfere elettroniche, ed è uscito “Si è spenta la notte”, in cui Banf mi ha dato una bomba delle sue. Per i remix Big Joe ha avuto carta bianca, Salmo pure, e alla fine sono soddisfatto.

Cosa deve avere un beat per sentirtelo cucito addosso alla perfezione?
È una cosa interna sai, lo senti e ti piace tante volte, poi magari a persone che hanno gusti molto simili ai tuoi non gli piace. È molto personale insomma, te deve fa' salì come lo senti, ti deve far muovere la testa, le dita...

Sei uno di quelli che vuole imporre sempre la sua visione sui pezzi?
Cerco sempre di affidarmi a produttori che conosco senza perdere tempo, cerco di non trovarmi in una situazione che non mi piace, voglio gente con un certo tipo di capacità.

Tu invece non produci più da un po’...
Si, e mi dispiace molto. Mi trovo a saper fare delle cose con dei programmi che mò manco esistono più. Il punto è che c'ho ancora molta carne al fuoco, in testa ho un sacco di basi che vorrei produrre. Solo che poi mi sono trovato in quest'ottica di fare il rap e mi ha un po' isolato dal resto... anche se non ti nascondo che vorrei ricostruirmi lo studio di produzione a casa, ora se trovo un po' di tempo ricomincio.

Ascolti tanta musica nel tempo libero?
Sì, ultimamente sto sempre con Spotify acceso. Cosa ti ha colpito di più negli ultimi tempi?
Oddio quando è così faccio fatica, non riesco a focalizzare in poco tempo cosa ti vorrei dire per fare un bella figura. Io sono uno che ha sempre comprato dischi originali, mi piace proprio mettermi lì, scartare, toccare, mettere, guardare le copertine, leggere tutti i credits. Adesso ti passa tutto accanto come uno shuffle continuo, non ti ci riesci neanche a galvanizzare. Di dischi belli che te' devo dì, ho squagliato Action Bronson, seguo un sacco Joey Badass, i ragazzi di Odd Future, questi sono ora i miei top.

Torniamo sul disco. Perché titolare un pezzo “Charlie Sheen”?
Sono un suo fan, ha fatto molti film che m’hanno segnato la vita ed è un personaggio che è pazzo totale. È stato reso noto dai rotocalchi per un sacco di scorribande. È un tributo, sai si fanno 'sti pezzi rap che si chiamano col nome di una persona. Lo hanno già fatto in tanti.

Già ascoltando la prima versione di “Monster” Salmo era il remixer perfetto per quel pezzo.
In realtà è una cosa che lui mi aveva proposto una volta a casa sua, un bel po’ di tempo fa, mi disse che gli piaceva mettersi chitarra e batteria a giocare sulla traccia. A quel punto quando ho scoperto che potevamo fare questi remix, è stato il primo a venirmi in mente. Ha fatto questo remix solo strumentale, chitarra, basso e batteria, veramente mostruoso.

Che step ha rappresentato per la tua carriera quel disco?
Per me ha rappresentato forse un’altra svolta, come ogni album poi, è stato uno step in avanti. Sai di solito il primo album è un culto, il secondo una bomba atomica, il terzo se lo fai figo sei il capo, il quarto di solito è il flop. Se fai pure il quarto figo allora vuol dire che hai fatto bene e ho risposto alla tua domanda.

E “Monster” era figo?
Era figo sì, già dal titolo aveva quell’ottica proprio di entrare nella musica e nella scena in maniera prepotente. È andato bene, doveva fare quello, doveva far suscitare quella risposta e l'ha suscitata.

Nulla da recriminare?
Quello che ti posso dire è che ai vecchi fan, quelli veri, il disco è piaciuto tanto. Quelli che si professano vecchi fan del Noyz, che poi il Noyz che conoscono è quello di “Guilty”, continuavano a scrivere: “Eh, ma quelle tracce come le facevi 'na volta…”. Quindi capisci che sono persone che non hanno manco l'età storica per poter dire questa cosa.

Qual è la crew per il live ora?
Allora per questo repack stiamo portando in giro uno show io e Gengis, che farà anche delle cose sue come dj all’interno del live, e Mystic One che è fuori con il suo disco, “Peso specifico”. Con lui abbiamo fuso il live, nel senso che all'interno ci saranno pezzi miei e anche pezzi suoi, del disco nuovo. Quindi sarà tutto più vario e più lungo.

Sei contento per Chicoria?
Molto, certo... perchè dici?

Beh è un tuo amico prima che un collega no?
Sì, sono molto contento che comunque anche nel mio gruppo siano usciti degli artisti con dei prodotti molto validi, nonostante in dei periodi ci siano stati degli alti e dei bassi, adesso si stanno iniziando a raccogliere numeri significativi, è meritato.

C’è qualcosa che ti manca dei primi periodi del Truceklan?
Ti dico la verità, molto. Purtroppo chiunque si può rendere conto che nella vita di dieci persone, nel corso di dieci anni, può succedere di tutto, quindi anche se era bellissimo fare quelle serate in cui eravamo tutti quanti, eravamo una confusione totale, spaccavamo e ne sento molto la mancanza, adesso è molto difficile per forza di cose riproporre questo tipo di avvenimenti. E quindi sì, c'ho un po’ il rimpianto.

Com'è Roma adesso?
È cambiata moltissimo, io me la so' vissuta bene negli anni in cui non c'era neanche la targa al motorino, né il casco, andavamo da una parte all'altra, era un'altra cosa proprio. Ma conserva sempre quella sua spietatezza, quella sua capacità di farti sentire unico e al centro del mondo. Però è cambiata molto, non mi piace più come prima. C'era più fermento, più voglia di essere partecipi alla vita, in questo i social network hanno veramente fottuto il cervello a tutti questi pischelli, purtroppo per noi. Sono contento di essere nato in un’altra generazione che se nascevo in questa generazione veramente mi sparavo penso.

C’è una ricetta secondo te per continuare a fare bene il rap negli anni?
Bisogna sempre avere chiaro quello che si vuole fare, essere a conoscenza dei propri limiti e farsi consigliare da qualcuno quando magari non sei convinto di quello che stai facendo. A me ancora va di farlo, sono ancora molto stimolato, c’ho la voglia di far vedere che questa cosa la voglio fare e la voglio fare bene. Questo mi fa andare avanti, quando non me ne fregherà più un cazzo, allora smetterò. È una cosa che da quando so' piccolo sogno di fare come quando andavo a fare i graffiti, come quando disegnavo, sono bisogni primari ecco, sono soddisfazioni.

Tag: rap italiano

Commenti (1)

  • babalot 14/11/2014 ore 11:16 @babalot

    "C'era più fermento, più voglia di essere partecipi alla vita, in questo i social network hanno veramente fottuto il cervello a tutti questi pischelli, purtroppo per noi. Sono contento di essere nato in un’altra generazione che se nascevo in questa generazione veramente mi sparavo penso." quoto.

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