Noyz Narcos: Moralmente e politicamente scorretto Intervista

foto via flickr.com/photos/adc_prod - foto via flickr.com/photos/adc_prod -
24/05/2016 di

Sarà protagonista della serata di apertura del MI AMI Festival, questo venerdì 27 Maggio: Noyz Narcos spaccherà il Palco Pertini e in più il suo show sarà accompagnato da una parte visual costruita con tecnologia kinect (qui vi spieghiamo di cosa si tratta) che vi lascerà con la mascella penzolante. Curiosi? Anche noi. 
Intanto abbiamo fatto quattro chiacchiere con Noyz per capire cosa bolle in pentola in casa Propaganda.

 

Ciao Noyz! Partiamo dal capitolo vinili: hai iniziato a stampare i tuoi dischi storici. Com'è nata questa idea?
L'idea di stampare i miei dischi in vinile mi è sempre balenata per il cervello... chiaramente al tempo dell'uscita non avevo né i mezzi per poterli stampare, né i presupposti per venderli dato che fino a tre o quattro anni fa il mercato dei prodotti italiani stampati in vinile era più o meno fermo. Ma il continuo sviluppo di nuove tecnologie digitali ha portato gli acquirenti a ritrovarsi in un sovraffollamento di file, impalpabili e privi di anima, e tutto questo ha probabilmente riporatato le persone a volersi godere il proprio feticcio fisico come una volta.
Chiaramente questa operazione è possibile solo per artisti come me, che hanno prodotto dischi dai primi anni 2000 che furono stampati in pochissime copie in CD, e che nel tempo sono diventati dei classici introvabili del rap italiano.

Quindi hai intenzione di stampare tutti i tuoi dischi che, negli anni, sono diventati introvabili?  
Ad oggi ho stampato i primi miei 2 album come solista, ne seguono altri 2 (sempre come solista), “Guilty” & “Monster”, ed è mia intenzione ristampare anche quelli il prima possibile. Il formato del vinile mi ha sempre affascinato e ho sempre sognato di sentire la mia voce uscire da quel supporto: finalmente nel 2016 (nell'era dei vari “Serato” e nuovi devices) ho la mia voce su dei veri vinili.

Recentemente hai partecipato anche a Zeta, il film "a tema rap" di Cosimo Alemà. Com'è stato tornare davanti la macchina da presa, questa volta?
È stato bello come al solito, in questi anni ho ricevuto diverse proposte di casting per alcuni film o serie tv, (alcune anche belle proposte per progetti cinematografici, anche rilevanti e di spessore) a cui però non ho voluto partecipare, consapevole della mia inesperienza riguardo la recitazione. Fortunatamente nel caso di Zeta interpreto me stesso e mi limito a fare rap sopra un palco, cosa che so fare e mi riesce bene, quindi a differenza dei miei altri colleghi si può dire che mi è andata di lusso.

Ricollegandoci a Zeta: il film è stato girato nella periferia romana. Quali credi siano le differenze sostanziali nell'ambiente che ti ha cresciuto e formato rispetto a quando eri più giovane e agli inizi?
Be' quando ero più giovane io nelle periferie romane non c'erano di certo le sfide di freestyle al campetto di calcio. I “rappettari” (come venivamo definiti al tempo) erano una minoranza estrema... in un edificio scolastico intero ne potevi contare 2 o 3, ed eravamo visti come quelli “strani” della scuola.

Una delle cose che più spiccano del tuo rap, oltre la delivery, è la scrittura: come ti ci relazioni oggi che hai trasformato questa passione in lavoro?
Il fatto di lavorare su progetti solisti ti cambia. Una volta facevamo sempre gruppo e stavamo sempre insieme notte tempo con i miei amici e compagni di rap e scorribande, quindi scrivere i testi era più semplice, ci stimolavamo a vicenda e nei testi magari parlavamo di cose che erano avvenute 5 minuti prima. Con il passare del tempo ti trovi a dover scrivere le tue idee da solo al tavolino, e chiaramente dopo tutti questi anni di rime scritte in compagnia a volte si rischia di entrare troppo nel personale e sempre meno nell'immaginario comune di un gruppo di persone che si frequentasno tutti i giorni.

Nei tuoi confronti c'è sempre stata la critica dell'essere politicamente scorretto: hai mai pensato di autocensurarti? Lo hai mai fatto?
Una volta ho censurato con un beep una bestemmia in un mio pezzo... non tanto per un motivo politico o religioso in particolare, ma quel beep in quel momento rendeva il tutto ancora più crudo che la stessa bestemmia in sé per sé, che sinceramente era un po' gratuita e lasciava il tempo che trovava.

Secondo te il politically correct e il bisogno di una controcultura hanno influenzato il pubblico italiano?
Credo che il politically correct nel rap non debba essere mai preso in considerazione. La nostra missione iniziale era proprio l'essere moralmente e politicamente scorretti.

Il tuo crew, TruceKlan, è in fermento: Gel sta tornando, Metal Carter sta tornando, Gemello ha fatto uscire un disco qualche tempo fa dopo un lungo silenzio. Quali sono i progetti del crew, a breve?
Il nostro crew sta vivendo un periodo individuale più che mai, ognuno si muove sul suo tracciato, ognuno sta facendo il suo nella maniera che ritiene più opportuna. Diciamo che le nostre riunioni ultimamente sono più incentrate a livello umano e di puro piacere piuttosto che a livello lavorativo. Anche perché sono passati molti anni e abbiamo tutti una seconda vita privata, prima vivevamo più come una comune.

Propaganda Records: è nata come etichetta e sta diventando una realtà a 360° che passa dai vinili, alle t-shirt, fino alle longboard. Qual è il futuro del marchio?
Ci sono delle novità per quanto riguarda Propaganda  bollono in pentola diverse idee e verso settembre ci metteremo al lavoro su questi nuovi fronti.

Prima ti ho chiesto notizie sul futuro del tuo crew e della tua etichetta, ma quali saranno i tuoi prossimi passi in ambito musicale?
Ho realizzato un paio di pezzi nuovi destinati ad uscire con dei video come singoli, quindi slegati da un progetto album per il momento... chi vivrà vedrà.

 

 

Tag: rap italiano

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