Noyz Narcos intervistato dagli Zen Circus Intervista

Noyz Narcos - Prima Ufo e Karim hanno scritto le domande, e poi Ufo l'ha chiamato. Prima impressione: è un ganzo. Gli Zen Circus intervistano Noyz Narcos.Noyz Narcos - Prima Ufo e Karim hanno scritto le domande, e poi Ufo l'ha chiamato. Prima impressione: è un ganzo. Gli Zen Circus intervistano Noyz Narcos.
03/06/2013 di Ufo

Nota di Ufo: E' proprio vero che le vie del rock sono infinite…
Premessa: chi ha avuto modo di vedere gli Zen Circus dal vivo si sarà accorto che da un po' di tempo a questa parte alla fine di ogni concerto viene messo sempre lo stesso outro… è una traccia dell'album "Ministero dell'Inferno" (Propaganda Records, 2008). Come mai?
Iniziò tutto in furgone, dove macinando ascolti nel tentativo di rendere il viaggio meno noioso si iniziò a scoprire la nouvelle vague del rap nostrano, sia nei suoi aspetti più virali e se vogliamo giullareschi che in quelli più cupi e serrati; ben presto ci trovammo ammaliati (in fissa è il termine più corretto) dalle basi, dai concetti e insomma dalla visione d'insieme che questo mondo ci trasmetteva. Una visione quando nichilista, quando sardonica, quando post/anti tutto, ma fondamentalmente punk. Di qui la voglia di omaggiare in qualche modo questa scena, anche solo sparando un pezzo a tutto volume a fine serata.
Figuriamoci quindi l'entusiasmo che abbiamo provato quando Rockit ci ha proposto questa intervista con Noyz. La curiosità era tanta… e alla fine si è rivelato un incontro illuminante, e vi posso garantire che questo funzionario del Ministero dell'Inferno si è rivelato un interlocutore molto più interessante di tanti miei colleghi "indie"…arguto, alla mano, ma (giustamente) molto orgoglioso del suo lavoro, in una parola un ganzo. Qui di seguito l'intervista.

Innanzitutto ti ringrazio… è curioso che questa intervista sia capitata proprio a me: negli anni mi ero gradualmente disinteressato del rap italiano, poi da due anni a questa parte mi sono riavvicinato, ascoltando proprio il materiale del Truceklan… ai tempi in cui frequentavo i centri sociali toscani, e si parla ormai di diversi anni fa, andava forte la prima generazione rap, ora invece…
Mi fa piacere questa cosa. Quando uno è un musicista, e soprattutto viene da un'altra scena, fa ancora più piacere… Che tu abbia un po' perso di vista il nostro ambiente è anche logico, era proprio un altro tipo di musica. Non ti sento tanto bene, puoi evitare di parlare con l'accento così marcato?

A me me lo dici?
(risate di entrambi… Noyz ovviamente ha un'inflessione vagamente romanesca, NdU)

Ok, prima domanda: una costante dei tuoi dischi è sempre stata l'espressione diretta del disagio sociale; al di là di certe esagerazioni chiaramente volute, tipiche dell'horror-core, ho sempre visto una descrizione perfetta e veritiera della vita ai bordi delle città. Trovi queste caratteristiche anche nel nuovo hip hop che ha invaso l'Italia negli ultimi due/tre anni?
Ehm… ti direi di no, ti posso assicurare che nelle radio cercano un altro mood, altre argomentazioni. L'horror-core è sottogenere, creato anche da me e dalla mia crew, che rischia spesso di diventare più un cliché che altro. Quando l'abbiamo fatto noi era una sperimentazione…

Lo vedi come uno stile più legato a un ambito territoriale, tipo le grandi città?
Quello senz'altro, ho sempre avuto la curiosità di come si possano tirar fuori dei suoni o delle rime simili vivendo in un piccolo paese. Infatti, a parte qualche eccezione, i rapper di spicco vengono da grosse città. E' normale che quel suono nasca da un ambiente urbano, basta guardare le classiche scuole di rap americano, più stai in mezzo ai palazzi e più le cose che fai sono grigie e cementate.

Ritorno all'inizio un attimo… noi tre siamo cresciuti in un centro sociale di Pisa, il Macchia Nera, musicalmente molto orientato sul punk/hc. Nonostante questo c'erano forti legami col mondo hip hop, una specie di "rispetto" fra le fazioni, ai concerti ci si ritrovava insieme, e anche il contesto sociale era alla fine quello. Writers come Ozmo erano di casa lì, per esempio. Da ragazzino hai vissuto anche tu questa esperienza?
Si. A Roma ora le cose sono molto cambiate, quando ero ragazzo non c'erano poi così tanti gruppi rap. C'erano le "jam" e includevano breakers e mc, si svolgevano principalmente nei centri sociali, nei locali questa cosa non era ancora approdata. Certo, la "jam" era una cosa rara, nulla in confronto ai concerti hardcore o grind, quelli erano praticamente una costante nei posti occupati. Era normale, quindi, che ci si andasse anche noi, soprattutto writers e graffitari che erano quelli che muovevano più il culo e che trovavi di più in giro.
Ripeto, erano tempi diversi, li vedevi sotto palco ma non facevano casino o si fomentavano come può succedere oggi. Era una cosa più contenuta, anche se ovviamente c'era rivalità fra gruppi di graffiti, ci potavano essere dei gruppi che si contendevano la linea "A" della metro, o la yard degli autobus, spesso potevano succedere dei casini. Io ai concerti hardcore o punk trovavo spesso gli amici di quartiere, quelli di tutti i i giorni, non avevo ancora una vera e propria crew e spesso bazzicavo con loro; e quella scena me la sono goduta, alcuni suonavamo in band e andavano forte, aprivano i concerti grossi, tipo Ratos de Porao… Il nostro approccio arriva anche da ambienti come questo, dopotutto sono i primi concerti a cui sono andato, ne ho ereditato l'aspetto un po' selvaggio ed estremo. E questa cosa ci ha aiutato, siamo riusciti a trovare una variante nuova in un momento in cui il rap italiano era in uno stallo pesante, da cui non si usciva…

…c'era una direzione ragamuffin-etnica che sembrava una specie di vicolo cieco.
Esatto. C'era enfasi su suoni reggae, oppure c'erano i grandi del tempo come i Sanguemisto, che rappresentavano ancora uno zoccolo duro del rap ma erano un altro pianeta rispetto a quello che facciamo noi… anche se, certo, quella musica ha costituito le nostre basi, era quello che ascoltavamo da ragazzini, ovviamente ci ha influenzato.

Senti, ho avuto la fortuna di vedervi dalle mie parti, a Pisa, insieme al Chicoria e Salmo
Ah, c'eri pure tu? Da paura.

Bel concerto davvero. Quello che mi è piaciuto è stata l'atmosfera amichevole che trasmetteva un senso di grande familiarità, molto rilassata.
Questa è una componente molto importante fra noi, e i ragazzi che vengono ai concerti infatti la apprezzano. Vedere una crew così affiatata, dove i rapper non fanno a gara a chi è il più bello o il più bravo, si vede che sono degli amici che cercano di fare una cosa insieme. Strofa dopo strofa ognuno appoggia l'altro, la gente sotto il palco lo capisce, pensano: "guarda questi, sono amici e si divertono, stanno a fà la cosa loro e intanto stanno pure a lavorà" (a questo punto gli Zen diventano ancora più convintamente fan del Noyz, NdU).
Ci conosciamo da anni, tu pensa cosa vuol dire stare tutti sullo stesso palco e sotto le gente che urla il tuo nome, che poi vuole offrirti da bere, ti porta le bevande pregiate. E nel beckstage dopo il concerto abbiamo sempre lo stesso sguardo, ci basta un'occhiata e capiamo cosa stiamo pensando, ovvero: da paura. Siamo insieme, ci siamo tutti, ci sono i meglio vini e le meglio cose, e quell'altro (Chicoria, NdR) fino a due anni fa era pure in galera.
Ce l'avevamo promesso che saremmo ritornati tutti a suonare insieme, e questa è la migliore formazione di sempre. Ovviamente ho anche l'opportunità di andare a suonare da solo, e guadagnerei pure di più, infatti tanti lo fanno, ma sono molto legato all'idea di crew. Non è una band, è una compagnia con le sue storie, le storie di strada. Non ci sono ruoli, ognuno mette le sue skills, tira fuori quello che ha, si mette tutto insieme e quando riesce bene siamo contentissimi. Ritrovarsi è stato bello. Poi è chiaro, magari hai strofe che non provi da anni, decidi di farle all'ultimo in furgone e ti vengono con qualche sbavatura, ma questo garantisce quella genuinità che non potresti avere in altri modi. Il mio show nuovo, quello di "Monster", è più calibrato ed è stato provato molto, risulterà quindi più scorrevole ma voglio che si mantenga quel clima di familiarità che hai notato anche tu.

Allora verrò a vedere anche quello.
Da paura. Passa pure se veniamo suonare dalle parti tue che ci vediamo, si sta insieme e ci beviamo qualcosa (probabilmente le bevante pregiate di cui sopra, NdU).

Ok, grazie. Un'ultima domanda, che è proprio una curiosità mia…ho visto che nei testi del Truceklan, e spesso anche nei tuoi, c'è un tema ricorrente, che è quello dei servizi segreti, dei complotti, eccetera. Cosa puoi dirmi a riguardo? Interesse o ossessione?
(Ride, NdU) No, guarda, è un fatto. Non viene menzionata spesso nella musica questa cosa ma la storia italiana è piena di complotti, raggiri e società segrete di potenti che decidono l'andazzo di tutto quanto. Non ti sto a parlare delle banalità dei complotti stile film americani, parlo di persone che hanno più privilegi di altri.

Mi domando spesso se non ci sia un complotto di più alto livello che indirizza la discussione solo su certi tipi di segreti… insomma, a me interessa relativamente parlare di scie chimiche o microchip, mi basterebbe sapere chi ha messo la bomba a Piazza Fontana o chi ha realmente rapito la Orlandi.
Sappiamo bene che ci sono persone che hanno privilegi speciali rispetto ai cittadini comuni, questi possono fare di tutto. Pensa anche alla città dove vivo, Roma, ai maneggi fra Stati, incluso quello Pontificio… se sei una persona che si fa un minimo di domande, capisci da solo che ci sono false notizie e cose messe a tacere. E' bene che anche uno stronzo di rapper parli di queste cose. Spesso è un tema che viene affrontato con una banalità in stile "repubblica.it", la gente preferisco sconcertarla rispetto a rassicurarla. Pensa a quando abbiamo tappezzato Roma con i manifesti di "Ministero dell'Inferno" con lo stemma della Repubblica Italiana con la stella rovesciata, sicuramente abbiamo attirato l'attenzione, magari anche di quelli pagati per controllare… stiamo subendo una vera cappa di controllo totale, e sta raggiungendo livelli mai visti. Uno dei primi pezzi dei Truceboys che ha avuto successo era "Il dramma" dove si diceva "Novi Ligure è il loro programma": era una riflessione su come certe notizie siano manipolate per attirare l'attenzione e magari coprirne altre. Sono temi forti, temi che preoccupano, ma è importante parlarne. Una volta a Torino ci lanciarono sul palco un plico di 120 fogli rilegati, tutta roba di occultismo, massoneria, c'erano addirittura degli appunti scritti a penna, cose che ci fecero fiammare. Certo, non ci professiamo profeti, io mi assumo tutta la responsabilità di quello che scrivo mettendo in conto anche la possibilità che mia stia sbagliando, che sia solo un mio trip personale, in fin dei conti mi occupo di musica, non sono un magistrato; per noi, però, è un tema forte e ci pare importante parlarne.

Bene. Un'ultima cosa… che ti aspetti dal tuo concerto al MI AMI?
Penso che una proposta come la nostra sia ben inserita all'interno del festival, magari lo spettatore medio non è un nostro fan, ma di certo può trovare nei miei pezzi qualcosa in cui riconoscersi. Poi facciamo su e giù dai palchi da dieci anni, ci autoproduciamo da sempre, rappresentiamo certamente un certo tipo di musica italiana, chi altro dovrebbero chiamare al MI AMI? Quando ero ragazzino la maggioranza dei miei coetanei ascoltavano solo pop da radio, ora il 90% dei ragazzi delle superiori, che poi sono quelli che comprano i dischi e vanno alle serate, ascoltano rap. Nel mezzo ci sono tanti ragazzi che ascoltano i generi più diversi, più vicini al rock. Di certo nel nostro rap troveranno qualcosa di interessante, in quello degli altri NO (ride, NdU).

Ho notato infatti che negli ultimi anni il pubblico si è fatto più onnivoro, meno settario… magari una sera vanno a vedere noi Zen, la sera dopo gli Zu, e se è il caso vengono a vedere pure voi.
Certo. E preferisco mille volte apparire in festival del genere, piuttosto che in queste maratone rap dove ci sono venticinque rapper che fanno tutti lo stesso genere e arrivi a fine serata che hai le palle quadrate. Sono molto più soddisfatto se partecipo ad un festival come questo.

Grazie mille, Noyz. Lasciando da parte la musica, ho visto che una volta hanno intervistato te e Metal Carter in una trattoria sull'Aniene…ma non è mica "Betto e Mary"? (Domanda veramente buttata di fuori ma volevo fargliela da mesi, NdU)
Eh, quella è in Via Pietralata, si chiama "Mejo de Betto e Mary"…da paura. Anzi, se passi da Roma fammelo sapere che ci andiamo, sono proprio bravi loro.

(Segue una digressione sui ristoranti popolari che ometto, ma che conferma che si, Noyz è veramente un ganzo, NdU).

Tag: intervista

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