“Pazi + Rain”, ora alla Barona arrivano i cammelli

Il producer e il rapper italo-marocchino si conoscono nel quartiere milanese, ma agli elefanti di Marra preferiscono altri animali: “Cammelli Magici” è il primo pezzo scritto insieme. Dopo, un fiume di progetti, tra cui Atelier71, la label che ricrea un senso di comunità tra artisti che non c’è più
19/11/2020 17:30

Paziest e Desperado Rain, due tipi parecchio simpatici, e pure parecchio bravi. L’uno – Dimitri, milanese classe ’88 – produttore e rapper, l’altro – Idriss, rastaman italo-marocchino classe ’95 –, scrittore e rapper. Immischiati in tremila progetti su Milano, collaborano insieme da quando si sono conosciuti al Biko, Arci nel quartiere Barona della città, quattro anni fa: "Quella sera chiesi a Pazi di produrmi un disco. Lui rispose di no, ma di andare in studio da lui e lavorare a un singolo. Il giorno dopo ci siamo visti e abbiamo cominciato a sistemare il pezzo, ma non si sa come mai Pazi aveva ripensato alla mia proposta del disco. È successo che alla fine abbiamo dato vita a un’etichetta insieme, Atelier71", racconta Idriss.

Pazi + Rain - foto di Giuseppe MolinariPazi + Rain - foto di Giuseppe Molinari

Con l’etichetta ­– indipendente, nata nel 2018, dedicata alla black music in tutte le sue forme, contaminazioni e sperimentazioni –, il duo hip hop supporta altri artisti (tra cui Ezechiele e Arya) e si autoproduce: tirano fuori nel 2018 il loro primo ep, Storie di Rap & Jazz Band e il 13 novembre 2020 esce il loro primo disco, con un titolo liscio, senza giri di parole, Pazi + Rain. Nove tracce che sono la presentazione rilassata della musica dei due, un disco fuori moda. Pazi la tocca piano: "Abbiamo fatto il cazzo che ci pareva, come sempre".

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Pazi + Rain, in effetti, segue tutto meno che la corrente: c’è il pezzo trap – è ovvio essere influenzati da quello che si ha intorno –, ma c’è anche Pino Daniele, Isaiah Rashad, Neffa e le colonne sonore dell’URSS: "Sai che la Russia chiedeva di comporre a musicisti colonne sonore per i viaggi spaziali? Sono uscite fuori delle robe completamente folli", dice Pazi.

Nel disco c’è anche il pezzo lo-fi, e la trap si mischia al soul: "Ma chissene frega!", continua a centrare il punto Pazi, "Ascoltati un’ora di disco con pezzi tutti uguali, e dimmi. Pure negli anni ‘90 c’erano diversi stili, anche se si parlava solo di hop hop. Noi abbiamo fatto un disco che rispecchia quello che ci va di fare. Non so perché non abbiamo inserito un pezzo blues con la chitarra, però avremmo potuto. Non ci sarebbe stato nessun problema”, dice.

Il titolo dell’album è stato scelto in tre secondi. Nasce appena chiuso il primissimo pezzo scritto insieme dai due, Cammelli Magici. Era la prima volta che Pazi e Idriss approcciavano al modo di lavorare dell'altro, dopo quella sera al Biko, e il progetto del disco e dell’etichetta erano ancora solo delle idee. Erano a casa di Pazi e l'ascolto degli Slum Village gli aveva fatto venire voglia di trasportare quella vibe lì (propria anche di Redman e Method Man), in un beat, per ricrearlo all’italiana: "Pazi ne aveva uno già pronto, su cui aveva scritto una mezza strofa", racconta Idriss.

E continua: "In due minuti ho continuato la strofa, seguendo il flow di Pazi. Faceva cagare, aveva detto lui, allora l’ho cancellata. L’ho riscritta in altri cinque minuti finchè ci siamo detti 'okay, ce l’abbiamo. Si intitola Cammelli Magici'. Perché quello che era uscito fuori mi faceva pensare ad Aladino che vola sul tappeto volante. Ma io sono marocchino, quindi, devo volare su un cammello volante". Lì, era già Pazi-Rain: "Quando abbiamo finito il pezzo abbiamo detto: questo è Pazi + Rain. Come vorresti chiamarci, altrimenti?", dice Paziest.

Pazi + Rain - foto di Giuseppe MolinariPazi + Rain - foto di Giuseppe Molinari

C’è sempre una bella storia dietro la musica e le creazioni di questa coppia di artisti fuori dagli schemi. I titoli delle tracce presenti nel disco fanno sempre riferimento a qualcosa di strambo realmente accaduto. Ad esempio, Astro Joyce, traccia numero sette di Pazi + Rain: i due erano nello studio di un ragazzo, Fabio detto Concept – produttore che ha altri 325 nomi da producer, ma non è presente sui social, quindi non si sa bene quale sia quello ufficiale – e insieme avevano appena chiuso un beat.

Finita la produzione, Pazi e Idriss si erano messi a scrivere ognuno la propria strofa nella stessa camera, ma in punti diversi e ognuno per conto suo: "Non ci parlavamo, eravamo ognuno immersi nella scrittura. Non sappiamo per quale assurdo motivo entrambi avessimo iniziato la nostra strofa con la parola Astro, completamente a caso", racconta Idriss.

Tutti e due avevano immaginato quel beat come un’atmosfera spaziale, con shuttle e astronavi in viaggio. Entrambi erano volati via: "Le nostre strofe, senza pianificare nulla, erano cominciate allo stesso modo", dice Idriss, e Pazi continua: "Ad Astro abbiamo, poi, aggiunto Joyce come omaggio a Joyce Wrice. Qualche sera prima eravamo andati a un suo concerto al Biko, e Idriss si era innamorato di lei: bellissima, con un’energia e una presenza sul palco incredibili. Alla fine, le abbiamo dedicato il pezzo. Come si fa con le barche, quando le chiami con il nome di una tipa", dice.

Pazi + Rain - foto di Giuseppe MolinariPazi + Rain - foto di Giuseppe Molinari

Sintonia tra i due c’è, eccome, e le uniche differenze tra Pazi e Rain sono i dreadlocks e la pancia, scherzano: "Siamo pure dello stesso segno zodiacale!", dice Idriss. Che è la metà creativa della coppia, uno che idealizza e fantastica tanto, mentre Pazi è quello che prende il cervello e lo spegne, quando c’è bisogno. Se Idriss prima di scrivere una parola ci mette anche tre settimane, Pazi si butta ed è più istintivo, più d’azione. Prende il materiale e lo butta fuori, poi, insieme lo riordinano: "Da questo punto di vista siamo diversi, ma è una differenza che non ci allontana: ci completa ancora di più", spiega Idriss, e Pazi continua: "Io prima di questo disco non avevo mai scritto così, non ero capace. Così come non ho mai prodotto come ho prodotto con Idriss".

Anche Soulkush, traccia numero uno del disco, ha una storia dietro: è un termine che Idriss ha coniato due anni fa per dare forma a una playlist curativa per il mattino. Il sound non è specifico: non è per forza reggae, non è per forza soul, ma è anche blues-rock o latin-jazz. La vibra, però, lo è, perché è indirizzata a risvegliare i sensi mattutini, con lo scopo di aiutare a darsi da fare nella propria routine diurna: "Questo è Soulkush. Da playlist, poi, è diventata il format per una serie di eventi che abbiamo portato in giro per Milano con il djset”, spiega Idriss.

Pazi + Rain - foto di Elena BenvenutoPazi + Rain - foto di Elena Benvenuto

Il disco stesso è una storia: Pazi + Rain, dietro le tracce, segue le ore che precedono un concerto in cui i due rapper si esibiranno. Gli audio vocali e lo scambio iniziale tra i due, in Soulkush e sul finale dell’album, sono il momento in cui si sviluppa questa narrazione: Pazi sta organizzando tutti gli appuntamenti per fare in modo che tutto fili liscio, e chiama il collega per dargli l’orario del soundcheck, dirgli a che ora presentarsi, eccetera. Ma per qualche strano motivo, Idriss sparisce per tutto il giorno e si presenta solo all’ultimissimo secondo. Fortunatamente, perché il concerto si fa e va anche bene: "Non sappiamo nemmeno noi cosa mi è successo nel frattempo", dice Idriss, e continua: "Dobbiamo aspettare il prossimo disco per scoprire cosa ho fatto quel giorno lì". "Sicuro qualcosa di strano", sorride Pazi.

Che descrive come "un viaggio personale alla scoperta dell’amore spaziale" l’intero disco. Nascoste sotto il velo, su nove tracce, cinque sono pezzi d’amore. O forse Pazi + Rain parla di amore e basta: "Nel complesso, per me questo disco è un viaggio emozionale. È vero che, però, c’è un po’ di tutto. In Luce Blu (il brano sicuramente più introspettivo e riflessivo del disco), qualcuno ha intravisto persino delle sfumature politiche", afferma Pazi.

E Idriss dice la sua: "Come ho sempre detto dal giorno zero, prima che nascesse l’album, vorrei che questo diventasse un disco-culto. Uno di quelli che resta e che per una ragione o per un’altra verrà poi ricordato, perché rappresenta un punto di rottura stilistico o tematico. O per qualsiasi altro motivo. L’importante è che faccia qualcosa, che tocchi un po’ di gente, in modo da poter dire che si tratti di questo: un disco-culto".

Pazi + Rain - foto di Giuseppe MolinariPazi + Rain - foto di Giuseppe Molinari

Vedremo dove arriverà l'album, che forse dovrà aspettare i palchi per realizzare davvero il suo destino: sia Pazi sia Idriss, attraverso Atelier71 e attraverso lo scambio e l'incontro con le persone, cercano di spingere la loro musica con lo scopo di imparare a lavorare sempre meglio, a un livello sempre maggiore e diverso.

Ma soprattutto con lo scopo di fare comunità, che è la cosa che manca in questo momento, principalmente nell’hip hop: "Con questo disco, con la nostra etichetta e con tutti i progetti che abbiamo in ballo, vogliamo ricreare quel senso di comunità che c’era prima, quando si era in pochi e ci si doveva beccare se si volevano sparare due rime o imparare dall’altro come si faceva musica. Adesso tutti sanno fare tutto e tutti sono bravissimi, ma nessuno si stringe la mano e tutti finiscono per sputarsi in faccia", afferma Pazi.

Paziest e Desperado Rain da anni movimentano la scena e, seppure spesso dietro le quinte, promuovono una libertà culturale e creativa a Milano, a partire dal quartiere Barona, a sud-ovest della city. Qui c’è Atelier71, ma anche Alveare Villaggio Barona, un punto di distribuzione di prodotti agricoli a km zero gestito da Paziest. Che lavora anche in una libreria lì di fianco, dove prima della pandemia erano partite delle serate, Librelive, basate sul format americano Tiny Desk di NPR Music.

Un format del genere, improntato sulla musica black, in Italia non esisteva. E non esisteva nemmeno Loop Session Milano (altro progetto di Paziest, stavolta in collaborazione con Idriss): "Un format internazionale per beatmaker. C’è più o meno in tutto il mondo, tranne che in Italia. Quando l’abbiamo scoperto abbiamo detto 'top: ce lo portiamo noi'", dice Pazi.

Lui fa musica e si occupa di produzioni dal 2004: "Ho iniziato con il freestyle al Muretto, quando a Milano ancora era un’istituzione. Quanto alle produzioni, ho cominciato mettendo mano a quelle del primo disco di Fedez quando ancora non era Fedez, cioè il suo primo mixtape: Pat-a-cake. Poi, ho collaborato con Danny la Home e con tutto quel giro lì. Dopo, ho cominciato a fare musica da solo, sempre collaborando con altri", spiega il rapper, e continua: "La musica è l’unica roba che ho tenuto fissa per tutta la mia vita. Il resto continua a cambiare e intraprendo continuamente progetti diversi, tutti accumunati dalla voglia e dal piacere di movimentare la cultura sotto vari punti di vista".

Desperado Rain aka Idriss, invece, è attivo dal 2008. Ha iniziato con la musica in Marocco, dove ha studiato nella capitale (che, N.B., non è Casablanca), ma rappava comunque in italiano. Lui è nato a Pisa, cresciuto in Marocco e da cinque anni è a Milano: "Dopo gli studi a Rabat sono tornato a Pisa, ma tutte le mille cose che avevo in testa, la mia voglia di fare e tutte le mie idee, lì non si potevano realizzare. A Pisa non si può fare niente e mi sentivo stretto sotto quella torre. Allora sono venuto a Milano: oggettivamente, quale altra città italiana ti da' la possibilità di provare a realizzare i tuoi sogni?", dice Idriss.

Milano è la grande mela d’Italia. O la grande pera, come la chiama Paziest. Qui, parallelamente ai loro progetti singoli – Idriss, tra le altre cose, ha condotto in radio per diversi anni, ha scritto un libro e ora tiene un podcast –, i due rapper collaborano ad Atelier71 e, a partire dal loro quartiere, sperimentano una grande operazione culturale, di cui Pazi + Rain fa parte: un disco alla vecchia maniera, che mira a un successo diverso.

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L'articolo “Pazi + Rain”, ora alla Barona arrivano i cammelli di Claudia Mazziotta è apparso su Rockit.it il 19/11/2020 17:30

Tag: album

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