La sintonia nell'incontro col diverso: l'intervista a Samuel e Mannarino Intervista

Samuel e MannarinoSamuel e Mannarino
16/03/2018 di Marco Beltramelli e Margherita G. Di Fiore

Qualche giorno fa Samuel e Mannarino hanno pubblicato a sorpresa un nuovo brano che li vede coinvolti entrambi, "Ultra Pharum", nato lo scorso autunno in Sicilia. Ci siamo fatti raccontare direttamente da loro com'è nata questa inedita collaborazione tra due artisti apparentemente molto diversi, ma capaci di farsi incuriosire dalle stesse fascinazioni.

La prima domanda ovviamente è: come vi siete incontrati?
Samuel: In realtà Alessandro e io ci siamo conosciuti anni fa durante una tournée in America. Eravamo in tour insieme con i Subsonica, Mannarino e i Negrita. Una fantastica serie di concerti che ci ha permesso di suonare nei locali storici delle città americane più importanti: Los Angeles, New York, Washington etc. In quell’ambito ci siamo conosciuti esclusivamente umanamente, non avevamo progettato nulla di artistico. L’anno scorso la Red Bull mi ha chiamato mettendomi a disposizione questo studio che potevo ubicare dove più mi piaceva per comporre una canzone con un partner a mia scelta. Ho subito pensato alla Sicilia e ad Alessandro.
Mannarino: Conoscevamo il percorso l'uno dell’altro ma non avevamo mai avuto la possibilità di approfondire il nostro rapporto, di incontrarci e passare del tempo insieme. Quando Samuel mi ha proposto la collaborazione non ero molto propenso. Poi mi sono convinto che, in fondo, non avevo nulla da perdere. Pensavo non scattasse la magia e invece...

Samuel, come mai hai pensato fin da subito alla Sicilia? “Ultra Pharum” è stata registrata a Castellamare del Golfo: quanto ha influito la location sul risultato finale?
S: Negli ultimi anni Palermo è stata praticamente la mia seconda città. Quando siamo arrivati a Castellamare era già chiaro l’istinto del brano. Palermo è una città densa di culture, di differenze, e questa stratificazione etnica genera una ricchezza unica. Volevo raccontare proprio questo. Al contrario di quello che ci vogliano far pensare oggi, l’incontro con il diverso è positivo, genera qualcosa di buono. Mi piace raccontare sempre quest'aneddoto: in Calabria, il sindaco di Riace per affrontare il problema dello spopolamento ha accolto una comunità di migranti curdi, serbi, libanesi, palestinesi, eritrei, etiopi, somali e ghanesi affiancandoli alle diverse figure professionali del paese (il panettiere, il macellaio, il sarto) creando una rete di botteghe equosolidali, affidando ai migranti la ristrutturazioni di diverse case ormai abbandonate del centro e generando così la rinascita del paesino. Ora il sindaco è uno dei personaggi più influenti del mondo e la città una delle più virtuose della Calabria.
Tornando alla Sicilia, la sera andavamo in giro per Castellamare e incontravamo la gente, per esempio una ragazza che cantava in francese o alcuni ragazzi che lavoravamo in un centro accoglienza dove tra gli ospiti alcuni giovani africani facevano rap. In pratica è stata una grande jam session comunitaria.

È per questa ragazza che avete inserito delle parti in francese nel testo?
M: 
In realtà avevamo già scritto delle parti in francese, anche parlate e molto lunghe, poi, per esigenze compositive, abbiamo dovuto tagliarle. Ma l’anima della canzone è rimasta. Era una situazione fluida, quando abbiamo incontrato questa ragazza abbiamo deciso di inserirla nella canzone. Il nostro punto di riferimento era l’Africa francese, il Senegal, il nord ed il Maghreb, così vicino e allo stesso tempo così distante dalla Sicilia. Pensavamo potesse starci bene. Abbiamo buttato dentro pure lei, è una ragazza giovanissima che canta benissimo.

Com'è stato registrare in uno studio mobile?
M: 
Il Red Bull studio è stato uno studio "inclusivo" perché dava su una bellissima piazzetta sul mare, con la gente che passava e chiedeva informazioni. In questo modo la location è veramente entrata a far parte della nostra canzone. Gli studi spesso sono luoghi angusti, anche sotterranei. Sullo studio mobile, quando uscivi, ti si parava l’orizzonte davanti. Una ficata pazzesca, uno studio che in pratica è una carovana in mezzo alle persone. Dovevamo far rivivere l’anima di Castellamare in “Ultra-pharum” e avere uno studio programmato per spostarsi, in questo senso, ci ha aiutato. Spostarsi vuol dire conoscere, incontrare. L’incontro artistico tra me e Samuel così come l’incontro con gli abitanti di un paese o di altre nazioni. In fondo “Ultra-pharum” è proprio una canzone che parla di spostamenti e incontri e, in questo senso, la Sicilia è emblematica in quanto regione dove le culture si fondono da secoli e come metà principale dei flussi migratori. L’idea di fare una canzone insieme era bella, ma non bastava. Dovevamo trovare un senso a questa canzone. Al di là di tutte le cazzate, di tutta la politica becera e imponente, la storia che è importante raccontare al giorno d’oggi è questa, e noi vogliamo raccontarla.

Come avete scritto il brano? Insieme, separati?
S: 
Siamo arrivati entrambi con dei piccoli spunti ma consci di vedere cosa potesse scaturire dal nostro incontro. Ci siamo lasciati travolgere dalla magia o, più semplicemente, dalla voglia di scrivere una bella canzone. Abbiamo abbandonato un po’ noi stessi per entrare meglio in contatto con la personalità artistica l’uno dell’altro. La canzone è nata insieme. Cantando insieme, io alla pianola e Alessandro alla chitarra, dalla prima all'ultima parola.

Alla fine, possiamo dire che l'incontro tra due artisti con un background musicale alle spalle decisamente differente sia un po’ l’emblema stesso della canzone? E dato l’esito positivo di questo featuring, è una collaborazione che avrà anche un seguito?
S: 
In questo senso, anche l’incontro tra me ed Alessandro è stato un incontro positivo, vitale, tra due mondi distanti. L’idea iniziale era quella di andare in Sicilia e vivere questa diversità. È nato tutto in maniera istintiva, neanche noi ci aspettavamo che tutte le sfumature di questo progetto potessero confluire in un’unica forma coerente. Io vengo dal mondo dei rave, dalla club culture, dall’elettronica, i capi portanti della mentalità musicale della mia città, ma già nel corso del tour in America mi sono appassionato molto della dimensione acustica con cui Alessandro accompagnava le sue canzoni. Ci siamo conosciuti come colleghi che si rispettavamo artisticamente, che vagamente si frequentavano e infine siamo diventati amici. Quando accadono delle situazioni di questo tipo è raro qualche genere di collaborazione non capiti di nuovo. Ma per ora ci facciamo bastare questa… Io sono impegnato col prossimo disco dei Subsonica e Alessandro partirà presto col tour. Insomma, nessuna nuova collaborazione è stata programmata, come del resto non lo era questa, ciò non toglie che, probabilmente, ci sarà. Sarà la vita a deciderlo.
M: Era ciò che all’inizio mi spaventava di più. Anche perché noi ci siamo approcciati a questa canzone con intenti artistici, non umanitari. Non pensavo che due mondi così distanti potessero trovare un punto di contatto, punto di contatto che è invece poi stato trovato in tematiche così importanti. Questa collaborazione mi ha certamente aiutato ad aprirmi verso esperienze diverse. Nell’incontro col diverso, sia dal punto di vista artistico che umanitario, hai modo di scoprire e approfondire degli aspetti della tua persona che magari non sarebbero mai venuti a galla.

Mi dite secondo voi qual è la migliore qualità l'uno dell'altro?
S:
Per Mannarino l’apertura mentale, sicuramente, l’essere aperto verso ogni idea che scaturisce, nell’arte così come nella vita.
M: Samuel è un cantante straordinario. Ha una voce pazzesca, anche a livello interpretativo. A mio avviso una delle migliori d’Italia. 

Tag: intervista

Pagine: Mannarino Samuel

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