Foto Profilo: Solotundra Intervista

SolotundraSolotundra
03/10/2016 di

Foto Profilo è la nostra rubrica di interviste con la quale continueremo a seguire la nostra vocazione primaria: presentarvi validissimi e nuovi artisti italiani. Le regole sono semplici: con ogni risposta, una foto. Oggi il protagonista è Andrea Anania aka Solotundra, che con il cui secondo album "Live music, dead people" è stato capace di trasportarci in bellissimi luoghi lontani.

Chi è Solotundra? 
Solotundra è sempre stato un progetto a formazione variabile, anche se tutto nasce dalla mia testa.
Dal vivo l'ho presentato quasi sempre da solo, ma più per necessità che per scelta. Ora, insieme ai miei amici Giacomo Stella, Andrea Virga e Simone Torchio, l'ultimo acquisto, stiamo preparando un nuovo live, più completo a livello sonoro, e presto saremo finalmente in giro per un po' di date in full band.
Perché Solotundra? Per tanti motivi, ma principalmente perché era meglio di Jarvis Pierferdinando Santos De Von Tundra, la mia scelta iniziale, in cui forse avrei dovuto credere di più. Provo a spiegarlo con un disegno:



Italia, Svizzera, Canada… leggendo la bio sembra che ami davvero viaggiare, e non solo come forma di piacere ma anche come fonte di ispirazione. Che impatto ha la questione del viaggio nella tua musica?
Il tema del viaggio è centrale, in primo luogo per interesse personale: mi affascinano i navigatori, specie se portoghesi, e gente come Alexander von Humboldt, Robert M. Pirsig e Poppa Neutrino.
Poi, quando scrivo, cerco di astrarmi il più possibile dalla realtà e dalla mia persona, che non amo esporre in musica, ed è questo viaggio intimo e immateriale ad ispirarmi. In Svizzera ci ho suonato, e l'ho amata, e in Canada ho provato a vivere, ma sono poi ritornato ai luoghi cui appartengo, quelli dove ci sono le persone che mi fanno stare bene. Però sono tornato in volo, senza fermate né confini, solo orizzonti neanche troppo lontani, per non destabilizzare Grignani.

Hai affidato l'artwork dell'ultimo album ad un illustratore, Sergio Varbella, con un risultato bellissimo, senza parlare poi delle numerose partecipazioni di voci e strumenti all'interno del disco. Dall'altra però molti strumenti li suoni direttamente e ti sei occupato anche del mixaggio. Quanto incide nel tuo progetto la collaborazione con altri artisti e cosa invece non faresti mai fare a qualcun altro al posto tuo?
Non amo cedere il timone, almeno in questo progetto, ma collaborare con persone sempre nuove è una delle cose più importanti. Mi piacerebbe farlo per ogni canzone, e ad ogni livello di produzione. Ora che gli artisti dispongono di tanti canali per la propria musica, bisogna approfittare di questa libertà e divertirsi. Anche quando ho incontrato persone con cui avevo un feeling più umano che artistico, ho cercato di assimilare le diversità e di trovare un punto d'incontro, per il piacere di "fare cose" insieme, e sono sempre stato soddisfatto di quello che è venuto fuori.

(Julian Cope disegnato da Sergio Varbella)

Recensendo "Live Music Dead People" è stato impossibile non citare richiami a gruppi che hanno fatto la storia del rock. Ma a volte capita di tirar fuori nomi ai quali l'artista stesso non aveva mai associato la propria musica. Ci sono delle band alle quali invece vorresti che il progetto Solotundra fosse associato?
Nei due dischi di Solotundra si possono sentire richiami ad artisti come Mark Lanegan, Morphine, Neutral Milk Hotel, Tom Waits, 16 Horsepower, Dr. John, Notwist, ecc., non ne faccio mistero, e come potrei? Ma quando ci associano a band che non conosco, o non ascolto, mi interessa moltissimo capire il perché; mi aiuta a cogliere nuovi aspetti della mia scrittura, e a capire il funzionamento di certe dinamiche artistiche, oltre a farmi scoprire gruppi fichissimi, come i Decemberists. Anche quando non me lo chiedono, però, ci tengo a dire che i miei veri idoli sono i Kinks: la libertà, la facilità, e la rapidità con cui sono passati da un genere all'altro, la qualità incredibilmente alta che hanno tenuto almeno fino al '75, sempre mettendosi in discussione, sempre prendendo tutto molto poco sul serio, rappresentano la mia idea di "Classico" a cui ispirarsi.

Ci racconti di un'esibizione dal vivo della quale porti un ricordo particolare? E quale sarebbe invece la situazione live che vorresti assolutamente vivere prima o poi?
Suonerà un po' provinciale, ma la serata di presentazione dell'ultimo disco al Diavolo Rosso di Asti, la nostra città, sarà difficile da dimenticare. Per l'occasione avevo anche fotocopiato le locandine e le avevo appese in giro per la città come quando eravamo giovinetti. Non avevamo mai suonato con quella formazione prima, c'era tantissima gente, tutti i nostri amici, avevamo un sacco di roba nuova da suonare, e fatto pochissime prove: poteva andare benissimo o malissimo, e invece è stato magico. Non so quante altre volte potrò suonare Mother's Little Helper degli Stones con un sitar sul palco!
Ci sono tante situazioni live che vorrei vivere, ecco la top five:
5. Organizzare un concerto tributo agli Oliver Onions con orchestra sinfonica ai Fori Imperiali
4. Fare sold-out all'Hiroshima Mon Amour di Torino
3. Dividere una serata con i Califone
2. Suonare sott'acqua
1. Ospitare Dr. John e/o Snoop Dogg sul palco

(Concerto di presentazione del disco al Diavolo Rosso di Asti, aprile 2016)

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