La giungla dei Tersø come metafora del vivere assieme agli altri Intervista

TersøTersø
29/01/2019 di

Dopo un ep tra i più chiacchierati dell'ultima stagione, i Tersø stanno tornando con un album, "Fuori dalla giungla" (Vulcano) in uscita il 22 febbraio, che si preannuncia davvero molto interessante, come del resto ha confermato il loro primo singolo "Lynch" e il nuovissimo "Stramonio", pubblicato la scorsa mezzanotte. Proprio per tali motivi abbiamo raggiunto Marta Moretti, cantante e principale autrice dei testi, subito dopo l'ultima fase del missaggio, per farci dire quanto possa contare "essere appassionati di cinema per fare musica".

Vi siete conosciuti nell’inverno del 2016, nell’inverno del 2018 siete entrati in sala di registrazione e ora, nell’inverno del 2019, per la precisione a febbraio, uscirà il vostro nuovo album “Fuori dalla giungla”: insomma siete una band votata alle temperature rigide? Quanto conta nella vostra personale storia questa stagione?
Possono sembrare tutte delle combinazioni ma in effetti abbiamo una relazione particolare con l'inverno o comunque con le stagioni caratterizzate da un clima rigido. Personalmente poi, ma anche per gli altri è così, con il caldo non riesco proprio a lavorare mentre per questo disco di lavoro ne abbiamo fatto molto. Quindi sì, la stagione della nostra musica è, senza ombra di dubbio, l'inverno, un inverno se vuoi anche molto filosofico e figurato piuttosto che "di calendario" ma concreto, tangibile.

Facciamo un attimo un passo indietro: vi abbiamo lasciato, diciamo così, con l’ep, “L’Altra Parte”. Da questo esordio cosa è cambiato? Ammesso e non concesso sia cambiato qualcosa.
Innanzi tutto siamo cresciuti, abbiamo due anni in più ed è un qualcosa di non secondaria importanza. Poi certo abbiamo fatto esperienze e abbiamo condiviso, ti parlo proprio a livello di gruppo, molte cose assieme, come ad esempio il bagno o le stanze d'albergo lungo il tour. Tuttavia più che di cambiamenti mi piace pensare e parlare di evoluzione, di naturale evoluzione delle nostre persone e del nostro modo di porci nei confronti di quanto facciamo, dal suonare e dal vivere. Soprattutto abbiamo imparato a conoscerci molto di più, fidandoci maggiormente l'uno degli altri. E poi, non dimentichiamoci che abbiamo ascoltato un sacco di musica nuova che ci ha ispirato. 

Poi a novembre avete aperto due date di Frah Quintale giusto?
Beh è stato un qualcosa di pazzesco, di bellissimo. Avevamo già aperto una data di Frah in estate ma era all'aperto, e al chiuso quella botta di pubblico, ti parlo proprio a livello numerico, è stato impressionante. Però, nonostante la folla al concerto, il pubblico di Frah Quintale è un pubblico aperto, gentile, proprio come lui e sono state due situazioni forti, bellissime. So che pare banale dirlo ma è stata una botta di energia pazzesca.

 

Nonostante questo inizio “sotto zero”, il vostro nuovo disco ha a che fare con la giungla…
Hai ragione ma la giungla di cui parliamo è quella in cui, volenti e nolenti, siamo immersi tutti i giorni. Che si tratti di una grande città o di un piccolo paese, noi tutti siamo creature che vivono assieme ad altre creature e che rispondono a stimoli, reazioni e situazioni esterne. Quindi giungla come metafora del vivere assieme agli altri, con tutte le difficoltà e le influenze del caso. 

Rimaniamo ancora nell’ambito di passioni, riferimenti e suggestioni: il vostro singolo si chiama “Lynch”. È un classico hommage al noto regista oppure altro?
Beh siamo appassionati di cinema e quindi non potevamo non dedicare un pezzo a un regista come lui! Scherzi a parte la canzone è nata dopo una discussione una sera con una persona, che mi ha coinvolto e lì per lì mi ha fatto davvero arrabbiare. Poi, la mattina seguente, mi sono svegliata e ho trovato tantissime chiamate e messaggi di questa persona che si scusava. E io, in realtà, quasi non avevo ricordo di quel confronto così forte. Questo per dire come, a seconda della diversa angolazione, vediamo le cose da un punto di vista molto diverso e di come le cose, anche in un ridotto spazio temporale, cambiano in maniera repentina. E poi, un po' come le scene di Lynch, anche la vita è fatta di tante scene che paiono non legate tra di loro ma che poi, alla fine, un senso ce l'hanno. 

Nella traccia “Le promesse” il basso è suonato da Bruno Belissimo: com’è nata la collaborazione?
Siamo praticamente vicini di casa e frequentiamo gli stessi locali a Bologna e quindi è venuto naturale coinvolgerlo. Poi aggiungici che Buno è davvero bravissimo come bassista, ma davvero eccezionale, e poterlo schierare, diciamo così, nel nostro album è stato davvero molto bello. 

A proposito di artisti, in questi anni di lavorazione quali sono stati i vostri ascolti più frequenti e più importanti?
Sai, parlo per me, negli ultimi anni mi sono avvicinata tantissimo al rap, soprattutto a livello testuale e di costruzione dei testi, perché ritengo che in questo genere e stile musicale si abbia la capacità di cesellare frasi che colpiscono e che possono stare in piedi benissimo da sole. Ho sempre ascoltato, avendo abitato per molti anni a Genova, musica cantautorale mentre ultimamente ho scoperto davvero un mondo, anche grazie a Dargen D'Amico, il cui ascolto delle canzoni mi ha aperto un mondo. Detto questo ogni membro della band ha degli ascolti diversi ed eterogenei gli uni dagli altri. Questo lo trovo un dato che arricchisce il gruppo. Quindi tanti ascolti per tante teste! 

Tag: intervista

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