The Talking Bugs: il romanticismo indie delle seconde possibilità

Dalle camerette ai lavori da colletto bianco, passando per un sito di incontri per musicisti: il trio emiliano rimette insieme i propri pezzi, trasformando le cicatrici in nuove canzoni.

Camerette trasformate in rifugi per consolare il proprio piccolo, grande vuoto interiore, lavori incompatibili con qualsiasi ideale rock’n’roll e un sito di incontri per musicisti che, nel 2010, ha fatto collidere le traiettorie di un "contrabbassista solo e tormentato" e di un chitarrista cresciuto "tra camice stirate, Beatles e musica barocca". È da questo trittico, comune ma anche distante dall'orogenesi di tante band che popolano il sottobosco indipendente italiano, che nascono i Talking Bugs.

Un progetto "emiliano DOC", diventato una specie di collisione continua tra mondi lontanissimi che, inspiegabilmente, riescono a stare insieme. Anche oggi, a più di dieci anni dal loro esordio, i Talking Bugs restano infatti "gli stessi del lontano 2014 o quasi". Alessandro Di Furio canta e suona la chitarra classica ma "nel tempo libero si traveste da colletto bianco e vende finanziamenti"; Fausto Ghini divide la musica dagli impianti dell’Ospedale Maggiore di Bologna, ruolo in cui - raccontano gli altri - sarebbe "più indispensabile del primario di cardiologia"; Paolo Andrini, contrabbassista e ingegnere, occupa "stabilmente l’ultimo posto della catena alimentare della grande azienda metalmeccanica" per cui lavora; mentre Jacopo Cenesi, arrivato più recentemente dietro batteria e percussion pad, alterna una laurea in filosofia al misterioso mestiere del commerciale "che vende cose, ma cosa poi di preciso non si sa".

Eppure, dietro questa costante (auto)ironia, emerge una dimensione quasi necessaria del fare musica. "Abbiamo imparato da piccoli e meno piccoli a suonare i nostri strumenti con la devozione di chi cerca consolazione e riscatto - ci raccontano - in ogni posto che ci permettesse di farlo, soprattutto nelle nostre camerette". Ed è forse proprio lì che si sintetizza il DNA dei Talking Bugs: nella ricerca ostinata di uno spazio personale dove trasformare frustrazioni, desideri e malinconie in canzoni.

La formazione definitiva arriva per un bizzarro accumulo di episodi improbabili e personaggi borderline. Dopo i primi esperimenti acustici - "hai presente le versioni da aperitivo?" - il duo iniziale capisce presto di aver bisogno di qualcosa di diverso. "Nasce l’esigenza del ménage à trois", raccontano con il loro consueto sarcasmo, soddisfatta dall’arrivo di Alessandro, descritto come "la nosra mente creativa, uno che tocca la chitarra a caso mentre gira per casa curioso e per te il pezzo è già fatto". Jacopo entrerà invece soltanto nel 2025, quando la band decide di rimettersi insieme dopo anni di vite che si erano semplicemente messe in mezzo. "Il nostro batterista dell’epoca era diventato ormai mainstream e ci serviva qualcuno disposto a passare serate in una soffitta da cui forse non usciremo mai". In poche parole, romanticismo indie emiliano allo stato puro.

Sul piano sonoro, il gruppo preferisce invece "non definire la musica che facciamo, anche se spesso ci hanno pensato gli altri, in tutti i modi: nel tempo qualcuno ci ha sentito dentro un punto d’incontro tra il calore della musica mediterranea, i ritmi balcanici e la malinconia agrodolce del nord Europa". Definizione che loro stessi ammettono di amare, "anche se in fondo non sappiamo cosa significhi fino in fondo".

The Talking Bugs
The Talking Bugs
Del resto, gli ascolti da cui provengono raccontano già tutto il caos possibile: "Dal crossover dei Faith No More e dei Rage Against The Machine alla musica classica e barocca, passando per i Beatles, gli Strokes e l’indie malinconico". Una playlist schizofrenica in cui "i Radio Dept. duettano con Umberto Tozzi" e orfana soltanto "del neomelodico, perché nessuno di noi ha lo stomaco necessario".

Nel 2013 pubblicano ViewOfANonsense, disco che - quasi contro ogni pronostico - ottiene un riscontro importante. "Un successo inaspettato - ricorda la band - per un trio che non sapeva nemmeno cosa stesse realmente facendo”. Recensioni positive, ascolti che crescono, poi il silenzio. Lo stesso che cala su moltissime band italiane, in balia di una vita che si allarga, del tempo che si restringe e di priorità che cambiano senza chiedere permesso. Finché nel 2024 i Talking Bugs si ritrovano davanti a una birra e si pongono la domanda più semplice (ma solo all'apparenza) possibile: "Perché non abbiamo mai fatto un secondo disco?".

La risposta diventa il motore del loro nuovo percorso artistico, costruito attorno all'arte giapponese del Kintsugi e "messo a terra" con gli ultimi due singoli, Eternal Summer ed Eyes Turning"Ripariamo con l’oro una cosa preziosa che si era rotta, trasformando le cicatrici in punti di luce". Ed è probabilmente questa l’immagine che racconta al meglio il ritorno della band: non un revival nostalgico, ma il tentativo di dare un significato nuovo alle crepe lasciate dal tempo, dagli anni persi e dalle occasioni mancate.

In fondo, anche i loro ricordi live seguono la stessa, tragicomica logica. Certo, tra il 2013 e il 2015 "abbiamo suonato tantissimo" e ci sono stati "concerti veramente fighi", ma i Talking Bugs sembrano essersi affezzionati soprattutto ai disastri. A quelle serate presso "la sagra del caciucco di fiume di Castel Brodo davanti a cinque famiglie con prole che hanno scambiato la tua esibizione per la baby dance del villaggio turistico in Salento". Oppure alle "quattro ore di macchina per arrivare tre ore prima a fare il soundcheck in una gelateria infestata di oche nell’hinterland torinese". Scene surreali che qualsiasi band indipendente italiana conosce fin troppo bene. "Al terzo cono stracciatella/biscotto ti piace pensare che tutto questo vi renderà più forti - raccontano - ma è probabile che ci abbia reso solo un po’ più incazzati".

Ed è forse proprio lì, in quel sarcasmo ironico e lucidissimo, che i Talking Bugs trovano ancora oggi il loro equilibrio migliore: musicisti cresciuti abbastanza da sapere quanto sia difficile restare insieme, ma ancora abbastanza ostinati da continuare a provarci.

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L'articolo The Talking Bugs: il romanticismo indie delle seconde possibilità di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-05-29 10:44:00

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