Jester At Work è il nome d’arte di Antonio Vitale, musicista italiano originario di Pescara in Abruzzo, che negli anni ’90 era il frontman dei “Warm Morning 616” -una band di hard rock con influenze blues e southern molto nota in zona- e nel frattempo aveva iniziato a scrivere canzoni proprie utilizzando solo una chitarra acustica e il suo vecchio registratore multitraccia a cassette. Dopo lo scioglimento dei WM616 nel 2003 (avvenuto proprio mentre cercavano di ultimare la realizzazione di un album che è tuttora inedito e che prima o poi vedrà la luce), Antonio decise di tenere in sospeso anche il suo progetto solista per poi riprenderlo solo nel 2008. Il suo album di debutto “Lo-fi, back to tape” (Twelve Records, 2009) è stato ricavato da un’accurata selezione dal precedente materiale rimasto conservato propio in quelle vecchie cassette, lasciando le canzoni praticamente inalterate e aggiungendo solo piccole sovraincisioni: dopotutto “se Skip James si fosse trovato di fronte allo schermo di un computer non sarebbe diventato Skip James”, come avrebbe in seguito dichiarato Vitale alla webzine “Lost highways” raccontando la realizzazione del suo primo disco. Le reazioni sono state sorprententemente positive, con “Uncut magazine” che addirittura ha dato all’album tre stelle su cinque. Senza dubbio il punto focale del disco è la voce, che si fa agevolmente strada in mezzo allo spoglio impanto strumentale che la circonda.
Questa semplice formula è stata mantenuta per l’album successivo: “Magellano” (Twelve Records, 2012) prende il nome dalla strada in cui Antonio risiede, di fronte al mare e a pochi passi dal porto della città. Un porto che naturalmente odora di sale e di petrolio, di ruggine e di sabbia, di sigarette e di alcool, dove le navi trovano il tanto atteso riposo dopo avere passato la notte in mare per la pesca: un posto perfetto da cui partire, ma che al tempo stesso non fornisce poi così tante motivazioni a tornare. Un viaggio per mare è dunque il concetto attorno a cui ruota tutto il disco, che peraltro di per sè non è esattamente un “concept album”. L’atmosfera è sensibilmente più oscura della precedente raccolta: qua e là fanno capolino basso, batteria, percussioni, chitarre slide e addirittura un mandolino, ma lasciando comunque inalterata l’essenzialità delle strutture e degli arrangiamenti che insieme alla chitarra di Antonio e alla sua voce profonda e baritonale ma al tempo stesso penetrante costituiscono ormai il suo caratteristico marchio di fabbrica. Spesso queste canzoni sono state paragonate a quadri o sculture, a vere e proprie opere d’arte insomma.
Successivamente, in occasione dell’edizione italiana dell’ “International Cassette Store Day” del 2014, è stata pubblicata anche una cassetta analogica a tiratura limitatissima contenente una serie di cover, sia inedite che precedentemente comparse altrove.
C’è della nuova musica già pronta , poichè sta per vedere la luce un nuovo album dal titolo "A Beat Of A Sad Heart". Partner di questa nuova avventura è l'etichetta romana "M.I.L.K" minds and lovely karma. Un nuovo lavoro contornato da atmosfere surreali e malinconiche, musiche e testi che vengono dal cuore e in esso ritornano.
Nel corso degli anni alcuni concerti sono stati suonati con l’accompagnamento di una band vera e propria, compresa la bella e partecipata presentazione dell’album (tenutasi nella location piuttosto inusuale di una fabbrica di vestiti), ma in linea di massima “Jester At Work” attualmente è più che altro un duo con un altro chitarrista, o addirittura a volte una vera e propria performance solista. E’ la natura stessa dell’artista a richiedere questa formula, che riesce in ogni caso ad ottenere moltissima attenzione pur sacrificando un po’ l’impatto.
Ascoltate la musica di Jester At Work, non ve ne pentirete.