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Descrizione

“Se dovessimo individuare – improba attività – il denominatore che accomuna gli artisti del nostro tempo, penso ci accorderemmo su un punto inequivocabile: il movente che spinge gli artisti a volersi considerare tali altro non è che un’irresistibile fascinazione, un’attrazione devota per una non meglio precisata decadenza […] Ebbene, gli artisti si crogiolano in questa agonia – solo mascherata da decadenza – immobili, ma infondo terrorizzati all’idea della propria estinzione, impedendo così la rifondazione, l’inizio di un nuovo corso. Trovare il coraggio della morte, l’ammissione inconfessabile della propria fine sarebbe, per gli artisti tutti, unica via di redenzione”.

Così presenta Teo Manzo, voce e chitarra de La linea del pane, l'argomento centrale su cui si sviluppa la vena polemica che attraversa il loro disco d'esordio. Cantautore di razza, ma capace di aprirsi con saggezza alle logiche della band (i fondamentali Marco Citroni al basso e Kevin Every alla batteria) e a sviluppi elettrici non scontati, Manzo crea un'argomentazione in musica, fondata su storie, ma soprattutto su personaggi, che, in un modo o nell'altro, sanno decidere della propria fine. Canzoni che, più che “d'amore” e “di morte”, possono definirsi “d'inizio” e “di fine”, ma sempre nell'ottica della libertà, della scelta degli individui, che non subiscono i capricci del cosmo, ma mettono in scena “l'utopia dell'autopsia”: l'idea di una fine che soppianta la fine delle idee.

La linea del pane veste le sue canzoni con abiti minimali, affidandosi a mani esterne solo per i misurati inserti di violino, rimanendo il più possibile nella formazione a tre che contribuisce
a rimescolare le carte in tavola rispetto a più ovvie soluzioni di stampo cantautorale. Si mescolano così gli elementi più vari: ritmiche intense, ma sempre funzionali all'insieme, un basso sapiente che richiama certi ambienti prog nel saper costruire inaspettate e solide architetture, e chitarre trasformiste, che accompagnano la voce in arpeggi acustici o ondate elettriche. La linea del pane mette in scena lo spettacolo di una canzone d'autore diversa, meticolosa, competente, in undici brani intensi e poetici, che partono dalla fine per raccontarci l'inizio.

Credits

Teo Manzo: chitarre, bouzouki, armoniche, voce
Marco Citroni: basso
Kevin Every: batteria

In “Ambrosia”, “Nekrópolis” e “Solstizio d'inverno” il violino è suonato da Martino Pellegrini

Testi e musiche // Teo Manzo
Arrangiamenti // LA LINEA DEL PANE e Roberto Rizzi per “Specchio”

Prodotto da LA LINEA DEL PANE e QB Music
Registrato da Roberto Rizzi e Daniele Cetrangolo e mixato da Roberto Rizzi al QB Music Studio di Milano

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