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Descrizione

Todestrieb è il termine tedesco utilizzato da Freud per indicare la pulsione di morte, ossia una delle istanze fondamentali del complesso psichico. La pulsione di morte agisce di nascosto e spinge l’individuo a rivivere continuamente atti spiacevoli del passato. Essa è presente in tutti gli uomini in maniera più o meno sviluppata. L’aspetto più interessante di questa istanza della psiche è che essa si ritrova intrecciata ad un’altra pulsione fondamentale dell’uomo, ossia la pulsione di vita o pulsione sessuale. Spesso risulta infatti molto complicato discernere un atto d’amore da un atto di morte. La stessa penetrazione, nel rapporto sessuale, porta insita in sé una forte corrente sadica, si tratta di un esplicito atto di violenza e allo stesso tempo di altissimo amore.
Nell’album si parla di questo strano intreccio che è sostanziale nella natura dell’uomo, e a cui raramente si fa riferimento. I personaggi delle canzoni portano dentro un vortice di confusione, e tutto quello che fanno ha un aspetto ambivalente e difficilmente relegabile alla sfera del bene o del male. Nella prima traccia dell’album si racconta ad esempio di un eroinomane che s’incanta a guardare la luna che intravede «dalla finestra del cesso» e che con poetica incredulità tenta di far capire quanto sia meravigliosa per lui quella visione, oltre tutte le cose terribili che lo circondano. O ancora in ‘Cos’è il male’, si narra di due amanti che tentano disperatamente di tornare a vivere dopo la morte di una persona a loro cara. I temi di vita e morte continuano ad intrecciarsi sino all’ultimo brano ‘La neve guarirà’ che è la canzone risolutiva dell’album, in cui ci si abbandona alla speranza che «l’inverno che viene guarirà al di là del freddo». Al tema principale della pulsione di vita e di morte si aggiungono riflessioni sulla società e sulla religione (Dormire soli), che ancora oggi esercita un potente influsso sulla cultura occidentale.
Molti sono i riferimenti letterari, si incontrano infatti parole di Nietzsche, Di Emily Dickinson, di Salinger e di Vivian Lamarque. A quest’ultima è stata dedicata un’intera canzone, l’omonima ‘Vivian’, in quanto l’intera sua opera si muove sul filo della dicotomia di gioia per la vita e strana attrazione per la malattia e per la morte. Tutti i brani sono declamati, letti come fossero racconti o fiabe contemporanee.
Dal punto di vista musicale ogni canzone è diversa dall’altra. Ci si può infatti imbattere in canzoni che seguono una struttura classica, strofa-ritornello, e in altre che non rispettano alcun canone. A livello sonoro si è cercato di far convivere l’aggressività dell’elettronica e di una chitarra distorta e nevrotica, con le melodie del pianoforte e di tastiere più dolci. Tentando anche in questo caso di esprimere le molte contraddizioni che si annidano tra le pieghe della vita.

Credits

Testi e voce: Marco Monaco
Chitarra: Alessandro Graciotti
Pianoforte, Synth e basso: Andrea Lalli
Synth e tastiere: Fabio Carbone

Mixato da: Dudemusic

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